Malcolm Holcombe @ All’1&35circa – Cantù (Co).13 Aprile 2015 [opening act: Sergio Arturo Calonego]

Postato il Aggiornato il

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Intervista di Luca Franceschini, foto di Andrea Furlan

Esattamente un anno fa ho scritto di Malcolm Holcombe, recensendo il suo concerto all’Una e Trentacinque Circa di Cantù, augurandomi che potesse fare presto ritorno da noi.
Detto fatto, la sempre attivissima organizzazione di Andrea Parodi lo ha riportato nel nostro paese per una serie di date, questa volta non da solo ma in compagnia del chitarrista dell’Oklahoma Jared Tyler.

Molte cose sono cambiate, nell’ultimo anno. Il famoso nuovo disco che lo stesso Malcolm mi aveva anticipato l’altra volta, poco prima di salire sul palco è effettivamente uscito alla fine dell’estate: “Pitiful Blues” è un lavoro che forse da noi non ha ricevuto tutta l’attenzione che meritava ma che rappresenta un altro, ennesimo tassello di una carriera che, per quanto mi riguarda, non ha mai conosciuto un punto basso. C’è il solito songwriting ispiratissimo, i soliti arrangiamenti cesellati alla perfezione, la solita voce roca e affascinante oltre ogni limite umano.
Poi, appena un mesetto fa, è arrivato un altro regalo per i fan dell’artista del North Carolina: “The RCA Sessions“, un disco che riproduce fedelmente le sessioni di registrazioni avvenute presso il celebre studio di Nashville, Tennessee. Sedici canzoni per un’ora abbondante di musica, un viaggio attraverso tutto il repertorio dell’artista, compreso un inedito, “Mouth Harp Man”. Esecuzioni e reinterpretazioni totalmente nuove, grazie all’apporto dei musicisti coinvolti e appunto il tocco particolare di Jared Tyler alla pedal steel.

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Per questo giro di concerti Malcolm ha deciso di portarsi dietro proprio lui, il talentuoso chitarrista di Tulson, Oklahoma, che vanta tutta una serie di collaborazioni prestigiose, e una carriera solista fatta per ora di due album decisamente piacevoli.
Quando arrivo nel locale i due sono immersi nella penombra e stanno suonando una magnifica versione di “Down the River”. Risulta evidente che la presenza di Jared offrirà una nuova dimensione al sound di questa sera, ricamando preziosamente sulla chitarra ritmica di Malcolm e andando ad incastrarsi alla perfezione sulle sue melodie vocali.
Terminato il soundcheck, un sempre disponibilissimo Holcombe mi viene incontro e ci sistemiamo su uno dei tavolini all’esterno, per l’intervista che avevamo programmato.
Atmosfera rilassata e amichevole, con lui che fuma una sigaretta dietro l’altra e parla con quella sua voce roca, il tono leggermente strascicato e quell’accento del Sud non sempre così facile da comprendere.
Dopo un po’ arriva anche Jared che saluta, si presenta e che, seppur riluttante, si fa coinvolgere nella chiacchierata.
Chiacchierata molto interessante, che purtroppo non potrete leggere in questa sede: l’ingenuità di sistemarsi all’esterno infatti, a pochi metri dalla strada, con le macchine che passavano in continuazione, ha letteralmente oscurato le voci dei due musicisti, che oltretutto hanno pensato bene di parlare come se stessero sussurrando in un confessionale.
In verità qualche sospetto mi era venuto, nei primi minuti, ma ho preferito non interrompere la conversazione e confidare nei potenti mezzi del mio registratore.

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Presto detto. Posso solo riassumere a grandi linee quel che è venuto fuori: Malcolm si è detto molto contento di come sono usciti sia “Pitiful Blues” che “The RCA Sessions”. Nel primo caso, ha detto che i musicisti hanno registrato quando lui non c’era per cui in studio non si sono mai incrociati e ha aggiunto, ridendo, “Per fortuna, altrimenti sarebbe finita male!”.
Per quanto riguarda le Sessions a Nashville, si è trattato sostanzialmente di un progetto su commissione della stessa RCA, alla quale ha collaborato anche la moglie di Holcombe. I brani sono stati scelti tramite un lavoro comune e i lavori di reinterpretazione e registrazione sono andati via molto lisci.
In generale, Malcolm si è detto ben contento di questo tour e ben contento di suonare per un pubblico che lo ama e da cui è ampiamente ricambiato. L’importanza della dimensione comunitaria è stata più volte da lui sottolineata, in particolare nell’espressione “To Be Part Of” contrapposta a “To Be Part From”. Essere uniti, tutti insieme, musicisti e pubblico, senza che nessuno abbia più importanza dell’altro.
Terminata l’intervista, mi sono trovato quasi casualmente a tavola con Malcolm e Jared, assieme a parte dello staff che ha organizzato la serata. Un momento molto piacevole, in cui i due artisti hanno dimostrato ancora una volta di essere persone estremamente semplici e alla mano.

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Si è parlato e scherzato in un’atmosfera molto gioviale, e Malcolm ha divertito tutti realizzando un buffo disegno che ha poi regalato alla cameriera che lo serviva, uno schizzo molto simile, nello stile, a quello che abbellisce la copertina di “Pitiful Blues”. “Certo, anche quello è mio – mi ha detto ridendo, quando gliel’ho fatto notare – è molto utile saper disegnare, si risparmia un sacco sulle copertine dei dischi!”, battuta accolta tra le risate generali.
La serata è stata aperta da Sergio Arturo Calonego, un chitarrista che è nato e cresciuto da queste parti e che all’Una e Trentacinque è di casa. Ma non è una semplice marchetta, tutt’altro: dopo  una passata esperienza a suonare blues, si è convertito alla chitarra acustica in fingerstyle, utilizzando una particolare accordatura detta DAGDAD, che è la stessa del musicista algerino Pierre Bensusan, una delle sue maggiori fonti di ispirazione. Ha registrato “Marinere”, un disco autoprodotto e l’anno scorso ha partecipato quasi per caso alla Targa SIAE. L’ha vinta, venendo premiato da Mogol in persona: “Con questa musica non farai mai soldi” pare che gli abbia detto il paroliere di Battisti al momento della consegna del trofeo. Ne siamo indubbiamente convinti ma non è questo che conta: suona per una ventina di minuti, proponendo un pezzo vecchio e alcune anticipazioni dal suo secondo disco, in uscita nei prossimi mesi. Musica non certo immediata, e non facilmente fruibile a chi non avesse una certa dimestichezza del genere.

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Ciononostante Sergio è bravo, ha una notevole sensibilità e siamo certi che farà un disco che varrà la pena ascoltare.
Malcolm Holcombe e Jared Tyler seguono a ruota, accolti dall’applauso caloroso del sempre fedele pubblico del locale canturino. Non c’è molta gente (c’è poco da fare, questo tipo di musica non attecchirà mai in un paese così scarsamente ricettivo come il nostro) ma quella che c’è è interessata, tranquilla e partecipe. Magari chi gestisce il locale non sarà d’accordo, ma meglio avere un pubblico così che uno più numeroso e totalmente distratto.
Ho visto Malcolm Holcombe l’anno scorso e sapevo quindi cosa aspettarmi. La presenza di Tyler alla chitarra slide, però, dona al suono una profondità maggiore, ottime armonie vocali e musicalmente il concerto risulta dunque più profondo e variegato.
Con un repertorio come il suo, comunque, si può sempre giocare col sicuro ed ogni canzone è una perla. Molti gli estratti dalle RCA sessions, a partire dall’iniziale “Who Carried You”, passando per “Butcher in Town”, “Doncha Miss That Water”, “Goin’ Home”, “Pitiful Blues”. Qualche estratto in più dall’ultimo album in studio, tra cui una cupa “Savannah Blues”, introdotta da una divertente storia di una vacanza famigliare durante la quale è piovuto tutto il tempo. “One Hundred Lies” è un gradito excursus nel passato più remoto dell’artista del North Carolina, mentre “My Ol’ Radio” chiude un’esibizione di quasi due ore davvero intensa e senza cedimenti.

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C’è stato anche spazio per un intermezzo di una decina di minuti, durante il quale Malcolm ha lasciato spazio al suo chitarrista, che si è esibito da solo, accompagnato dalla chitarra acustica, eseguendo tre canzoni del suo repertorio solista. Ha stupito tutti con la sua voce venata di soul, rassomigliante per certi versi a quella di Ben Harper e anche i pezzi che ci ha fatto ascoltare sono apparsi di ottimo livello, soprattutto “Hillbilly Hill”, col suo andamento lievemente gospel.
A fine concerto, è stato uno spettacolo vedere i due artisti passare immediatamente fuori dal locale, per fumare sigarette (Malcolm) e intrattenersi col pubblico.
Un altro grande show dunque, per un songwriter che meriterebbe decisamente maggior fortuna anche qui da noi ma che comunque è un dono avere la possibilità di ascoltare così spesso dal vivo. Non resta che darci appuntamento per l’anno prossimo…

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