Il muro del canto – Figli come noi (Goodfellas, 2015)

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Articolo di Sabrina Tolve.

Presentato al Festival del Giornalismo di Perugia il 18 aprile di quest’anno, e il 25 aprile al CSOA Corto Circuito di Roma, il nuovo singolo de Il Muro del Canto è diventato, in breve, virale.
Il perché non risiede soltanto nella bravura del gruppo romano, ma nelle intenzioni del pezzo e del video: la presa di posizione contro le morti di stato ad opera del braccio armato del nostro Paese e la vicinanza ad ACAD, Associazione Contro gli Abusi in Divisa, che si occupa, coraggiosamente, di aiutare materialmente e psicologicamente le tante famiglie spezzate dalla violenza inaudita delle forze dell’ordine.
L’urgenza e la necessità di sensibilizzare i cittadini rispetto a questo argomento è dovuto anche allo sterile dibattito pseudo-politico che nasce ogni qual volta ci si trovi di fronte a morti inspiegabili, dovute a chi, in teoria, dovrebbe difendere ed essere al servizio del popolo: qui non c’è schieramento o parte politica che tenga. Ci sono solo morti ammazzati che richiedono giustizia e verità e c’è il bisogno di puntare il riflettore sulle vittime reali di queste azioni nefande e vergognose per un Paese civile: le famiglie delle persone uccise.

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La canzone e il video di Figli come noi è qualcosa che va oltre la mera denuncia tramite musica. È un vero e proprio percorso condiviso con le famiglie delle vittime, molte delle quali presenti nel video: Guido Magherini, il padre di Riccardo, morto a Borgo San Frediano la notte del 2 e 3 marzo dell’anno scorso; Cira Antignano, madre di Daniele Franceschi, morto nel carcere francese di Grasse il 25 agosto 2010; Rudra Bianzino, figlio di Aldo, morto tra il 13 e il 14 ottobre 2007 nel carcere di Capanne, in provincia di Perugia; Mariella Zotti, moglie di Vito Daniele, morto il 9 maggio 2008 durante un controllo della Guardia di Finanza lungo una curva a gomito della A16, investito da un tir; Grazia Serra, nipote di Francesco Mastrogiovanni, morto il 4 agosto 2009 dopo 82 ore di TSO, legato a un letto senza acqua, cibo, né cura alcuna da parte del personale medico dell’ospedale di Vallo della Lucania; Carmela e Pietro Brunetti, sorella e fratello di Stefano Brunetti, morto il 9 settembre 2009 nel carcere di Velletri, dove si trovava da un giorno; Osvaldo Casalnuovo, padre di Massimo, morto a Buonabitacolo, a soli 22 anni, durante un fermo mentre era in scooter, da parte di due carabinieri; Flora Bifolco, mamma di Davide, morto per mano di un carabiniere a 16 anni, per non essersi fermato a un posto di blocco, a Napoli; Domenica Ferrulli, figlia di Michele, morto durante un arresto il 30 giugno 2011; Claudia Budroni, sorella di Dino, ucciso dai colpi d’arma da fuoco sparati da un poliziotto sul GRA, il 30 luglio 2011; Ilaria Cucchi, sorella di Stefano, morto il 22 ottobre 2009 all’ospedale Pertini di Roma, durante un periodo di custodia cautelare al carcere di Regina Coeli; Giorgio e Daniela Sandri, genitori di Gabriele, ucciso dai colpi sparati dall’agente Luigi Spaccarotella, l’11 novembre 2007; Fabio Anselmo, avvocato di Acad.

muro-del-canto-zerocalcare

Insieme alle famiglie, molti volti noti: Elio Germano, Militant A, Tommaso Piotta, Chef Rubio, DonPasta e Zerocalcare, autore della tavola utilizzata come copertina per Figli come noi.
L’intero ricavato della vendita digitale sarà interamente devoluto al fondo per le spese legali di ACAD, compresa la percentuale dell’etichetta Goodfellas, che in questo modo si unisce all’iniziativa, così come il compenso del Muro del Canto e la sottoscrizione del concerto di presentazione del video al CSOA Corto Circuito.
Il video è stato girato a titolo gratuito da Marcello Saurino, già regista per Il lago che combatte de Il Muro del Canto e gli Assalti frontali, e la sua troupe, con l’intenzione di porre l’accento sull’insabbiatura di queste morti da parte dello Stato, e di evidenziare l’assenza e il dolore delle famiglie, evitando la barbarie della violenza e del sangue, fin troppo presente nei video e nelle foto che documentano le morti dei figli come noi.
Affinché il video non resti tale, mediante l’hashtag #soffiamoviagliabusi si può condividere e supportare il progetto. In più ACAD ha messo a disposizione il numero verde 800.588.605 cui rivolgersi per ogni problematica inerenti agli abusi in divisa, affinché le morti e gli episodi sui cittadini riescano a vedere, finalmente, la fine.

[ph. Carlo Roberti]

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