Jorma Kaukonen – Ain’t in no hurry (Red House Records / IRD, 2015)

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jorma kaukonen ain't no hurry

Articolo di Antonio Greco Spanò

Dopo mezzo secolo passato a cavalcare motociclette, a inforcare chitarre e calpestare palchi in ogni dove, Jorma Kaukonen sforna un’ulteriore prova di classe, dimostrando, se ancora ce ne fosse bisogno, che, nonostante la sua tenera età, coltivare le proprie passioni mantiene giovani. Refrattario ai continui sviluppi tecnologici e in barba alle mode musicali, riesce con la sua musica ancorata alla tradizione musicale americana a dare lezione di classe e stile a parecchi artisti più giovani di lui.

I miei ricordi più indelebili si chiamano Quah, primo e indimenticabile album solista, e Double Dose, doppio dal vivo a nome Hot Tuna, da alcuni ancora considerato uno dei migliori live in circolazione, due dischi di cui la mia puntina del giradischi conosceva a memoria ogni singola traccia. Come afferma Jormanon si può tornare indietro, la freccia del tempo va in una sola direzione”; in ogni caso non ha nessuna fretta e anche se sono passati sei anni dal precedente River of time, la pubblicazione di nuove incisioni deve seguire il suo corso e soprattutto bisogna sentirsela dentro.

Ok, non sarà un disco che passerà alla storia, ma farà piacere agli appassionati della chitarra e della musica folk intrisa di blues e country, a chi adora il cantato e la maestria del Nostro nel confezionare canzoni. Nelle undici tracce di Ain’t in no hurry rispolvera qualche classico della tradizione, alcuni suoi vecchi brani e li mischia con il nuovo materiale rendendo il tutto godibile e apprezzabile. La prima traccia Nobody knows when you’re down and out (il classico di Jimmy Cox degli anni ‘20 rifatto da molti artisti di cui tutti ricordano la versione di slowhand Clapton) assume in questa versione aspetti decisamente retro con l’utilizzo del banjo e del violino di Larry Campbell. Segue The other side of the mountain, brano originale che riporta al periodo Hot Tuna, ballata dall’incedere incalzante e accattivante. Il successivo Suffer little children to come unto me è un brano di Woody Guthrie a cui Jorma ha aggiunto la musica e un giro di chitarra ossessivo e bluesato, mentre In my dreams ha un intro che ricorda la famosissima Genesis, ballata lenta e autobiografica, arpeggio e solo di chitarra impareggiabili. Invece Sweet fern richiama l’era della Carter Family e il disco vira verso sonorità decisamente country aiutato nel cantato da Teresa Williams. Anche Ain’t in no hurry ha sonorità country con la lap steel guitar a creare immagini care alla westcoast. Brother can you spare a dime riprende i suoni che hanno reso universalmente famoso Jorma così come Where there’s two there’s trouble, i momenti migliori del lavoro, suoni sporchi e bluesy e Teresa che fa capolino nei cori. The terrible operation ricorda ancora gli anni post prima guerra mondiale con quel ritmo ragtime tanto caro in quel periodo; Bar room crystal ball è una ballata di più ampio respiro, la song decisamente più vicina ai nostri tempi, resa full band con i coniugi Larry e Teresa in soccorso a Jorma. Conclude il tutto Seasons in the field, piccola gemma in stile finger picking di cui Kaukonen è diventato uno dei massimi esponenti.

Lavori come questi fanno bene al cuore e all’animo, rasserenano lo spirito e riportano alla luce assopiti ricordi di gioventù. “Imparare a suonare la chitarra è stato il dono che mi ha consentito di raccontare la mia storia in musica”. Noi ti ringraziamo Jorma per questa piccola perla di buona musica. Anche noi non abbiamo fretta e aspettiamo con calma e serenità i tuoi prossimi lavori, godendoci intanto questo gioiello di suoni.

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