Scisma @ Latteria Molloy, Brescia – 16 Ottobre 2015

Postato il Aggiornato il

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Articolo di Luca Franceschini, immagini sonore di Andrea Furlan

E così anche noi poveretti che una quindicina di anni fa pensavamo di avere altro di meglio da fare, siamo riusciti ad assistere ad un concerto degli Scisma. Non ce lo meritavamo, ha detto scherzando (ma forse neanche tanto) un mio amico durante la terza o la quarta canzone in scaletta. 
Io di sicuro non pensavo di meritarmelo, io che questa band straordinaria e fondamentale del nostro “rock alternativo” (che esista o non esista una cosa che si chiama così, adesso non è importante) non sapevo nemmeno che esistesse, quando mieteva consensi a destra e a manca e suonava sui palchi di tutta Italia.
Sul pubblico pagante, francamente eviterei di esprimermi. Però è senza dubbio vero che, a fronte degli scroscianti applausi tributati a più riprese ai nostri tra una canzone e l’altra, la partecipazione alle esecuzioni in sé è sempre rimasta un po’ freddina: fuor di metafora, pochissimi hanno ballato, pochissimi hanno cantato. Vien da pensare che la maggior parte fossero semplici curiosi interessati ad assistere al concerto di una leggenda vivente, piuttosto che fan che ritrovavano dopo anni di attesa l’oggetto più caro della loro devozione.

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Certo, se si pensa che la data a cui abbiamo presenziato è stata aggiunta successivamente, per il rapido raggiungimento del sold out della serata di sabato, si può forse pensare che questa seconda avrà visto tutt’altra atmosfera. Ma non ne ho idea, ce lo faremo raccontare.
L’inizio del concerto è sobrio come francamente non ci immaginavamo: i sei salgono sul palco, fanno rapidi cenni di saluto e attaccano con “Good Morning”. Significativo, questo sì. “Armstrong”, il loro secondo e ultimo disco in studio, terminava proprio così, con questa sorta di serenata eterea. Poi, più niente per sedici anni. Fino al 9 ottobre e a “Mr. Newman” che, guarda caso, è proprio il secondo pezzo in scaletta. Passato e presente risultano così fusi alla perfezione, si riprende da dove si era lasciato.
I suoni funzionano, anche se certe sfumature comprensibilmente vengono perse quando gli strumenti ci sono tutti e i volumi sono alti.
La formazione è più o meno quella originale anche se, come ha dichiarato Paolo Benvegnù in una recente intervista, il batterista storico Danilo Gatto al momento si trova in Spagna e non ha potuto lasciare la sua attività mentre sul chitarrista Diego De Marco pare si sia aperto un piccolo giallo perché i nostri non sono riusciti a contattarlo e questo, in un’epoca di connessione globale e universale, appare alquanto curioso.

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Dietro le pelli siede dunque il giovane Beppe Mondini, mentre alla chitarra c’è il gradito ritorno di Giovanni Ferrario, che aveva prodotto “Armstrong” e che ha dato una grossa mano anche sul nuovo “Mr. Newman”. Il suo apporto strumentale è importantissimo, la migliore compresenza che Benvegnù potesse sperare per la sua chitarra.
Gli altri sono sempre loro e ritrovarceli davanti tutti insieme è un piacere immenso: Giorgia Poli al basso, Michela Manfroi alle tastiere (defilata, concentrata e quasi sempre serissima, ma assolutamente anima vitale degli arrangiamenti di ciascun pezzo), Paolo Benvegnù alla chitarra e alla voce, e lui è l’unico con cui abbiamo grande confidenza, visto che è il solo che ha intrapreso una carriera di successo, è diventato un punto di riferimento della scena e ci piace tantissimo andarlo a sentire quando suona dalle nostre parti. Questa sera però, si capisce che c’è altro in ballo: sta sulla sinistra, più defilato del solito, rinuncia ai suoi esilaranti monologhi e appare anche lui concentrato, a tratti quasi teso, conscio dell’importanza del momento.
E poi c’è Sara Mazo. Questa sera, è un’evidenza che va riconosciuta, gli occhi sono in gran parte puntati su di lei. Perché gli Scisma hanno avuto il successo che hanno avuto perché Paolo Benvegnù è un grandissimo songwriter ma anche perché le sue canzoni hanno potuto avvalersi dell’apporto vocale di una come lei.

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È impossibile descrivere cosa sia la voce di Sara Mazo. Ma non è neanche solo la voce. È la personalità che la voce emana, l’intensità, il modo di stare sul palco, il suo stesso modo di esserci. In Italia, nessuno è come lei. Era così in passato, è così ancora oggi. Non vuol dire che sia per forza la migliore in assoluto. Su questo si può discutere e poi sono sempre cose che dipendono dai gusti. Il punto è che lei è semplicemente unica. Non imita nessuno, nessuno può pensare di imitare lei. Lei è straordinaria e senza la sua voce gli Scisma non sarebbero esistiti. Senza la sua voce, ora, gli Scisma non potrebbero aver deciso di esistere di nuovo.
Ma il grande fascino stava anche nella storia di Sara: cosa ha fatto in tutto questo tempo? Perché ha smesso con la musica? Già, perché a parte sporadiche apparizioni nei dischi di altri artisti, un progetto tutto suo non lo ha mai messo in piedi.
Ragion per cui, il più grande motivo di attesa dietro a questo concerto, almeno per me, era proprio il fatto che per la prima volta Sara Mazo non sarebbe stata solamente la voce su un cd. E probabilmente c’era anche qualche perplessità in merito alla sua prestazione: va bene che sui pezzi del nuovo ep l’abbiamo trovata in grande spolvero, ma cantare dal vivo ovviamente è tutt’altra cosa. Beh, lasciatemi dire le ci sono volute giusto un paio di canzoni per spazzare via ogni dubbio. All’inizio era piuttosto emozionata, anche se la voce usciva bella da subito. Col passare del tempo ha preso confidenza, sono aumentati i sorrisi, ha iniziato a ballare a ritmo della musica, ed è riuscita a comunicare sé stessa in maniera magnifica.

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La sua intesa con Paolo Benvegnù poi è stata fenomenale: era da 12 anni che non salivano insieme sullo stesso palco. 12 anni spazzati via nell’arco di pochi istanti. Il punto focale dello show sono stati loro due, è fisiologico, ma la stessa cosa si può dire di tutta la band: una macchina perfettamente rodata, un gruppo che sembra non essersi mai sciolto.
Che altro dire? Francamente, potremmo finire qui. Ci sarebbe da dire della scaletta, ma cosa si può dire, che non possa suonare scontato?
Ad ogni modo, ad onor di cronaca è giusto far sapere che “Mr. Newman” è stato eseguito per intero e che dal vivo, accanto al vecchio repertorio, non ha sfigurato ed ha persino acquistato maggior senso. Ne ho parlato in sede di recensione, avevo già detto che mi era piaciuto ma qui è stato diverso: sul palco, tutti e sei i brani hanno convinto in pieno. Quelli irresistibili lo sono stati anche qui (“Musica elementare” e “Darling Darling” sono future pietre miliari, detto molto sinceramente), quelli che mi avevano convinto di meno mi hanno fatto cambiare idea, come ad esempio “Neve e resina”, emozionante per la prova vocale di Sara e per la lunga, ipnotica coda strumentale che lo ha abbellito.
E poi ci sono i classici. Ma con due album all’attivo che sono due capolavori, ogni brano è da considerare un classico. Quindi, mai posizione fu migliore della loro: qualunque cosa avessero fatto, sarebbe andata bene.
Di conseguenza, ecco arrivare “Giuseppe Pierri”, “Troppo poco intelligente”, “L’innocenza”, il brano manifesto “Tungsteno”, la commovente “Centro”, con una Sara Mazo semplicemente straordinaria.

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Nei bis, che sono sei con la band che esce e rientra per due volte, arrivano cartucce ancora più pesanti come “Jetson High Speed” e “Rosemary Plexiglass”. E qui la gente improvvisamente si sveglia, si ricorda dove si trova e si mette a cantare a squarciagola. Sorvoliamo pure sulle scene tristi della manciata di persone che si sono maleducatamente fatte largo a gomitate e a spintoni per arrivare nelle prime file, salvo poi tornare ai loro posti e alle loro chiacchierate al termine del pezzo. Sarò presuntuoso ma io a questa gente impedirei l’ingresso, come ai diffidati allo stadio.
A chiudere tutto, arriva una “Simmetrie” da brividi, quella che per me è semplicemente la più bella canzone degli Scisma e anche una delle più belle canzoni italiane degli ultimi quindici anni. Ecco, se fosse rimasta fuori questa, mi sarebbe dispiaciuto molto.
Si va tutti a casa con “L’universo”, più contenti ancora perché prima delle ultime due canzoni Paolo si è ricordato di essere Paolo e ci ha sparato qualche battuta delle sue, facendoci ovviamente piegare in due dalle risate.
È stato uno dei concerti più belli dell’anno, non ho dubbi in proposito. È stato bello poter vedere di persona una band così importante e soprattutto trovarla in forma così splendida.
E se potevo avere qualche dubbio alla vigilia, sono spariti tutti dopo questa ora e quaranta di spettacolo: gli Scisma dovrebbero rimanere in vita. Hanno registrato del nuovo materiale per vedere se funzionava. Con qualche aggiustamento possibile, mi pare che abbia funzionato. Sono tornati sui palchi per vedere se potevano ancora reggere la concorrenza di tutto quello che è venuto dopo di loro. Hanno spazzato via tutti e tutto senza neppure fare troppa fatica.
Rimanete insieme, per favore. Fate altre date, poi fate un altro disco, poi fate un altro tour. Ne abbiamo bisogno. Ne abbiamo tutti un grande bisogno.

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Un pensiero riguardo “Scisma @ Latteria Molloy, Brescia – 16 Ottobre 2015

    Davide ha detto:
    22 ottobre 2015 alle 15:09

    E’ vero… Rimanete insieme, per favore. Fate altre date, poi fate un altro disco, poi fate un altro tour. Ne abbiamo bisogno. Ne abbiamo tutti un grande bisogno. Faccio parte degli irriducibili che le ha cantate tutte nonostante la gran parte delle persone attorno a me era un po’ freddina. Su questo devo darti ragione. All’inizio anche il sottoscritto si era ridotto al silenzio. Ero in contemplazione. Diciannove lunghi anni di voci ascoltate su cd (anche se ho avuto l’occasione di sentirli dal vivo alla fine degli anni 90) che venivano rese quasi inutili davanti ad una manciata di musica dal vivo, degli Scisma, quelli veri, tutti insieme sullo stesso palco, come se nulla fosse cambiato! Bellissimo veramente, e bellissima e bravissima Sara.

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