Verdena @ Fabrique, Milano – 9 Novembre 2015

Postato il Aggiornato il

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Articolo di Luca Franceschini, immagini sonore di Starfooker

Più o meno sei mesi dopo il giro di concerti che li ha portati in tutta Italia a promuovere il primo volume di “Endkadenz”, i Verdena tornano on the road per farci ascoltare anche le canzoni della seconda parte.
“Endkadenz Vol.2” è uscito da qualche mese e, se possibile, si è rivelato ancora più ostico rispetto alla prima parte. Non avrebbe dovuto essere così, perché le 26 canzoni che compongono l’opera sono state composte insieme e successivamente spalmate sui due dischi. Resta però il fatto che, sia stata o meno una scelta voluta o inconscia, sul volume dalla copertina rossa sono finiti gli episodi nel complesso più accessibili mentre quello blu sembra essere molto più all’insegna della sperimentazione e nonostante ci abbia dedicato un bel po’ di tempo, arrivo al giorno del concerto non avendo tutti i brani ancora nella testa.
È il Fabrique il locale prescelto per la data milanese. È un bel posto, fuori mano rispetto all’Alcatraz, leggermente più capiente (ma su questo sono andato ad occhio) e il fatto che sia stato già selezionato per ospitare molti dei principali eventi rock da qui a un anno (a novembre 2016 ci passeranno anche gli Wilco, per dire) dice che forse per la discoteca di via Valtellina non ci sarà più un grande futuro.
Arrivo sul posto giusto in tempo per sentire le battute finali del funambolico set di Adriano Viterbini, un chitarrista decisamente valido, che viaggia in territori di confine tra il Blues e il Jazz. Non è il mio genere e c’entra anche molto poco con quello che sta per succedere questa sera. Tuttavia, il pubblico ascolta in maniera composta ed elargisce applausi sinceri. Per fortuna, perché da quel che ho avuto modo di ascoltare, li meritava tutti.

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Sui Verdena qualche punto di domanda aleggiava nell’aria: al di là della resa live dei nuovi pezzi, quest’estate c’era stato il famoso episodio della chitarra distrutta da Alberto in uno scatto di rabbia per qualche problema tecnico. Un gesto che ha diviso i fans e ha fatto molto discutere sui social e che ha in un qualche modo incrinato la reputazione di una band che, escludendo alcuni gesti inopportuni da parte del cantante e chitarrista, non ha mai dato segni di essere montata o robe del genere.
Personalmente, mi attendevo un grande show, dopo che la data di Fontaneto d’Agogna ad aprile era stata parzialmente rovinata dai problemi di voce dello stesso Alberto.
Si inizia presto, per fortuna: poco dopo le 21.30 la band è sul palco, introdotta da un enigmatico (e parecchio superfluo) personaggio che si presenta come Don Callisto (il protagonista di una delle loro canzoni più celebri) e che si dilegua per fortuna rapidissimamente lasciandoci in loro compagnia.
Come era prevedibile, lo show inizia all’insegna dei nuovi pezzi: “Cannibale” e le due parti di “Fuoco amico” ci vengono sparate addosso in rapida successione e risulta subito evidente che funzionano alla grande. I tre sono meravigliosamente in palla, concentrati ma allo stesso tempo rilassati, si capisce da subito che hanno intenzione di fare un grande show. I suoni sono potenti e nitidi, i volumi settati a dovere e l’impatto visivo è meraviglioso, grazie ad un palco alto e grande a sufficienza e a un gioco di grande effetto.

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Rispetto al concerto di aprile, l’impressione è che la distorsione e la saturazione che ammantavano l’ultimo lavoro e che sul palco erano stati riprodotti forse fin troppo, siano adesso state leggermente accantonate. È vero che la seconda parte di “Endkadenz” è nel complesso meno “dura” e più “progressiva” (se gli amanti del Prog mi passano questo termine) ma la sensazione che ho avuto è stata che la band volesse dare risalto il più possibile all’aspetto puramente live delle esecuzioni, mettendo gli effetti in secondo piano e dando maggior risalto a quel che succedeva sul palco.
A beneficiarne, paradossalmente, sono stati proprio i pezzi più ostici del nuovo lavoro: “Dymo”, “Nera Visione”, “Lady Hollywood”, “Un blu sincero”, hanno visto Alberto impegnato dietro al pianoforte elettrico, e sono state beneficiate dall’apporto ormai indispensabile di Giuseppe Chiara, che suona chitarra e tastiere ed è fondamentale nel riempire un suono che si era fatto negli anni sempre più stratificato e impossibile da riprodurre senza fare uso abbondante di basi. Di conseguenza, è accaduto quel che meno mi aspettavo: i brani nuovi sono risultati i migliori dell’intero concerto. Certo, per alcuni di essi si può ancora parlare di sprazzi di lucida bellezza in mezzo ad un mare di apparente confusione, ma in generale vedere i quattro eseguire questi episodi mi ha ancora una volta fatto prendere coscienza di che razza di divario ci sia tra i tre bergamaschi e una qualsiasi ottima band italiana attualmente in circolazione.

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Pollice alzato anche per il singolo “Colle immane”, col suo andamento cupo, quasi Stoner e per “Identikit”, durante la quale Alberto imbraccia la chitarra acustica e che è stata di fatto l’unica concessione a brani in stile “ballad” (anche qui, per favore, perdonatemi il termine).
Stupisce un po’ di ascoltare pochissimo dal primo volume ma, ripensandoci, è anche comprensibile, se si pensa che nei mesi precedenti i quattro non hanno suonato altro.
Solo tre i pezzi proposti: oltre al singolo “Un po’ esageri”, suonato come penultimo bis e che a giudicare dalle reazioni del pubblico, è ormai diventato un classico, sono arrivate anche “Vivere di conseguenza” e “Puzzle”, due tra gli episodi migliori, che hanno nuovamente confermato tutto il loro potenziale.
Ma questo concerto ci ha consegnato anche un’altra grande certezza: i Verdena, ormai, sono una band diversa. Parlando di loro, è un aggettivo che può essere fuorviante, viste le loro continue evoluzioni, ma è un dato di fatto che quel che sono adesso coincida con quel che vogliono essere e che dunque l’esecuzione dei brani del passato non sia per forza di cose una priorità.
Questo, forse, un po’ delude quella fetta di pubblico (per altro sempre numerosissimo ed entusiasta) che per ragioni anagrafiche e di storia personale è rimasta legata maggiormente ai vecchi lavori. In effetti arriva poco anche da “Wow”, il doppio capolavoro del 2011, quello che ha fatto gridare al miracolo fans e addetti ai lavori in una grande unità di pareri concordi.

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Bellissima “Nuova luce”, proposta a inizio show, poi una “Razzi arpia inferno e fiamme” che vede finalmente l’apporto di una voce femminile (una ragazza presentata come “Claudia”, non so altro) che assieme a Giuseppe Chiara si occupa delle parti di controcanto, regalando una resa ottimale a quello che considero tuttora il miglior pezzo mai concepito da questa band. Da ultimo, una versione bella acida di “Badea Blues” e nient’altro.
Anche la fase di “Requiem” risulta molto sacrificata ma la splendida versione di “Canos” e una “Muori Delay” come sempre devastante, bastano e avanzano nel contesto di stasera.
Splendida anche l’esecuzione di “Nova”, uno dei brani coi più bei suoni di tutto il concerto. Fans della prima ora in visibilio totale anche nei bis, quando viene recuperata una perla nascosta come “Ultranoia”, eseguita con grande potenza e intensità, e con una grandiosa prova vocale da parte di Alberto. È un disco che suona datato, il primo, ma la versione di stasera non ci è sembrata fuori  posto accanto al resto del materiale.
Si chiude con il lungo e ipnotico viaggio di “Waltz del Bounty”, al termine della quale i quattro escono di scena senza troppo perdersi in convenevoli visibilmente grati per la risposta del pubblico.
Se questo è l’inizio del tour, si prospetta davvero un periodo fortunato per i Verdena. A questo giro sono più che mai meritevoli di essere visti. E col tempo, anche la seconda parte di “Endkadenz” si farà assimilare a dovere, ne siamo certi…

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