Morning Tea – No poetry in it (Sherpa Records, 2016)

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Articolo di Luca Franceschini.

Arriva al traguardo del secondo disco Morning Tea, il progetto personale di Mattia Frenna, primo artista messo sotto contratto dalla milanese Sherpa Records, ormai tre anni fa.
La bellezza di “Nobody Gets a Reprieve“, suo disco d’esordio, ci aveva colpiti fin da subito, così che era lecito attendersi un passo in avanti di una certa consistenza.

No Poetry in It“, da questo punto di vista, non ha fallito le aspettative. Mattia ha ancora una volta fatto tutto da solo, a casa sua, dando libero sfogo alla sua passione di arrangiatore e produttore, oltre che di songwriter.
Se il primo lavoro era prevalentemente acustico, con una predominanza della chitarra e pochissime concessioni ad altri strumenti, questa volta si avverte subito la volontà di fare le cose in maniera più complessa, ma anche di scombinare un po’ di più le carte.
Le suadenti atmosfere Dream Pop dell’opener “Your Hand in Mine” dicono tantissimo della maturazione che Mattia ha avuto nel suo scrivere canzoni.
La perfetta fusione di chitarra acustica ed elettronica minimale in “Nothing But The Truth”, un brano dalla bellezza scintillante, è un ulteriore punto esclamativo, bissato subito dopo dalla struggente malinconia di “The Lack That I Feel”, che vive invece di un’anima maggiormente Folk.
I colori vivaci della copertina potrebbero ingannare: questo è un disco a tinte spente, a tratti autunnali, ma ha in sé una varietà ed una dinamicità che nel precedente episodio non avevamo riscontrato. Forse l’esempio più fulgido di questo è “Florence (I Miss Something)”, che gira tutta attorno ad un semplice giro di pianoforte, e che ha un’impronta Post Rock che non si era mai riscontrata prima d’ora nelle sue composizioni.
La voglia di sperimentare, di allargare gli orizzonti, è dunque, ci sembra di poter dire, il fattore chiave di questo “No Poetry in It”: un songwriting a tutto tondo, con un’attenzione particolare ad ogni singola canzone, per cui ogni brano riesce a brillare di luce propria e a sviluppare una personalità definita, pur in una complessiva omogeneità di atmosfere.
Il risultato è che ci sono molti potenziali singoli: è il caso di “Nothing But The Truth” ma soprattutto di “10 Past 8”, il primo brano ad essere anticipato (già quest’estate ne era circolata una versione live registrata a Brescia); un pezzo meraviglioso, con una linea vocale sul ritornello davvero esplosiva, un qualcosa che fatta da qualunque artista minimamente più in voga sarebbe diventata singolo del mese pressoché dovunque.
In generale, la chitarra acustica non è più da sola se non in rarissimi casi e adesso è affiancata a sintetizzatori, tastiere e loop semplici e scarni, che nell’insieme creano un’atmosfera agrodolce, tipica di un giorno di pioggia autunnale, quando è bello non avere niente da fare (le rare volte in cui accade!) e starsene alla finestra a guardar fuori con un libro in mano.
La title track è poi una malinconica elegia pianistica, una confessione disincantata sul carattere illusorio di tutti quei momenti di poetico romanticismo in cui ci si rifugia per rendere più colorata l’esistenza.
E poi ci sono affascinanti ballate acustiche come “What You Want Me To Say?”, “Sad Song” e la conclusiva “Where The River Meets The Sea“, ideale sigillo ad un disco davvero senza difetti.
Da avere senza scuse, tra le cose più belle di questo 2016 appena iniziato.

Tracklist:
01. Your Hand In Mine
02. Nothing But The Truth
03. The Lack That I Feel
04. Florence (I Miss Something)
05. 10 Past 8
06. Love The Game
07. What D’You Want Me To Say
08. No Poetry In it
09. Sad Song
10. Letter To A Friend
11. Where The River Meets The Sea

 

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