Paolo Benvegnù @ Studio Foce, Lugano – 7 Maggio 2016

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Articolo di Luca Franceschini, immagini sonore di Salvatore Vitale

Ero stato a sentire Paolo Benvegnù l’ultima volta a dicembre, al Biko di Milano, in quello che doveva essere l’ultimo concerto prima che si rinchiudesse in studio per lavorare al successore di “Earth Hotel“. Non era ancora pronto per lasciare i palchi, evidentemente.
A inizio mese sono infatti state annunciate una manciata di date europee, da tenersi in una inedita formazione a quattro elementi, un piccolo tour di cui la data di Lugano ha costituito un graditissimo antipasto.
Era dai tempi degli Scisma che l’artista milanese non si spingeva oltre confine. “Però all’epoca eravamo tutti più giovani, affrontavamo le cose con un altro spirito, c’erano altre dinamiche, è impossibile fare un paragone”, mi ha detto poco prima di salire sul palco, nelle quattro chiacchiere che siamo riusciti a scambiare.
È comunque positivo che una proposta come la sua possa avere la possibilità di ampliare il proprio raggio d’azione: la lingua italiana ha sempre costituito una barriera spesso insormontabile per i nostri artisti che avessero voluto affermarsi all’estero, ma forse siamo anche noi che ci facciamo problemi eccessivi: se la musica funziona, la lingua può anche essere un semplice accessorio. Dopotutto i Sigur Ros hanno raggiunto il successo planetario cantando in un idioma non esattamente conosciuto in tutto il mondo…

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Lo Studio Foce si trova nel centro di Lugano ed è un locale di proprietà del comune gestito da un paio d’anni dai ragazzi della Rassegna Raclette, un gruppo competente, appassionato ed accogliente. Un team che in poco tempo è riuscito a mettere in piedi una programmazione di altissimo livello (affiancata alla già celebre rassegna estiva del Long Lake Festival), ottenendo l’appoggio anche economico delle autorità cittadine. Se si pensa che da noi ancora chiudono i locali perché i vicini si lamentano (la recente vicenda del Circolone di Legnano è solo una delle ultime in questo senso), si capiscono tante cose…
Ad ogni modo, il posto è bellissimo, siamo tutti comodamente seduti in un ambiente accogliente e godere della musica di Paolo Benvegnù in un contesto simile è un assoluto privilegio, soprattutto quando la resa sonora è di altissimo livello.
Tecnicamente, siamo ancora nell’ambito delle date di supporto ad “Earth Hotel” ma molte cose sono cambiate. Il disco è fuori da quasi due anni, i suoi pezzi sono stati suonati in lungo e in largo (noi stessi vi avevamo raccontato la data del Magnolia), si sono ritagliati il loro dovuto spazio all’interno del repertorio dell’artista e veri e propri doveri promozionali non ce ne sono.
La formazione è diversa rispetto a quella degli ultimi due tour: Guglielmo Ridolfo Gagliano era già uscito da un anno ma questa volta anche il batterista Andrea Franchi risulta indisponibile (solo temporaneamente, mi ha però rassicurato Paolo) ed il suo posto è stato preso dal pur validissimo Ciro Fiorucci.
Gli altri sono Marco Lazzeri alle tastiere mentre al basso c’è il sempre fido Luca “Roccia” Baldini, ormai vera e propria colonna portante di questa formazione.
Apertura a sorpresa affidata a due classici degli Scisma, “I Am The Ocean” e “Simmetrie”, con la reunion di quest’autunno che evidentemente ha costituito un bel detonatore per ricominciare a suonare questi pezzi anche nel proprio set, visto che ultimamente erano spariti.

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Applausi scroscianti da un pubblico non molto numeroso ma attento e partecipe. “È bello vedere della gente che ascolta – ha detto Paolo durante la prima pausa per salutare i presenti – normalmente quando suoniamo certi pezzi la gente fa di tutto tranne che starci a sentire, quindi direi che già qui si vede che siamo all’estero!”, ha esclamato divertito, suscitando ovviamente le risate del pubblico.
Gli arrangiamenti sono stati rivisti per l’occasione in chiave acustica e proprio questo costituisce il motivo di maggiore interesse di questa data. La formazione a quattro lascia Benvegnù da solo ad occuparsi della chitarra, Lazzeri rimane fisso alle tastiere mentre a Baldini viene affidato il carico di lavoro più consistente, diviso com’è tra basso, tastiere (la maggior parte delle volte) e fisarmonica. Uno schema inedito che si rivela vincente su tutta la linea: le canzoni ne escono scarnificate, quasi nude, con la voce in evidenza e il testo che balza inevitabilmente in primo piano. Le melodie brillano come mai prima, prive come sono del tappeto sonoro che fa da sfondo alle esibizioni elettriche, ed è in un contesto del genere che ci si può rendere conto davvero di che razza di autore sia Paolo Benvegnù.
La scaletta, dopo l’incursione iniziale nel territorio degli Scisma, si rivela più o meno la stessa degli ultimi mesi: ci sono i brani di “Earth Hotel” a cui pare più affezionato (il singolo “Una nuova innocenza”, l’opener “Nello spazio profondo”, “Sempiterni sguardi e primati”, con cui dall’inizio del tour chiude il set regolare), gli immancabili estratti dal capolavoro “Hermann” che purtroppo stasera sono solo tre (“Love is Talking”, “Avanzate Ascoltate”, “Andromeda Maria”) e ovviamente i brani dei primi due dischi, che sono sempre quelli più amati dal pubblico: “Quando passa lei”, “Il mare verticale”, “Io e te” e ovviamente “Cerchi nell’acqua” sono ormai da tempo parte del live set e ogni volta non mancano di regalare emozioni, anche in questa nuova veste acustica.
Dal secondo disco “Le labbra” ormai da anni viene eseguita solo “La schiena”. L’ho fatto notare a Paolo subito dopo il concerto ma terrò per me quello che mi ha risposto…

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Tutto eseguito comunque con grande maestria anche se con qualche piccola sbavatura qua e là, dovuta essenzialmente al fatto che i quattro hanno messo in piedi queste date in fretta e furia, senza aver avuto troppo tempo per provare.
La band rientra in scena per i bis, dopo essere stata acclamata a lungo dai presenti, tanto che lui ci scherza su come suo solito (“Queste ultime canzoni le avrei suonate comunque, faccio i bis solo per uscire ed attaccarmi all’ossigeno come Vasco, ormai ho una certa età anch’io, anche se in realtà non so se Vasco si attacchi all’ossigeno o a qualcos’altro”), suscitando le solite risate fragorose che, se ci si pensa, sono strane, per uno che fa una musica che non si potrebbe proprio definire allegra.
Ad ogni modo, c’è spazio ancora per tre brani: “Orlando”, è semplicemente una delle più belle canzoni italiane degli ultimi anni, per quel che mi riguarda; l’altro, “Hannah”, sempre estratto da “Earth Hotel”, è una ninna nanna che non è forse tra le cose migliori di questo disco, anche se il suo crescendo finale risulta ogni volta emozionante.
In mezzo c’è “Nel silenzio”, che ultimamente è stata ripescata e che spero sinceramente non se ne vada ancora per un po’: tra i brani più sottovalutati del suo repertorio, inclusa nell’ep “500” di qualche anno fa, è probabilmente una delle canzoni d’amore più intense e “vere” della nostra tradizione, per il modo in cui sa descrivere la purezza alla base del rapporto tra due persone.
Si chiude così, con un concerto memorabile, la stagione regolare del Foce, con le danze che da giugno si sposteranno nella cornice altrettanto meravigliosa del Long Lake. Per quanto riguarda Benvegnù, dopo questi concerti all’estero (in vista dei quali gli facciamo i nostri più grandi in bocca al lupo), ci saranno alcune date da solo a luglio e poi, questa volta per davvero, inizieranno i lavori per il nuovo disco. Chi vuole vederlo prima di una lunga pausa sa quindi cosa deve fare…

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