Qualunque: il cantautore con la chitarra elettrica

Postato il Aggiornato il

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Intervista di Luca Franceschini

Mafalda, il meteo e tutto il resto” è il titolo del primo disco di Qualunque, che è poi il nome con cui si fa chiamare, uno degli ultimi ingressi del sempre più nutrito roster di Costello’s. E’ un solista, per cui si sarebbe tentati di definirlo un cantautore,ma la sua proposta non ha niente a che vedere con i vari Dente, Brunori o Calcutta che dir si voglia. Innanzitutto il sound, che è elettrico, sporco e ha qualche leggera reminiscenza di Garage e di rock anni ’90; poi l’attitudine: mai troppo seria, ma neppure eccessivamente scanzonata, una via di mezzo che denota fiducia nei propri mezzi (la capacità di scrittura in effetti è più che buona), ma anche un’inquietudine sotterranea che non lo rende mai autocompiaciuto (cosa che in questo genere, e in queste circostanze storiche, è facilissimo).
L’ho incontrato in una fredda serata di primavera, durante la seconda semifinale del Pending Lips, che lo avrebbe visto di lì a poco esibirsi come ospite.
Abbiamo chiacchierato in piedi, in fretta, durante la pausa tra il secondo e il terzo set dei gruppi partecipanti. Nonostante la situazione di emergenza, ne è nata un’intervista piacevole e anche piuttosto esaustiva…

E’ molto interessante il nome che hai scelto per questo progetto, mi verrebbe da dire che potrebbe essere visto come un po’ contradditorio: uno fa musica, vorrebbe proporsi in un certo modo…
E poi si fa chiamare “Qualunque”!

Esattamente. Può sembrare un po’ un controsenso però, allo stesso tempo, anche un modo di dire: “Vedete? Oggigiorno chiunque può scrivere canzoni!”…
Sì, in effetti è un nome nato un po’ come provocazione, è giusto il ragionamento che fai. Io mi sento un po’ come una persona tirata fuori dal mucchio. Non credo che tutti potrebbero scrivere una canzone, però allo stesso tempo io non mi sento davvero niente di che. Quello che mi interessa portare avanti è un discorso di contenuto, più che di abilità musicale: un coglione qualunque che però si è messo qui e sta provando a fare il suo percorso (ride NDA)!

I tuoi testi mi hanno colpito, li ho trovati interessanti. Ci ho visto dentro quel tipo di malessere proprio delle giovani generazioni. Adesso, non so quanti anni hai tu…
Ventitre.

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Ecco appunto, più o meno ci siamo. Siccome è un sentimento, un mood generale che ho riscontrato anche in altri artisti più o meno della tua età che mi è capitato di ascoltare negli ultimi anni, te lo chiedo: che cosa sta succedendo alla vostra generazione?
Che cosa sta succedendo alla nostra generazione? Bella domanda (ride NDA)! Non so se questo lo dicono tutti, crescendo, però credo ci sia una forte perdita di valori: con questa diffusione enorme di notizie via internet ognuno può trovare un po’ quello che vuole e i media più tradizionali, che sono ancora i più seguiti, propinano in continuazione dei contenuti privi di contenuti. Alla fine va da sé che un ragazzo, senza particolari stimoli, come potrebbero essere la musica oppure la scuola, va a cercarsi questo tipo di contenuti, a perdersi in esso, e questo non fa che amplificare un certo senso di vuoto. Ora, io non sono assolutamente un pessimista, la cosa di sicuro andrà migliorando, oppure semplicemente crescendo, le persone troveranno quello che vogliono fare. Però è innegabile che ci sia questa sensazione di smarrimento. Una sensazione che anch’io provo, perché poi le opportunità sono poche, bisogna sfruttarle, e non è detto che tutti riescano a coglierle. Si vive quindi con questo disagio di sottofondo…

Tu come hai deciso di iniziare a suonare?
Prima suonavo in un gruppo, nel quale però avevo una parte piuttosto marginale. Ad un certo punto mi sono detto: “Basta, adesso faccio qualcosa di mio!” e ho registrato un ep nella mia cantina, in maniera molto casalinga. Si chiamava “Più simili ad Hannibal Lecter che a Gesù Cristo” ed era proprio un tentativo di enfatizzare il discorso che si faceva prima sulla perdita di valori. Ho raccontato una serie di storie di personaggi che in un modo o nell’altro sono sempre “i secondi”, come ad esempio Buzz Aldrin, il secondo uomo ad aver messo piede sulla luna. Mi sono immaginato che cosa gli sarebbe successo se fosse vissuto ai giorni nostri: sarebbe diventato pazzo d’invidia, probabilmente! Volevo quindi portare avanti un discorso di contenuti, ma quell’ep era ancora piuttosto sperimentale. Dopodiché ho incontrato Carmine Esposito, il chitarrista che adesso suona con me e insieme ci siamo messi a dare un senso anche musicale a questo progetto. Abbiamo composto una serie di parti strumentali sulle quali mi è venuto spontaneo creare i pezzi che poi ho scritto. Stavo vivendo un periodo abbastanza importante dal punto di vista sentimentale e quindi è stato naturale raccontare di quello. Una cosa molto semplice, insomma!

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Senti, io non ti definirei un cantautore, nel senso che la veste scelta per queste canzoni è molto elettrica…
È più da gruppo rock, in effetti, ma questo è da sempre un distinguo tutto italiano: il cantautore è semplicemente uno che scrive e canta i suoi pezzi, però in Italia, dovuta anche alla nostra storia musicale, gli è stata appioppata questa etichetta della persona che va in giro da sola con la chitarra. Sinceramente questa è una definizione che mi sta stretta, non mi piacciono molto i cantautori.
O meglio, mi piacciono, però mi sono un po’ stufato di una certa proposta, anche perché ultimamente sta uscendo un sacco di roba tutta dello stesso tipo e io desideravo smarcarmi. Volevo fare un discorso del tipo: “Ok, io sono Qualunque, scrivo e canto le mie canzoni ma suono rock e suono con una band!!”. Tutto qui.

“Mafalda, il meteo e tutto il resto”: un titolo suggestivo…
Ti ringrazio (ride NDA)! Allora, anche qui il discorso è molto semplice: Mafalda è la ragazza di cui ero innamorato mentre scrivevo i pezzi, il meteo è una cosa che mi ha sempre colpito, in particolare l’idea del meteo negativo… se vai a sentire, nelle mie canzoni c’è sempre la mia vita, questa cosa del meteo, mentre “tutto il resto” sono le altre cose che racconto, ma è anche una citazione della saga di Douglas Adams, “Guida galattica per gli autostoppisti”…

E’ vero! Non avevo fatto il collegamento!
“La vita, l’universo e tutto quanto” è assolutamente la mia opera letteraria preferita!

Mi ha colpito anche il video di “Domenica”, che hai scelto come primo singolo. Ma che cosa succede di così terribile la domenica?
Non lo so (ride NDA)! È una cosa che mi chiedono tutti! Succede che c’è questa negatività, portata forse dal fatto che è il momento in cui si fa il riepilogo di quello che è successo durante la settimana. Bisogna pensare a quello che succede il giorno dopo, poi è quella giornata che dedichi ai parenti, alla ragazza, al calcio… per me, che non ho la ragazza e non seguo il calcio, è un casino.
Mi ritrovo sempre a casa come uno stronzo (ride NDA), per cui questo disagio viene amplificato tantissimo, specialmente nei giorni di sole, dove vorresti uscire a fare qualcosa. Il disagio della domenica sta in tutte queste piccole cose, secondo me…

Hai scelto di puntare una telecamera fissa all’esterno di una chiesa, per il video…
Scrivendo della domenica, inevitabilmente mi è venuto in mente l’immagine di tutte le persone che vanno a messa, alla mattina…

Che è un qualcosa che si sta perdendo, però…
Sì, ma per me che sono cresciuto negli anni ’90, è ancora un qualcosa di molto presente.
Eri praticamente obbligato ad andare in chiesa, ci si andava tutte le settimane, ma per obbligo, mica perché lo volevi! È un qualcosa che non ho vissuto benissimo e credo che il 99% delle persone che vanno in chiesa oggi, non lo facciano in maniera libera. Nel ritornello della canzone ho voluto dire questo: guarda che non è che andando in chiesa verrai salvato dai tuoi peccati, eh!

C’è una canzone che si chiama “Siberia”, ma che non c’entra proprio nulla con quella dei Diaframma…
Volevo intitolare quella canzone con l’idea di un posto freddo, perché il testo ruota proprio attorno ad una metafora di questo tipo. Ogni soluzione che trovavo, l’aveva già usata qualcun altro. Volevo chiamarla “Alaska”, ma è il titolo dell’ultimo disco dei Fast Animals and Slow Kids. Allora ho pensato di usare “Siberia”, per poi accorgermi subito dopo che l’avevano già usata in mille (ride NDA)! Però poi ho detto: “Ma sì, chi se ne frega!” (ride NDA)

C’è un po’ l’idea di chiedersi: “Ma che cosa siamo diventati?” in questo pezzo…
Sì, la canzone nasce come una lettera che scrivo ad un amico e gli dico: “abbiamo fatto questo e quello, pensavamo di essere chissà che cosa, però alla fine siamo rimasti qui, non abbiamo combinato niente.”. Per riprendere quel tema del disagio giovanile di cui parlavamo prima. Poi da lì ci sono state tutta serie di divagazioni sentimentali, ma questo è accaduto perché scrivo in modo molto spontaneo, tutto quello che mi viene in mente lo butto giù. Faccio un lavoro di riscrittura in un secondo tempo, ma è molto marginale, preferisco fissare l’istante di ispirazione senza correggerlo più di tanto.

Il disco si conclude con questa immagine dell’iceberg: sembra un po’ una visione apocalittica…
Sì però “Iceberg” è anche la canzone che ha dentro più speranza: è vero che alla fine dico: “Nel grande oceano Atlantico un iceberg ci affonderà”, ma anche: “Nel crederci di ghiaccio il freddo ci scalderà”. Quindi, apocalittico sì, però in questa negatività del freddo, del ghiaccio, c’è la possibilità di andare avanti, di trovare un modo per farcela…

Per finire, come sta andando il disco? L’avete già suonato dal vivo?
Ma sì, dai! Piano piano stiamo facendo tutto. C’è stato qualche piccolo problema col booking, però adesso ci siamo ripresi, stiamo trovando tutta una serie di date all’ultimo momento e anche Simone di Costello’s ci sta dando una grande mano. Abbiamo appena suonato a Genova con L’officina della camomilla ed è stato bellissimo, c’era un sacco di gente presa bene. Comunque sta andando bene, piano piano le cose si fanno…

Sei sereno, quindi?
In realtà no, perché sono una persona ansiosa (ride NDA)! Però dai, non ho proprio motivo in questo caso, le cose stanno girando bene!

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Un pensiero riguardo “Qualunque: il cantautore con la chitarra elettrica

    […] Records. Un disco all’attivo (“Mafalda, il meteo e tutto il resto”, ne abbiamo parlato qui) e un altro già registrato di prossima uscita. Il set di questa sera è acustico e in solitaria […]

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