Michele Gazich – La Via del Sale (FonoBisanzio, 2016)

Postato il Aggiornato il

copertina

Articolo di Roberto Bianchi

La denominazione Via Del Sale, indica antichi percorsi commerciali, che dal medioevo fino ai primi del novecento permisero un interscambio di merci e culture tra la costa ligure e la pianura padana. Le strade erano frequentemente solcate da viandanti e pellegrini, i mezzi di trasporto erano muli e carri trainati da cavalli: olio d’oliva, pellami, acciughe, cotone e canapa provenienti dalla Liguria e da oltremare erano spesso scambiati con prodotti padani quali vino, lana, e armi. L’elemento principe, quello prezioso, era però il Sale, fondamentale per la conservazione dei cibi.

Di fatto furono tracciate moltissime Vie del Sale. Il fulcro era il porto di Genova, ma le destinazioni si estesero in uno spazio che comprese le attuali regioni di Piemonte, Lombardia, Emilia e la Toscana, allora suddivise in Feudi, Regni e Ducati. I percorsi erano spesso vincolati dallo stato dei sentieri, dalla presenza dei briganti, dalla natura delle merci e dalle convenienze dei dazi doganali. I lunghi viaggi comprendevano momenti d’incontro tra culture e tradizioni molto diverse, la maggior parte delle storie sono irrimediabilmente perdute, ma restano deboli ricordi del periodo più recente. Una costante è stata la presenza della musica, che ha accompagnato i momenti di festa dei piccoli borghi appenninici e di collina. Pifferi, fisarmoniche, oboe, liuti e zampogne furono costruiti e tramandati per molte generazioni e, grazie alle ricerche di studiosi come Luciano Messori, sono giunti fino a noi. A tal proposito esiste una testimonianza sonora, una rarissima registrazione del secolo scorso di Giacomo “Jacmon” Sala, il più noto e stimato pifferaio di Cegni.

Michele Gazich, violinista e autore di grande qualità, uomo di sani principi e di contagiosa cultura, ha realizzato un’opera che prende spunto dalle dimenticate aperture culturali del passato confrontandole con il difficile presente di una civiltà popolata da città decadenti, ostacoli, barricate, rovine industriali e biblioteche sommerse. Musicalmente ha sapientemente abbinato strumenti antichi dei territori a quelli contemporanei, creando a un’innovativa forma di folk rock italico. Potrei occupare pagine con la sua biografia, ricca di collaborazioni e pubblicazioni personali. Mi limito a ricordare che l’artista è apprezzato da colleghi internazionali del calibro di Mary Gauthier, Michelle Shocked, Eric Andersen, Richard Thompson, Mark Olson, Butch Hancock, che l’hanno spesso coinvolto in tour internazionali e lavori di studio.

La Via del Sale, che sarà presentato ufficialmente il 12 settembre al Museo Maga di Gallarate, succede a Una storia di mare e di sangue, realizzato nel 2014 e apprezzato dalla critica italiana e internazionale. Grazie all’ufficio stampa ho avuto la possibilità, e l’onore, di ascoltare il disco in anteprima e apprezzarne le elevate qualità.

La Via Del Sale, che dà il titolo all’album, inizia con il suono della zampogna a chiave di Jacopo Pelicciotto sincrona al Piffero dell’Appennino di Stefano Valla. Il piano e la voce di Gazich sostengono un testo coinvolgente abbellito da un coro solenne: “Se tu hai latte, vino e pane / Io ti offro anche la fame” queste poche parole costruiscono un mondo.

Un Tempo la Fuga Era Un’Arte ha un’apertura classicheggiante, i rimandi a Bach sono evidenti, ma il brano è volutamente contaminato da sonorità balcaniche e festose, sfuggenti. La Voce e Violino dell’artista sono sostenute dalla chitarra di Marco Lamberti e il clarinetto di Alessandra Rossi.

Storia Dell’Uomo Che Vendette l’Anima trasmette forti emozioni. Il rincorrersi delle voci di Michele e Rita Lilith Oberti è incalzante, dissociato, inquietante. La musica è ossessiva, ritmica, penetrante, evocativa: violino, pianoforte chitarra elettrica, zampogna zoppa, sezione ritmica e tubular bell creano un notevole tappeto sonoro.

Viaggio al Centro della Notte è un momento di mistica filosofia, un omaggio a San Giovanni della Croce e alla sua teologia negativa. Le atmosfere rarefatte sono sorrette da un testo ricco di poesia. In grande evidenza il violoncello di Francesca Rossi.

Dia De Shabat è un lento blues mediterraneo tratto da un testo ebraico-spagnolo che racconta di un devastante incendio che alla fine del XIX secolo distrusse il quartiere ebraico di Salonicco. Musica e cantato trasmettono il dolore dell’evento.

Collemaggio, nata di getto dopo il terremoto dell’Aquila nel 2009, e presentata in un concerto benefico del 2010 è purtroppo attualissima. La storia si ripete, le false coincidenze non smettono mai di stupire. Il grido di dolore e l’indignazione sono ancora più marcati.

Barcellona, Sicilia è un omaggio a Bartolo Cattafi, poeta siciliano scomparso nel 1979. La voce di Gazich (accompagnata dalle sovrapposizioni di Francesca Rossi) si alterna con il cantato dialettale di Salvo Ruolo, che recita l’inizio del vangelo di Giovanni. La struttura musicale si avvicina alla ballata classica.

La Vita Non Vive rappresenta il momento in cui ci si ferma a riflettere, il confronto tra passato e presente, la percezione della decadenza, l’abbandono. La tristezza verbale è allietata dalla dolcezza della musica.

La Biblioteca Sommersa è il simbolo dell’avidità della nostra specie. Nel 2009 l’archivio storico della città di Colonia è stato sommerso dall’acqua in seguito a scellerati lavori pubblici, finalizzati alla costruzione di un inutile tratto di metropolitana: un evento distruttivo causato da stupidità, leggerezza e frenesia. Il passato, la storia, la memoria cancellati da un inutile progresso. L’alternanza d’immagini bibliche e la narrativa dell’evento descrivono la continuità del diluvio. Voci e suoni si mescolano sapientemente sviluppando avvolgenti armonie.

Una Lettera Dalla Barricata è una preghiera che riassume le tematiche esposte nell’intero disco. Debolezze, paure e senso di sconfitta sono contrastati dalla forza della musica. Non a caso tutti gli artisti sono attivamente presenti e trasmettono una grande energia.

Fontanigorda, primo pezzo interamente strumentale inciso da Gazich è dedicato al poeta Giorgio Caproni, violinista mancato. Bella melodia che trasmette serenità.

Siamo di fronte ad un grande disco, che unisce qualità musicali e poesia: un piccolo gioiello, prezioso come il sale.

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...