Ben Glover – The emigrant (Appaloosa / I.R.D. 2016)

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Articolo di Roberto Bianchi

Ben Glover è un valido songwriter nato a Glenarm, paese costiero del Nord Irlanda, attualmente residente a Nashville, Tennessee. The Emigrant è il suo sesto album, ma Ben è anche un membro dei “The Orphan Brigade”, che nel 2015 hanno pubblicato lo splendido Soundtrack To a Ghost Story, proposto in versione live durante un acclamato tour che ha toccato anche il nostro paese.

The Emigrant raccoglie e amplifica alcune fondamentali emozioni. Nel disco la nostalgia, la speranza, l’irrequietezza, il dolore, il distacco, la perdita delle proprie certezze e le difficoltà generate dai cambiamenti, sono affrontate con lucida e matura riflessione. Glover ha vissuto in prima persona le difficoltà dell’emigrante, scontrandosi con i problemi burocratici che affrontano i cittadini non americani, e convivendo con i dilemmi esistenziali del viaggiatore.

Questa fase di personale introspezione ha condotto l’autore verso una riscoperta di brani tradizionali irlandesi e ballate folk, radici fondamentali della cultura musicale che egli ha assorbito durante l’infanzia e l’adolescenza. Non è però un semplice tributo al passato, anzi è un’occasione per unire la tradizione allo spirito dei giorni nostri.

Una doverosa nota di merito va alla bella copertina, che rappresenta un dipinto di Eammon Higgins. L’edizione italiana, curata con attenzione dalla IRD, contiene un libretto con i testi originali e le traduzioni nella nostra lingua. L’album si compone di dieci tracce: quattro brani originali, tre tradizionali irlandesi e tre covers.

L’affascinante tappeto sonoro, prevalentemente acustico, è sostenuto da pianoforte, violino, cornamuse irlandesi, flauti di latta, percussioni e chitarra acustica; l’unica intrusione elettrica deriva dalla discreta presenza del basso.

La tradizione è esaltata nell’iniziale The Parting Glass, popolare ballata adottata dalle popolazioni scozzesi e irlandesi. E’ la canzone del distacco, della partenza: un arpeggio di chitarra si mescola al suono del violino di Eamon McLoughin e alla voce di Glover. A poco a poco gli altri strumenti si aggiungono e le armonie crescono, trasmettendo contagiosa gioia.

Moonshiner è un brano dalle incerte origini, proposto all’inizio degli anni sessanta da Bob Dylan e successivamente ripreso da molti, tra cui gli Uncle Tupelo e Cat Power. E’ un elogio alla bottiglia (di birra o di whisky), possibilmente piena, ma da condividere con gli amici. Questa intrigante versione mescola le sonorità originali con i suoni del profondo sud statunitense.

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The Green Glens Of Antrim, mi ha lasciato letteralmente a bocca aperta: il testo è dedicato alle Valli di Antrim, ma in realtà si raggiungono altissime vette. E’ un poetico brano della tradizionale irlandese, arrangiato da Ben, che lo interpreta con grandissima intensità. La voce è calda, potente, avvolgente, e s’intreccia alla perfezione con il pianoforte suonato da John McCulloch, regalandoci un’esecuzione che vale l’acquisto del Cd.

From Clare To Here, scritta nel 1976 dal cantautore inglese Ralph McTell, è una poetica fotografia che affronta il dolore del distacco e della lontananza. Un momento molto delicato, forse troppo.

The Auld Triangle è attribuita a Brendan Behan, drammaturgo irlandese, giornalista, cantante, bevitore e attivista dell’IRA ma in realtà fu scritta dal fratello Dominic. Il brano è scarno, ha un incalzare lento ed ipnotico, ma è poco accattivante.

And The Band Played Walzing Matilda meriterebbe un articolo a parte. Composta dallo scozzese Eric Bogle recita lo sfogo di un soldato che ha perso le gambe durante la disastrosa campagna Australiana a Gallipoli. La struttura musicale è molto intensa, dominata dal piano di Dan Mitchell; Ben canta con grande passione trasmettendo forti emozioni. Consiglio vivamente di leggere il lungo testo.

Il primo brano originale è A Song Of Home, scritto con Tony Kerr. E’ la celebrazione della nostalgia, delle cose lasciate, del desiderio di casa. La chitarra acustica di Colm McLean duetta con il piano di Mitchell creando una soffice melodia.

The Emigrant è il seme che ha generato questo disco. Il brano è stato composto nelle campagne irlandesi e in seguito completato con Gretchen Peters a Nashville. Ogni strumento trasmette emozioni, armonie, evocazioni. E’ una splendida ballata che lascia il segno.

Heart In My Hand, che ho avuto il piacere di ascoltare in anteprima durante il tour degli “Orphan Brigade”, è stata scritta a quattro mani con Mary Gauthier. I sentimenti e le paure sono cantati e posati su un letto di riusciti suoni, con il cuore in mano!

Perché i sognatori, perché gli stranieri, perché i pellegrini consapevoli del prezzo pagato, possano vagabondare, possano camminare, possano non perdersi mai”. Sono le poche, ma incisive, parole di Dreamers, Strangers, Pilgrims, scritta dal solo Ben e ben sostenuto da chitarra e violino.

Siamo al cospetto di un disco di grande sostanza, maturo e intenso: la camaleontica voce di Ben Glover ha la capacità di trasportarci verso spazi infiniti, terre lontane, verdi vallate e inquieti oceani, ma alla fine, come per magia, riportarci a casa.

Tracklist:
01. The Parting Glass (Traditional – arr. Ben Glover)
02. A Song Of Home (Ben Glover/Tony Kerr)
03. The Emigrant (Ben Glover/Gretchen Peters)
04. Moonshiner (Traditional – arr. Ben Glover)
05. From Clare To Here (Ralph McTell)
06. Heart In My Hand (Ben Glover/Mary Gauthier)
07. The Auld Triangle (Dominic Behan)
08. Dreamers, Pilgrims, Strangers (Ben Glover)
09. The Band Played Waltzing Matilda (Eric Bogle)
10. The Green Glens Of Antrim (Traditional – arr. Ben Glover)

 

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