Canova – Avete ragione tutti (Maciste dischi, 2016)

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Articolo di Iolanda Raffaele

Vivono nella Milano del 2016, ma il loro nome ci riporta nella Venezia del 1757, hanno creato un capolavoro, ma non sono scultori. Dipingono emozioni, ma non ci sono tele, per alcuni sono l’ennesima band, per altri profumano di buon pop italiano indipendente. Ma allora qual è la verità? “Avete ragione tutti”.

Questa espressione è la classica frase che, almeno una volta, ognuno vorrebbe sentirsi dire, suona un po’ di verità e un po’ di falsità, un po’ di gioia vera e un po’ di voglia di accontentare tutti. Stavolta però non è solo questo, è tanto di più: è il titolo dell’album di esordio dei Canova.

Matteo Mobrici, Fabio Brando, Federico Laidlaw, Gabriele Prina consacrano così il loro debutto sotto l’etichetta Maciste Dischi e la guida di grandi nomi in fase di tecnica di missaggio, di masterizzazione e di registrazione.

E’ l’inizio di un percorso in salita, nove tracce da sperimentare personalmente, perché esprimono più di quello che dicono, richiamano melodie e motivetti italiani e stranieri; nella loro ordinaria straordinarietà, colpiscono al cuore perché ognuno vi ritrova un po’ ciò che vuole.

La curiosità parte già dal primo gradino dove c’è Vita Sociale il cui video, diretto da Francesco Croce e Sara Pellegrino, ha anticipato il disco. La canzone irrompe a colpi di batteria in un crescendo di strumenti e suoni, mentre le strofe si susseguono ad alta velocità. È tutto un incalzare perché passano le donne d’estate, passano le stagioni, le correnti del mare, passano le canzoni in una radio.
Nella rumorosa solitudine passa il silenzio, ma si sente parlare e, tra la chitarra elettrica e le doppie voci, passa anche quella frase “vorrei morire anche se è peggio lo so”, che rimette tutto in discussione e, in quell’inesorabile passare, fa ripartire.

Da un urlo sordo elettrico si leva Brexit, un nome europeo, per un testo tutto italiano. In un tempo in cui Londra diventa lontana anche per andarci d’estate,ci accorgiamo che siamo tutti quanti personaggi, personaggi senza nulla, fatti di contraddizioni e di sensi di colpa. Volevamo fare le canzoni e siamo finiti a fare le riunioni, siamo zingari, con ansie nuove e vecchie.
Ci sono ritmi baustelliani e tracce di Oasis, in un’aria di sognante disillusione da era del Tempo delle mele; di giovinezza infantile e di consapevolezza matura.

Expo altera un po’ l’ordine dei gradini, è la prima in ordine cronologico di scrittura, ma è la seconda del disco e il suo titolo è un mostrare, un esporre appunto.
Tutto comincia in modo vivace, movimentato da tormentone, proprio come l’intro di “Take on me” degli A-ha o di “Boys dont’cry” dei Cure, che se la ascolti una volta non la dimentichi più, e prosegue con un andamento ritmato.
Scorrono su questo tappeto musicale gli scatti di una storia presa e lasciata, il racconto di cose piccole, a volte anche un po’ accelerate e precoci, ma che forse non cresceranno, resteranno nascoste. È, insomma, un ripetersi di tante, troppe occasioni per dire a lei quell’espressione un po’ banale e un po’ affettuosa “che stronza”.

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E poi? Succede che arrivi al quarto gradino e inaspettatamente trovi lei, “La felicità”, introdotta dolcemente da qualche accenno di piano (sembrerebbe!).
Lei c’è, ma non se ne parla, non si sa cos’è, se si è provata oppure se è giusto un po’ di serenità. Tra gli uhuhuh e le note annidate tra i pensieri, restano solo tante domande:
che cosa ne sarà delle nostre facce, delle fotografie, delle bocche a lieto fine, ma se ci siamo persi qualcuno ci verrà a cercare, qualcuno ci dovrà dimenticare.

Giri di note introducono Manzarek vestita da sera, da sposa, da strega, di rosa, danzante, tamburellante. Corre il pensiero di lei: l’amata, le parolacce al vento e lungo il fiume, le parolacce dritte al telefono, perché non siamo santi.
Si odia l’idea di non vederla tutti i giorni e la canzone diventa una dichiarazione di amore. Le musiche seguono i pensieri, sul finale resta solo il ricordo, ma lei non c’è.

Si vola a Portovenere dopo sei gradini perché la geografia del cuore porta i milanesi Canova fin laggiù. Tra suoni elettrici e batteria, il singolo di lancio del gruppo mostra il lato estivo di Avete ragione tutti. Si tratta di un’anticipazione in quella stagione dell’anno sempre confusionaria fatta di scelte, osate e sbagliate, di mare e di viaggi da soli. È meglio lavorare che litigare, non ha senso continuare a condividere se non c’è più coppia e, nonostante il tempo passato insieme, il punto di non ritorno è irreversibile.

L’amore ritorna con Aziz, l’amore che sembra giusto come se fosse scritto sul palmo di una mano, da portare altrove senza distrazione. In realtà ci si accorge che è quello sbagliato, qualcuno è già arrivato prima, lei è di un altro e quindi ci si limita a guardarla e a cantarla. Tra gli ohoh e la batteria sfuma tutto, quasi fosse un sogno.

Nel lungo percorso fatto di ricordi, di amore e di amarezza arriva Maradona, El pibe de oro, l’idolo dei grandi e dei piccoli, una vita senza tempo. Si ricorda una delle icone del calcio, per quello che vale, per quello che pare, per quello che puoi giudicare, per quello che puoi perdonare. La sua genialità, la dissolutezza, l’eccesso e la non realtà si traduce nella metafora del tempo che passa, tra voci in lontananza e a tratti metalliche. D’altronde, lo sappiamo, il genio è come il tempo: si accetta per quello che dà di buono e che si riesce a cogliere.

La salita è finita e all’ultimo gradino c’è La festa, una festa strana perché manca lei che parte senza di lui, mentre ancora è dolce il suo sapore. Tra voce e piano, sottofondi di bimbi, posate, gente e voci, tutto si dissolve nel silenzio di quella festa che forse è terminata o forse no.

Avete ragione tutti non dà, dunque, soluzioni, ma occasioni e opportunità, perché in quella malinconia di fondo, che sembra non lasciare spazio, c’è il riflesso della speranza, del capovolgimento della sorte e del possibile cambiamento, guardando oltre e anche di più.

Tracklist:
01. Vita sociale
02. Brexit
03. Expo
04. La felicità
05. Manzarek
06. Porto Venere
07. Aziz
08. Maradona
09. La festa

 

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