Pascal Pinon – Sundur (Morr Music, 2016)

Postato il Aggiornato il

morr-147-cd-pascal-pinon-mp3

Articolo di Giovanni Carfì

Immaginate l’Islanda, con la sua posizione di mezzo tra Groenlandia e Gran Bretagna; un’isola di cui si è detto molto, sia paesaggisticamente che musicalmente. Ora addentratevi con la fantasia fino alla più rinomata Reykjavík; da qualche parte, in una piccola stanza,troviamo due sorelle appena quattordicenni: Jófríður e Ásthildur Ákadóttir. La prima è solita scrivere testi e suonare la chitarra, la seconda preferisce giocare con tastiere, synth e linee vocali.
Era il 2009, e proprio in quell’anno, nella loro stanzetta in compagnia delle due amiche Halla e Kristín, daranno vita al loro primo album autoprodotto. Ristampato l’anno seguente sotto l’etichetta berlinese Morr Music, con la quale produrranno “Twosomeness” nel 2013 e questo nuovo disco dal titolo “Sundur”.
Un titolo proveniente da un proverbio Islandese, “Sundr og saman”, traducibile come: a parte e insieme. La parola viene usata in modo composto per formare parole come “dividere”, “disintegrare”, “separare” e altre simili.
Oltre l’etimologia, si nasconde un significato più intimista, legato al periodo stesso tra questo e il precedente album; periodo nel quale le due sorelle si dividono per portare avanti i propri progetti, o anche banalmente la loro adolescenza, vista la tenera età. Ásthildur studierà composizione e piano ad Amsterdam, mentre Jófríður girerà il mondo con un’altra band.

Ed ecco che dopo tre anni dal precedente lavoro, le ritroviamo nuovamente insieme, partendo proprio dalla copertina dell’album che ritrae il volto di entrambe, ma visualizzandone solo la metà, in modo quasi da poterle ricomporre in un unico viso.
L’album si apre con “Jósa & Lotta”, dove un pianoforte filtrato attraverso una piccola cassa, rivela poco dopo un suono molto più definito e pulito, dove le voci e i synth, si amalgamano in modo fluido, lasciando spazio sul finale, a suoni simili a versi di animali in uno spazio naturale e onirico allo stesso tempo. Così come la seconda traccia, dove le note apparentemente fredde di una chitarra folk, vengono rese calde e piacevoli quanto quelle del pianoforte.
Proseguiamo con “Forest”, dove è più evidente l’apporto elettronico dato da Jófríður, a cui si aggiunge l’uso di percussioni metalliche, che nonostante restino in secondo piano, fungono da metronomo e collante.

La sensazione che si ha fin qui, è quella di un luogo domestico, accogliente quanto basta, nel quale poter ritrovare i nostri spazi, le nostre abitudini, e la rilassatezza di un paesaggio dall’ampio respiro, visto attraverso una grande vetrata, o da un balcone.
“Skammdegi”ne rimarca la sensazione, forse grazie all’uso della loro lingua natia, che possiamo analizzare solo attraverso una mera sensazione sonora. Voci simmetriche si legano intorno a note basse e prolungate che sfumano verso la fine, come a simulare il rumore residuo di un passaggio aereo.
Nuova traccia, “Fuglar” coglie di sorpresa per il suono dell’organetto, dove la ripetitività data dall’apertura e chiusura del mantice sovrasta le voci, quasi a volersi insinuare tra di loro, con accordi che demarcano l’andamento e sovrapposizioni sonore quasi a creare confusione.

La linea di mezzo del disco è affidata a “Spider light”, primo brano strumentale.Ritroviamo le percussioni iniziali di “Forest”, e un uso più preponderante del piano, che si fa protagonista in modo repentino, lasciando un piccolo vuoto sonoro, dove un ponte di basse, ci accompagna fino alla fine; anche in questo caso i suoni elettronici di chiusura restituiscono una sensazione di voci umane.
Non ci sono particolari cambiamenti sonori, gli ingredienti utilizzati rimangono grosso modo sempre i medesimi, ma le varie tracce, nella maggioranza dei casi, risultano mantenere una loro linea, un loro suono. Rivelano un proprio animo, a volte più intimista, e spesso casalingo, come ad esempio in “Orange”, dove si sente Ásthildur fare una pausa, per poter girare lo spartito.
Girata la partitura e conclusa la canzone, campane, brezza marina ed echi sordi, ci introducono lungo un altro pezzo strumentale, “Twax”. La sensazione nascosta in alcune tracce, di voler rappresentare attraverso i suoni, delle voci o dei rumori ambientali, si rende molto chiara e ci rapisce, proprio attraverso la non chiara identificazione e associazione di questi.

I due brani successivi non aggiungono nulla di nuovo, “Babies” e “Ást”, richiamano nuovamente quella dimensione di tranquillità nella quale il pianoforte viene suonato senza badare troppo alla registrazione, in modo molto istintivo, cercando alcuni suoni differenti e spostando l’attenzione in alcuni tratti sulla voce, che morbida e calda ci accompagna dalla prima all’ultima traccia.
Arriviamo velocemente alla chiusura con “Weeks”; dove la voce è in primo piano, senza effetti particolari, ma diretta e asciutta come se la stessimo ascoltando senza filtri, direttamente nelle nostre orecchie, o a pochi passi da noi. La sorella dispettosa, come a voler riprendere un vecchio gioco, nato proprio da quella piccola stanza, gioca letteralmente con i synth cercando di disturbare la performance della compagna, ma la particolarità sta proprio in questa loro unione, dove la coesione di suoni e creatività rende interessante ed equilibrato un lavoro che, probabilmente, sarebbe potuto risultare più freddo e monotono.

Fortunatamente, le due sorelle non litigano per fare spettacolo, la loro separazione è stata d’aiuto alla composizione ed elaborazione personale di questo album, dove l’impostazione classica divide la cameretta con un uso più creativo e giocoso di percussioni ed elettronica, senza mai sfociare in suoni preconfezionati.Interessante proprio il volersi avvicinare a rumori ambientali, da poter sovrapporre alla vocalità e al piano della sorella.

E quando viene buio, e si spegne la luce, prende vita la storia di Pasqual Pinon, artista circense messicano, reclutato non per abilità acrobatiche, ma per una particolare conformazione fisica, che lo fece acclamare come “Il messicano dalle due teste”…ma questa è un’altra storia, quella dalla quale trassero il nome, non a caso, le due sorelle; due volti e un’unica personalità che si completano in questo lavoro.

Tracklist:
01. Jósa & Lotta
02. 35
03. Forest
04. Skammdegi
05. Fuglar
06. Spider light
07. Orange
08. Twax
09. Babies
10. Ást
11. Weeks

Advertisements

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...