Buzzy Lao – Hula (Inri, 2016)

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Articolo di Eleonora Montesanti

E’ uscito per INRI lo scorso 21 ottobre il disco d’esordio del torinese Buzzy Lao, cantautore-bluesman che fa della voce e di una chitarra Weissenborn le sue fedeli compagne di viaggio attraverso generi musicali diversi. Hula, questo è il titolo dell’album, è infatti un connubio tra sonorità blues tradizionali, ritmiche roots e reggae e canzoni d’autore intimistiche. Non mancano piccole incursioni di black music, folk, gospel e musica tribale a sostenere l’approccio esistenziale e diretto dell’artista.
I testi, invece, sono flussi di parole scelti con dichiarata semplicità che risultano essere molto potenti, poiché non siamo tanto abituati a chiamare le cose col loro nome, e Buzzy Lao è sorprendentemente bravo a definire le sensazioni con quella limpidezza che si sente che proprio gli appartiene.

Il disco si apre con una chitarra acustica solitaria, la quale, con delicatezza, apre le porte al soul di Ora che, un inno alla vita squisitamente naif, che ci ricorda che il destino non esiste, ma siamo noi gli artefici di quello che ci succede. Credi di amare, invece, appare da subito un pezzo più spinto rispetto al precedente, per le scie melodiche distorte e la sezione ritmica molto marcata; il tema qui è l’alienazione, manifestata in modo un po’ criptico attraverso una manciata di frasi: non lo sai dove vai, quando vai. La terza traccia si intitola Stella magica, ha un mood nostalgico sostenuto dalla ritmica reggae e, rispetto al brano precedente, è intrisa di speranza. Splendidi gli intermezzi strumentali. A proposito di strumentali, al centro del disco – quasi a creare un equilibrio nell’equilibrio – c’è Luna, un brano senza parole: ad esprimere sensazioni e sentimenti ci pensa la lapsteel, che riesce a rendere splendidamente la magia eterea della notte.

Il picco massimo di intimismo e riflessione giunge con Le luci della mia ombra (titolo meraviglioso), dove una chitarra acustica sostiene la voce, nuda e potente, a tratti straziata, mentre cerca di reagire ai vortici che ci scaraventano negli angoli più bui dell’anima: ho lasciato sbagliare le identità / ma una soltanto non ha lasciato me / ora ho bisogno di vincere.

Tra i fiori all’occhiello di Hula va nominato indubbiamente Anche il vento cambierà, pezzo che, al primo ascolto, mi ha fatto capire che mi sarei innamorata di questo disco. E’ un monito ad intraprendere nuovi percorsi, seguendo la nostra stella polare interiore, formata dalle poche cose di noi che non cambiano mai e che, dunque, dobbiamo valorizzare. Lo stesso tema viene affrontato in maniera trasversale anche in Sentirai, brano che parte dalle difficoltà nel superare l’abbandono per giungere a una rinascita, perché nel vuoto c’è spazio per far nascere qualsiasi cosa. La cosa più bella, in questo pezzo in cui la lapsteel accende un’atmosfera che poi diventa quasi gospel, è che si mette in dubbio il senso della parola davvero (a proposito della capacità di Buzzy Lao di chiamare le cose col proprio nome). Buonanotte, invece, torna sull’argomento in maniera positiva: vuole essere un rifugio, un involucro accomodante per scacciare la solitudine. Sostenuto da un’atmosfera sonora giocosa ed esotica è il pezzo ideale da ascoltare a ripetizione dopo una rottura, per accettare la propria fragilità e trasformarla in forza.

L’altro fiore all’occhiello dell’album è Hanno ucciso l’amore, un brano arrabbiato che vuol essere una denuncia sociale nei confronti delle ingiustizie, delle ipocrisie e dell’indifferenza che troppo spesso nuocciono all’umanità e scuotono così forte qualsiasi tentativo d’amore da indebolirlo, ma non annientarlo: perché l’amore non muore mai. A livello sonoro, Hanno ucciso l’amore è il riassunto perfetto della poetica musicale di Buzzy Lao: roots, reggae, blues, rock, afro-beat… Una stratificazione strepitosa! Per non parlare dell’assolo di percussioni che si trova nel mezzo! Un brano che ad ogni ascolto regala una scoperta.

Il disco si chiude con Qualcosa c’è, un’immersione di cinque minuti in un bellissimo folk-cantautorale che ci fa fluttuare tra terra e cielo, tra concretezza e spiritualità e ci ricorda che ciò che conta di più è avere fede nelle piccole cose della quotidianità.

Insomma, in questo disco d’esordio c’è ben altro che qualcosa: c’è bellezza, c’è qualità, c’è dolore, c’è magia, c’è amore. Meraviglioso.

Tracklist:
01. Ora che
02. Credi di amare
03. Stella magica
04. Anche il vento ti cambierà
05. Lacrime d’amore
06. Guerra da nascondere
07. Luna
08. Chiedi chiedi
09. Le luci della mia ombra
10. Hanno ucciso l’amore
11. Buonanotte
12. Sentirai
13. Qualcosa c’è

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