Baustelle – L’amore e la violenza (Warner Music, 2016)

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Articolo di Eleonora Montesanti

In molti avevano l’impressione che i Baustelle – dopo un’opera imponente come Fantasma e la scelta di far uscire una raccolta live – non avessero più niente da dire. In realtà, facendo una riflessione sul percorso artistico del gruppo, viene da pensare che nella testa di Bianconi e soci era tutto calcolato. Per la serie: “Godetevi queste sonorità finché potete, perché noi siamo passati oltre e non ci importa che siate preparati.”

E, in effetti, così è stato. Il nuovo disco, L’amore e la violenza, insiste su questo ribaltamento di prospettiva e ci fa perdere l’equilibrio: il breve brano d’apertura, Love, sembra quasi voler mettere il dito nella piaga con quei suoni pomposi che profumano di Fantasma e che ci fanno venire fame di epicità, ma che si troncano proprio quando siamo all’apice del godimento e della rassicurazione. E via di pop! Un pop osceno (come ha detto lo stesso Bianconi varie volte parlando di LAELV). Un pop sgargiante, divertente, maledetto.

I Baustelle lasciano così l’ennesima impronta nella storia della musica italiana con un disco pregno di pathos, poesia, melodie indimenticabili, testi monumentali e citazioni apparentemente inavvicinabili. Questo è il marchio del trio toscano, inconfondibile, che rende ogni loro disco così imponente e colossale.

Oggigiorno è complicato cucirsi addosso l’etichetta di artista pop senza rischiare di schiantarsi contro un muro di snobismo, ma subito col secondo brano, i Baustelle mettono le cose in chiaro: Il vangelo di Giovanni può essere considerato una dichiarazione d’indipendenza dalle accuse di non essere loro stessi. Bianconi cerca forte e chiaro un legame con la sua vera identità.

A partire da Amanda Lear si entra nel vivo del disco. Nello specifico, questo pezzo ha tutto quel che serve per essere il singolo baustelliano per eccellenza: strofe orecchiabili, un ritornello atomico, una storia d’amore che si perde nella paranoia e nei giochi di parole. Subito dopo arriva Betty, la giovane protagonista di una fiaba ambientata nell’attualità più fredda e meschina, in cui la principessa (che per certi aspetti mi ha ricordato Lady D) non avrà il suo lieto fine.

Eurofestival e Basso e batteria, poi, sono due canzoni molto diverse tra loro, ma ugualmente sconvolgenti. Entrambe sono concentrati di sonorità che vogliono osare al massimo delle proprie possibilità. La prima è un tuffo nei felici anni ‘Ottanta, quelli della discoteca al pomeriggio, del trash e delle allucinazioni; la seconda, invece, attingendo dallo stesso decennio si impregna del buio, delle atmosfere lugubri e drammaticamente lucide. Perché sì, la lucidità può essere un dramma, quando ci rende schiavi della vita. Sembra essere questo il senso di Lepidoptera, brano che pare avere meno impatto rispetto al resto, ma che riesce a mettere in movimento parti di viscere che nemmeno pensavamo di possedere.

Sia chiaro, però, che non tutta la luminosità vien per nuocere. L’amore e la violenza, infatti, è il disco più splendente dei Baustelle: ce lo canta Bianconi in La vita con una serenità contagiosa alla quale non eravamo abituati, ma che ci fa sentire meravigliosamente bene. Si può fare un discorso simile anche per L’era dell’acquario, che sottolinea di non dover aver paura del presente e della morte, perché non siamo nulla di fronte all’eternità. Quest’ultimo non sembra un messaggio esattamente confortante, ma scoprire quanto è bello smettere di farsi domande è di sicuro una consapevolezza importante.

L’album si chiude con Ragazzina, un episodio cantautorale commovente, dedica di un padre a una figlia nella quale, finalmente, l’amore ha la meglio sulla violenza. Il cerchio si chiude così, in un mondo spaventoso, dove però abbiamo vinto noi, noi che balliamo la musica sinfonica in discoteca.

Tracklist:
01. Love
02. Il vangelo di Giovanni
03. Amanda Lear
04. Betty
05. Eurofestival
06. Basso e batteria
07. La musica sinfonica
08. Lepidoptera
09. La vita
10. Continental stomp
11. L’era dell’acquario
12. Ragazzina

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Un pensiero riguardo “Baustelle – L’amore e la violenza (Warner Music, 2016)

    […] accompagnati da uno scroscio di applausi, sulle note di Love, baroccheggiante intro strumentale de L’amore e la violenza, il nuovo disco della band toscana,. Proseguono fedeli alla tracklist con Il Vangelo di Giovanni, a […]

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