Anacleto Vitolo: un viaggio – intervista attraverso le sue identità musicali

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Articolo di Savino Di Muro, immagini sonore di Andrea Furlan 

Anacleto Vitolo, nato a Battipaglia (SA) nel 1985, è sicuramente, non solo uno degli artisti più interessanti, ma una certezza della attuale scena Elettronica. La sua musica può, in generale, definirsi Elettronica/Drone/Noise. Abbiamo avuto modo di ascoltarlo ad Ottobre 2016 al Masada di Milano, organizzato da Plunge, con la live première di “Zolfo”, esordio discografico dell’inedito duo formato con il musicista  Gianluca Favaron. Favaron e Vitolo ci hanno molto colpito per la padronanza tecnica e la maturità artistica raggiunta.
Abbiamo rivolto alcune domande ad Anacleto, per meglio comprenderne la personalità, nonché le influenze stilistiche e musicali.
Ciao Anacleto, hai iniziato a produrre musica a soli 13 anni… folgorato dallo scrath. Poi hai cominciato a giocare coi suoni e sei passato dall’hiphop (cattivo e sperimentale di casa DEF JUX) al post industriale dei Coil e Throbbing Gristle. Hai quindi cominciato a suonare la batteria, mosso dalla passione per il death metal, avvicinandoti al progressive rock dei King Crimson e alla scena di Canterbury, la Mahavishnu Orchestra.

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In linea di massima, affermi essere tre i progetti, o meglio identità musicali, che utilizzi per distinguere le varie pubblicazioni, AV-K, K.lust, Kletus.K. Ce ne vuoi parlare?
Dunque, come ti dicevo tutto è cominciato con l’HipHop e dallo scratch, da lì a poco ho cominciato a fare dei beat, a nome Kletus.K. Questo è il mio primo moniker, con il quale, a dire il vero, non pubblico lavori solisti da un bel po’, ma che utilizzo per le varie collaborazioni in ambito rap. Nel 2011 ho cominciato a produrre cose diverse, più vicine alle sonorità di Telefon Tel Aviv, Apparat, e ad un certo post rock più elettronico… da qui l’esigenza di utilizzare un nome differente (K.lone) che poi è evoluto in K.lust, visto il cambio di sonorità verso atmosfere più tribali e technoidi. Con  esso ho rilasciato il primo lavoro l’anno scorso ,“Liven” , uscito su Stochastic Resonance. Il nomiker AV-K nasce, in primis, come trademark per unire le mie varie produzioni, fino a quando non ho realizzato le tracce che poi sarebbero finite su “Fracture” (Manyfeetunder/Concrete – 2015), dalle sonorità ancora differenti, tra drone, noise, industrial e post-techno. Considero quest’ultimo il mio progetto principale, e con questo nome ho pubblicato, oltre al sopracitato Fracture, due lavori per Laverna.net label e due digital EP per MFU/Homemade. In realtà anche le altre collaborazioni, come X(i)NEON (con il contrabbassista Francesco Galatro), Internos (con Domenico Stellavatecascio) e Algebra del Bisogno (con Michela Coppola) sono più vicine alle sonorità del progetto AV-K.
A dire il vero ho cominciato ad utilizzare anche il mio nome di battesimo per alcuni lavori, primo fra tutti, “ZOLFO”, lavoro in collaborazione con Gianluca Favaron , pubblicato in co-produzione tra 12/Silentes ed MFU/Concrete.

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Ci parli della Etichetta MANYFEETUNDER che gestisci insieme a Vincenzo “dramavinile” Nava?
Manyfeetunder nasce il 2 Gennaio 2013 per volontà di Vincenzo (all’epoca in collaborazione con Akamoi, altra sound-artist irpina) come netlabel a nome MANYFEETUNDER/HOMEMADE LABEL. Nel 2015, dopo aver già collaborato su Homemade, Vincenzo, insieme ad altri amici (Andrea “Kanaka” Maioli, artefice dell’artwork e dei videoteaser , oltre che delle visual di Fracture live, Alberto Parziale, Mariachiara Nazzaro, Antonio Addabbo, Alessandro Vitale), mi propone di pubblicare la prima release fisica, inaugurando così la serie “Concrete” di MFU. Da li è cominciata la nostra collaborazione nel gestire questa piccola realtà, con l’amore e la dedizione che si deve a tutti gli amici, e grandi artisti, che abbiamo avuto l’onore di pubblicare e che hanno dato fiducia a quello che, ad oggi, considero un piccolo miracolo. Le coordinate sonore sono quelle dell’elettronica e dell’elettro-acustica, senza però porci troppi limiti. Tutto ciò che troviamo interessante e da supportare ci interessa!

Come scegliete gli artisti da produrre?
Abbiamo avuto la fortuna di incontrare in questi anni tanti validi artisti, diventati poi anche nostri amici, con i quali è stato del tutto naturale decidere di collaborare in una sorta di sostegno reciproco verso, il lavoro artistico dei musicisti da un lato, e dall’altro, la volontà di rinforzare questa piccola realtà nascente che è MFU. Inizialmente siamo stati principalmente noi a contattare gli artisti che ci faceva piacere produrre, poi, in modo del tutto naturale, sono cominciate ad arrivare le proposte da parte di altri che abbiamo avuto l’onore e il piacere di pubblicare.

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Ultima tua personale produzione musicale “Zolfo”, in collaborazione con Gianluca Favaron; ce lo descrivi? Ci dici come è nata la vostra collaborazione?
Favaron, vecchia conoscenza di MFU, è stato tra i primissimi a credere e sostenere la nostra piccola realtà. Ci siamo incontrarti di persona in occasione di alcuni concerti di Gianluca (prima in solo, poi con Cristiano Deison) a Napoli ed Avellino. Da li è nata un’amicizia e l’idea di collaborare per quello che poi si è concretizzato in “ZOLFO”. Zolfo è un po’ l’unione di 2 mondi e 2 approcci musicali abbastanza diversi, nasce proprio dalla nostra volontà reciproca di confrontarsi con sonorità che normalmente non ci appartengono come singoli, in un’ottica di sperimentazione e di crescita (mia, che dal maestro Favaron ho tanto da imparare!). Ciò nonostante la collaborazione è stata del tutto naturale e sono felicissimo del risultato finale!

Come componi solitamente?
Non c’è uno schema fisso, dipende soprattutto dal progetto su cui sto lavorando, a volte parto da un suono sintetico, a volte – più spesso a dire il vero – da materiale sonoro registrato o campionato, altre da idee ritmiche, ed anche dalla sonorizzazione di immagini statiche o video.

Restando in ambito prettamente “elettronico”, quali sono gli Album che più ti hanno influenzato?
Sicuramente i primi dischi di Autechre, la Warp degli inizi. Ma anche le ultime cose dei Throbbing Gristle. Sono particolarmente legato a “Part Two: The Endless Not”, un lavoro che mi ha letteralmente aperto un mondo. A dirla tutta, prima ancora , o comunque in parallelo, hanno giocato un ruolo fondamentale gli album usciti su Def Jux dei primi anni 2000. Da lì in poi ho ascoltato un sacco di artisti, tra cui, sicuramente ha giocato un ruolo fondamentale il Vladislav Delay più “ritmico”.

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Quali sono gli artisti di musica elettronica che più ascolti o segui?
Molti, il sopracitato Vladislav Delay, Tim Hecker, Ben Frost, Autechre, Emptyset, Alva Noto, poi più che singoli artisti, le cose pubblicate da etichette come 12K, Northen Electronics, Kranky, Industrial Records, Bedroom community, Dronarivm, Time released sound, gli italianissimi  Aldinucci, Deison, Giannico, Rosati, Mazzon, Novellino… potrei fare un elenco infinito (ahahaahaha)

Come vedi la scena elettronica italiana?
Fervida, piena di ottimi artisti e dischi. Non credo abbiamo nulla da invidiare a nessuno in fatto di qualità della musica prodotta. Che ci siano delle difficoltà oggettive dal punto di vista live ed organizzativo è un dato di fatto, ma c’è anche un bel fronte di resistenza costituito da tante piccole realtà che tentano di continuare a proporre in modo caparbio questi suoni, abbastanza fuori da quello che solitamente si ascolta in Italia, nonostante un background in ambito di musica di ricerca di tutto rispetto, che il nostro bel paese può vantare.

Sappiamo che sei un appassionato di Death Metal: quali sono, secondo te, i tre migliori album del genere, di ogni tempo?
È vero, non sono mai riuscito a staccarmi del tutto da uno dei miei amori adolescenziali ahhaha!
Non saprei dirti quali siano i migliori 3 album, non mi sento così ferrato in materia da potermi esprimere senza risultare presuntuoso o pretenzioso.
Di certo ho amato ed amo, Human e “Symbolic” dei Death, alla follia. Così come mi piacciono parecchio i Morbid Angel e gli Hate Eternal di “I Monarch”. “Pierce from Within” dei Suffocation, “In their darkened shrines” dei Nile, alcuni dischi dei Malevolent Creation, Behemoth, Zyklon… Ecco anche qui l’elenco sarebbe lunghissimo, meglio che mi fermi!

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Suoni ancora la batteria?
Si, anche se l’ho un po’ accantonata per un certo periodo, concentrandomi sull’elettronica, non ho mai realmente smesso di suonarla, sebbene , al momento, non faccia parte di nessuna band. Resta uno studio personale, che mi ha aiutato tantissimo nella composizione dei mie dischi elettronici.
Su questo fronte novità in arrivo, di cui non dico ancora niente, per scaramanzia!

Progetti in cantiere?
Diverse collaborazioni che verranno fuori nei prossimi 2- 3 anni, su vari fronti, sia in ambito più sperimentale, che di matrice “relativamente” pop… e soprattutto il nuovo disco come AV-K, al quale ho cominciato a lavorare da poco.

Ti ringraziamo per la disponibilità e per la tua simpatia. In bocca al lupo per i progetti futuri.

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NB: Le immagini sonore di Andrea Furlan sono state scattate durante il concerto di Anacleto Vitolo e Gianluca Favaron al Masada, Milano, il 28.10.2016

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