Umberto Maria Giardini – Futuro proximo (La Tempesta Dischi, 2017)

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Articolo di Eleonora Montesanti

Quando mi capita di cercare un esempio per parlare di un artista dall’identità solida mi viene sempre in mente Umberto Maria Giardini. Fin dai tempi in cui era Moltheni, il cantautore toscano non ha mai avuto nessun dubbio nel mostrare il proprio stile. La certezza della propria identità artistica, infatti, è il punto più forte ed evidente della poetica di Umberto Maria Giardini, ma il suo potere evocativo, il suo Talento con la T maiuscola, è quello di circumnavigarla, renderla elastica e mai uguale a se stessa.

Futuro Proximo, infatti, è un figlio naturale di Protestantesima e dei lavori passati, ma è caratterizzato da una spontaneità e da un dinamismo che, questa volta, sono il valore aggiunto di una scrittura immaginifica e toccante.

Il futuro, qui, è come un oceano di asfalto, ma Umberto ha scoperto che si possono lasciare delle impronte, vivendo appieno il presente. Però non è tutto: Umberto ha scoperto anche che, in qualche modo, prima o poi, se queste impronte non ci piacciono più, potremo provare a cancellarle. Il pezzo più profondamente identificativo di questo ragionamento è Dimenticare il tempo, brano intenso, colmo di parole (al contrario della maggior parte delle altre tracce, dove le liriche sono piuttosto scarne), con un ritornello che dice: e avremo il tempo di cancellare / di dire al tempo di andare via.

Entrando più in profondità all’interno di questo disco si può dire che tutte e dieci le tracce hanno un potere evocativo pazzesco, a partire dalla prima, Avanguardia, la quale ha un ritmo molto imponente, a tratti quasi marziale. Alba boreale, di contro, è meno granitica e più eterea, poiché lascia entrare uno spiraglio di positività nei confronti di un futuro in cui l’amore diverrà tridimensionale / eliminando il margine di errore. A volte le cose vanno in una direzione opposta a quella che pensavi, invece, ha un tappeto sonoro scarno che si sviluppa in un pop fiducioso e in un mantra che ci ricorda che siamo diversi ma tutti uguali.

Sebbene ci siano delle tracce in cui sembra che l’artista si rivolga a un’entità superiore (Caro Dio, Graziaplena), Futuro Proximo è al 100% umano, essendo un non-luogo in cui ci si distrae con neve e pop corn (Il vento e il cigno). Non aspira affatto all’indistruttibilità, né tanto meno alla perfezione.

Anche se, in realtà, bisogna dire che gli ultimi due brani dell’album la perfezione la sfiorano eccome. Onda è un pezzo meravigliosamente atipico, colorato e con un ritornello orecchiabile e molto ben definito. Vien voglia di ballare! Mea culpa, invece, è un pezzo poetico e doloroso, da ascoltare e riascoltare all’infinito, perché non si sbiadirà e non smetterà mai di tormentarci lo stomaco.

In un periodo in cui a tratti è complicato comprendere che direzione stia prendendo la musica italiana è meraviglioso avere uno scoglio che si chiama Umberto Maria Giardini, a cui appigliarsi con braccia e gambe, certi che, nonostante all’apparenza possa sembrare spigoloso, non ci ferirà mai.

Tracklist:
01. Avanguardia
02. Alba boreale
03. A volte le cose vanno in una direzione opposta a quella che pensavi
04. Il vento e il cigno
05. Ieri nel futuro proximo
06. Dimenticare il tempo
07. Caro Dio
08. Graziaplena
09. Onda
10. Mea Culpa

 

 

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