Interpol @ Carroponte, Sesto San Giovanni (Mi) – 23 agosto 2017

Postato il Aggiornato il

Articolo di Simone Nicastro immagini sonore di Elly Contini

Gli Interpol sono amati in Italia. Lo sono fin da quel primo album “Turn on the Bright Lights” che questa sera viene celebrato nei suoi primi 15 anni di vita. Inutile soffermarci qui sulla bellezza e l’importanza di quel lavoro che ad inizio anni zero ha rilanciato il post punk e in generale il suono wave che ancora oggi non smette di fare continui proseliti sia tra i musicisti che tra gli ascoltatori.

Sono amati e infatti anche stasera il pubblico è nutrito nonostante una data a metà agosto a Sesto San Giovanni (Milano) e i prezzi non proprio popolari. Dopo l’esibizione degli X Ambassadors che non posso commentare essendo riuscito ad entrare a set praticamente finito, gli Interpol puntuali salgono sul palco sulle prime note di “Untitled”, primo brano in scaletta dell’album festeggiato che verrà riproposto esattamente come fu concepito ed edito all’epoca, canzone dopo canzone.

Qualcosa fin da subito risulta non essere troppo a fuoco: la voce fa fatica a raggiungere i presenti, le chitarre risultano poco incisive sovrastate da una batteria squadrata e un basso molto presente. I volumi sono bassi e la potenza di brani incandescenti quali “Obstacle 1” e “PDA” ne risentono decisamente. Nonostante questo le esecuzioni non presentano sbavature, i musicisti sembrano concentrati e convinti di quanto stanno realizzando. Il pubblico è abbastanza partecipe, un po’ perplesso, ma pronto a cantare in coro “NYC” quando evidentemente la velocità viene rallentata in favore di una delle ballate più riuscite in onore della Grande Mela.

Su “Say Hello to the Angels” per fortuna i giri sembrano tornare a quelli più consoni e la voce di Paul Banks si impone maggiormente. Le chitarre di Daniel Kessler, tra i veri segni distintivi della band da sempre, sostengono le dinamiche del brano, per poi tessere immediatamente dopo l’incanto ipnotico di “HandsAway”.
“Obstacle 2” dovrebbe essere l’ennesimo proiettile sparato a bassa quota verso la platea, ma ancora una volta i volumi sembrano smorzare l’impatto emozionale ed energico della hit. Al contrario, “Stella Was A Diver and She Was Always Down”, non sembra risentirne, i presenti tornano a cantare e saltare su uno dei brani più riusciti a mio avviso dell’intera carriera degli Interpol.

Gli ultimi tre brani di “Turn on the Bright Lights” vengono eseguiti in un crescendo sostanziale: “Roland” è una delle pietre angolari del mood della band, “The New” è l’epica scura ascendente da cuori sanguinanti, infine “Leif Erikson” accompagna al giusto appagamento l’ascolto di uno degli album capolavori degli anni 2000. La resa live è decisamente vibrante, anche perché la natura stessa dei brani difficilmente può risentire dei problemi fin ad ora evidenziati.

Da qui in poi il concerto prenderà la strada del consueto “best of”, con una “Not Even Jail” che ancora oggi risulta il miglior episodio del secondo lavoro degli Interpol, “Antics”. Sempre dallo stesso album verranno ripescati la solenne “Take You on a Cruise”, l’inno più amato della band dal pubblico italiano (e probabilmente al mondo) “Slow Hands”, probabilmente l’unico episodio a coinvolgere praticamente tutti i presenti, e l’ultimo pezzo del set previsto per stasera Evil, sempre piacevole nel suo svolgimento squisitamente pop.

In mezzo ci sarà spazio anche per la b side “The Specialist”, stesso periodo di “Turn on the Bright Lights”, l’inedita “Real Life” presentata fin ora solo dal vivo, “The Heinrich Maneuver” e “All the Rage Back Home”,singoli tratti da album più recenti e ritratti probabilmente più precisi di cosa sono ora Paul Banks e compagni.
In ultima analisi non posso ritenermi completamente soddisfatto di questo live: le emozioni ci sono state e sono state forti, un mix di nostalgia, meraviglia e appartenenza, però sedate da una resa dal vivo al di sotto delle mie aspettative e delle precedenti esperienze avute con questa band. Volume o non volume, dagli Interpol io pretendo la grandezza di cui loro sono capaci e che le loro canzoni meritano in ogni occasione.

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