Lali Puna @ Circolo Magnolia, Segrate (Mi) – 19 novembre 2017

Postato il Aggiornato il

Articolo di Simone Nicastro immagini sonore di Alessandro Pedale

In altre occasioni ho avuto modo di scrivere dell’importanza, a mio avviso di gran lunga sottovalutata, dei The Notwist in questi ultimi 20 anni nella discografia mondiale. Una band che non solo ha il merito di aver realizzato album di bellezza rara, ma anche di aver creato una piccola scena intorno ai propri membri e al proprio personale modo di intendere la musica.

Una scena tedesca che un tempo veniva inserita in un ambito internazionale più ampio, etichettata come “indietronica”, che ormai sembra essersi diluita in decine di altri generi più moderni (almeno terminologicamente parlando). Evidentemente, come per tutte le etichette musicali, ci sono dei distinguo non da poco da considerare, ma di sicuro gli artisti visti l’altra sera al Magnolia possono essere benissimo indicati come una delle band seminali e di eccellenza di questa corrente molto influente di inizio anni 2000.
Stiamo parlando dei Lali Puna, che con i The Notwist fino a qualche anno fa condividevano uno dei fratelli Acher, mentre orasono rimasti in tre: Valerie (voce e tastiere), Christian (tastiere, campionature e effetti) e Christoph(batteria e percussioni). Nella serata decisamente fredda del 19 novembre il trio ha portato presso gli spettatori meneghini (e non) il loro electro pop crepuscolare ma non privo di accelerazioni dinamiche ed energiche.

Il concerto si è concentrato sull’ultimo lavoro in studio datato proprio 2017 che ha riportato la band sulle scene dopo ben sette anni di assenza: “Two Windows”, titolo dell’album, è anche il titolo del brano con cui il set ha avuto inizio con un intro trance e uno sviluppo ritmico perfettamente ballabile. Di poche parole e pressoché immobile per l’intera serata, Valerie ha conquistato comunque tutti i presenti con la sua aria quasi imbarazzata e la sua voce sottile, sempre sull’orlo dell’intonazione corretta (a volte scivolando anche in verità), ma perfettamente immersa e azzeccata nel regalare un senso di perenne fragilità emotiva alle tessiture sonore del gruppo.

Come si diceva, ben otto brani sui ventuno presentati stasera risulteranno tratti dall’ultimo album: da segnalare, oltre alla quasi perfezione pop di “Deep Dream”, sicuramente la dolcezza sussurrata  di “The Bucket”, il crepuscolo house di “The Frame” e la indolente progressione sintetica di “Her Daily Black”.
Il lavoro del 2004, “Faking The Books”, è risultato l’altro disco più saccheggiato con cinque canzoni tra cui l’amatissima dal pubblico “Micronomic”, figlia del piglio chitarristico (purtroppo le chitarre risulteranno tutte solo campionate visto l’assenza di un chitarrista vero) dell’ex Archer, l’altra sempre “notwistiana” “Call-1-800-Fear”, quel gioiello indiepop che è proprio “Faking The Books” e infine “Left Handed”, con quel suo crescendo finale toccante, in qualche modo, così fuori moda in questi tempi cinici.

In scaletta hanno trovato spazio anche momenti tratti dal penultimo e più recente (si fa per dire essendo di sette anni fa) “Our Inventions”, con l’atmosfera incantevole di “Everything Is Always” e il contrasto ritmico/melodico di “Move On”, canzone tra le mie preferite del loro intero repertorio.
Infine, oltre all’inedito eseguito circa a metà set, non si può non citare “Scary World Theory” che, oltre ad essere uno dei brani simbolo di tutto il movimento indietronico, ha reso indimenticabile l’intro del film capolavoro “Le Conseguenze Dell’Amore”.
L’ultima esibizione della serata è stata dedicata al singolo del 2010 “Remember”, arrivata al secondo “Encore”, visto l’apprezzamento deciso del pubblico presente. I Lali Puna hanno imbastito un live solido, dinamico (di rilievo il versante percussivo di Christoph alla serata) e trascinante, sia dal punto di vista dance che di quello invece maggiormente intimo. Ben fatto davvero e alla prossima.

 

 

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