Intervista di E. Joshin Galani

E’ uno Show Case affollato e pieno di affetto quello di Paletti, tenutosi il 25 gennaio da Ambroeus in zona Isola a Milano per presentare “Super”. Prima del live, abbiamo fatto due chiacchere sul suo nuovo lavoro, che sembra avere tutte le caratteristiche per arrivare ad un pubblico molto vasto.

In “Super” c’è un po’ di tutto, mare-amore, i gatti, i desideri, la gelosia, i tradimenti, le chat… sembra che le tue visioni non risparmino riflessioni, c’è qualche argomento invece che non ti piace assolutamente musicare?
E’ una domanda strana, scrivendo quello che mi pervade, mi turba, credo di essere molto sfrontato a riguardo dei temi di cui tratto nei testi. Anche le cose più scomode per me sono quasi proprio uno stimolo alla scrittura, perché soprattutto quella testuale e della canzone a livello base, lasciando quindi perdere gli arrangiamenti, per me è una terapia.
In realtà non schifo niente, nel senso che non c’è nulla di cui mi turba parlare, anzi più mi turba, più ne dovrei parlare nelle mie canzoni, perché proprio l’aspetto terapeutico del viaggio di scrittura della canzone è essenziale per me per crescere. Esorcizzare magari qualche paura, capire qualcosa che sento qui ma non è ancora comprensibile per la testa perché ancora in forma molto embrionale ed emozionale. Non ho paura di scrivere, magari ci sono cose delle quali non scrivo perché non mi interessano: per esempio non potrei mai scrivere o fare un testo pseudo adolescenziale, perché quell’età io l’ho passata… Non ti parlerei magari di qualcosa che non so fare tipo il calcio (che a me non fa impazzire, anche se ci ho giocato) cerco di essere un pochino magari più paraculo, non parlo del golf perché non ho mai giocato a golf…

Nella presentazione di Super nel comunicato stampa, si parla molto di te, di chi sei, cosa hai fatto, non ho trovato nulla riguardo collaborazioni o comunque come sia nato musicalmente il disco. Hai fatto tutto da solo o se c’è stato un supporto esterno, una produzione…
Il supporto principale, l’ispirazione principale ovviamente a livello di collaborazioni è lei (e ci indica la fidanzata che è con noi) (gran risata).
Diciamo che a livello di scrittura è personale. Come musica in realtà in studio eravamo io e Matteo Cantaluppi, con cui ho co-prodotto il disco, quindi è una co-produzione. Abbiamo suonato tutto noi, non ci sono musicisti esterni, potremmo definirla una collaborazione fra due produttori anche se lui è molto più bravo, più esperto di me, diciamo è il mio fratello maggiore in questo mestiere.
Non è un processo che ha coinvolto tanta gente se non all’inizio quando ho fatto un po’ di sperimentazioni. I primi brani che ho scritto ho provato a produrli con un amico a Bologna il risultato però non mi ha entusiasmato per cui mi son detto: “sai che c’è, provo a produrli io da solo”, ma anche in quel caso mi sono reso conto che non portavo niente di più a quello che era la mia idea di base, stavo facendo un disco solamente per me stesso, non era divertente la cosa, il risultato non mi stupiva.
Allora ho capito che c’era bisogno ancora di Matteo, ovviamente un riconoscimento importante per il lavoro a questo disco va anche a Simone Piccinelli, il bassista che suona con me, il mio socio nelle produzioni, un fonico bravissimo, che ha messo a disposizione anima e corpo per questo album, assistendomi pure lui come un fratello. Anche se magari non ne parlo, nei credits nel disco sono citate tutte queste persone. E’ davvero importante per me creare un’atmosfera fraterna  amichevole, perché per me è una sorta di “lavoro più…”, più emotivo, più simile a un gioco, una passione da condividere con persone a cui vuoi bene e che ti vogliono bene.

Il titolo sembra una “cronaca di un botto annunciato” …
Senz’altro e poi non me la voglio gufare… in realtà il titolo “Super” potrebbe sembrare una dichiarazione di intenti invece per me è più per farvi capire quanto sia estrema la scelta degli argomenti di questo disco. E’ stata talmente un’immersione dentro la mia emotività, i miei stati d’animo, che mi sono proprio spogliato, quindi per me è stato un “super Paletti” da mettere in mostra senza vergogna, senza paura del giudizio altrui, raccontato nelle sue contraddizioni, nelle sue debolezze e anche nelle sue criticità.

Che rapporto c’è tra il Socrates della copertina e Paletti?
Con Socrates in copertina volevo dare proprio una sensazione di positività, di vittoria, forza, perché credo che comunque ci stia ascoltando il disco.
Certo, con le dovute proporzioni, perché ovviamente Socrates è una personalità che ha uno spessore che non so se mai riuscirò ad avere. Quello che mi interessava di lui era il suo non essere solo un calciatore, per molti aspetti è stato anche molto di più: un medico, un attivista politico, un bohémien, un cantante, ha persino inciso dei dischi. Insomma ha fatto un sacco di cose, ed aveva pure le sue contraddizioni i suoi lati negativi, oscuri. Il senso era proprio trasmettere questo concetto: non giudichiamoci dalla copertina: tu, io, noi, siamo delle persone che hanno molto di più da dire rispetto a quello che sembra… io sono un cantautore, ma c’è anche altra roba dietro di me, mi piacerebbe vederla, scoprirla, sia la tua che la mia. Non è giusto conoscersi o giudicarsi immediatamente… lo faccio anch’io, di giudicare in tre secondi una persona, ma avere la consapevolezza che dietro ci sia qualcosa di più mi intriga, mi affascina, mi piace mostrarmi da subito con più onestà intellettuale possibile.

Assieme a “La Notte è Giovane”, “Chat Ti Amo” musicalmente sembra proprio confezionata per rimanerti in testa, è la canzone paradosso di questi tempi. Qual è invece il tuo rapporto coi social?
Io ho sempre bisogno di un po’ di un aiuto sui social soprattutto almeno di qualcuno che mi dica: “oh, guarda che devi postare…” poi posto io, scrivo io, magari faccio controllare se va bene quello che ho scritto, se c’è qualcosa da modificare. Anche lì cerco di mostrarmi il più possibile per quello che sono, devo però ancora imparare tanto perché comunque sento un po’ un attrito nei confronti dei social. Su instagram mi diverto un po’ di più, tipo non mi dispiace usare le storie di questo social, ma non divento matto per quel mondo lì. Sento che devo un po’ farlo di essere attivo, perché comunque il mio lavoro include anche questa sfera di marketing che devo perseguire se voglio far sentire la mia musica, quindi è un piccolo compromesso da accettare.

In “Chat Ti Amo” dici “…Ma non sanno niente del bruco elefante”, Anch’io non so cosa sia il bruco elefante!
Neanch’io (risata). 

Pensavo fosse un gioco di bambini
Una cagata, così (risata)…

Nel 2014 hai fatto un ep con gli Ex Otago, nelle scelte musicali di “Super” hai scelto di seguire un po’ come loro la via marcata electro pop; ogni cambiamento genera sorpresa, avvicinamenti o allontanamenti…
Il produttore è lo stesso, il produttore gioca un ruolo fondamentale nella scelta dei suoni.

Ci ho trovato anche un po’ gli ultimi Pertubazione…
Quelli li conosco meno e non credo che abbiano lavorato con Cantaluppi …

In una compilation di Spotify hai inserito i Talking Heads. Hai tempo di ascoltare altra musica, quale?
Devo e mi piace farlo, almeno in automobile accendo la radio e ho una panoramica di quel che succede in Italia a livello musicale sui grandi network. E’ importante conoscerlo, poi tante cose le ascolto perché mi piacciono, altre perché sono incuriosito da quello che sta succedendo, da professionista della musica devi conoscere.
A casa ho un po’ meno di tempo per farlo, ma, magari, anche meno voglia di farlo, perché lavorando tanto con la musica sia come produttore che come compositore di spot pubblicitari, nei film, etc… non è che viene proprio automatico rimettersi in ascolto, preferisco di gran lunga il silenzio.
Sì, ci sono cose su cui rimango, poche, sempre meno in realtà… Sono rimasto molto sull’ultimo degli Arcade Fire che ho trovato davvero bello, mi piace St. Vincent, anche il nuovo di Beck l’ho ascoltato più volte. Adesso stiamo ripristinando il piatto del vinile che con mio figlio era subito andato distrutto, quello credo che sarà un vero modo per rilassarmi con gli ascolti di musica.

Invece dal punto di vista dei live: ti piace andare ai concerti degli altri? sentire l’atmosfera che si respira?
Il tempo è poco, ma in realtà è una cosa che mi piace molto fare, siccome a me la sfera dal vivo piace parecchio. Non vedo l’ora di iniziare a suonare questo disco ed infatti partirò a brevissimo, il 7 febbraio avrò il primo concerto a Brescia, al quale ne seguiranno altri, al momento ho pubblicato una decina di date. Mi interessa anche andare a vedere gli altri artisti dal vivo, perché posso scoprire qualche trovatina che mi ispira, da utilizzare magari nei miei live. In realtà quando vado a vedere gente che arriva lì, schiaccia play e poi ehhh… scoreggia al microfono, sinceramente penso: “andate a zappare che forse è meglio!”

In una parola, cosa è passato musicalmente tra “Il Geco” e “Capelli Blu” ?
Sono trascorsi degli anni, ho vissuto tante esperienze, a livello sonoro sono cambiato: meno chitarre, più sintetizzatori, però è restata la stessa voglia di sperimentare con i suoni. “Il geco” era il pezzo più psichedelico di quel primissimo ep, “Capelli blu” non è il brano più psichedelico però magari lo rapporterei a “Jimbo”, che invece è la traccia più psichedelica di questo disco, più strumentale. Sono due canzoni che farei dal vivo ancora adesso tranquillamente. “Il geco” può stancare perché non lo conosce quasi nessuno però è uno dei pezzi che dal vivo mi divertiva un sacco fare perché era proprio uno sfogo totale.
Son due canzoni totalmente diverse perché “Il geco” parlava della rabbia nei confronti di un ex collega che mi aveva stimolato una riflessione a proposito di gente che non ha voglia di ascoltare, non tiene le orecchie aperte. “Capelli blu”, invece, racconta della gelosia, la mia gelosia nel mio rapporto di coppia.

Li ho presi proprio come riferimento rispetto al primo e ultimo album, differentissimi in questo senso. Ma, prevedendo di farlo in questo tour lo riarrangeresti o lo riproporresti così?
No, lo rifarei più o meno uguale, mi sembrerebbe giusto così.

Ci sono altri artisti che hanno scelto di proporre arrangiamenti musicali synth che io leggo un ritorno agli anni ’80. Se girassero più soldi potrebbe essere prevedibile un ritorno alla disco?
Se ci fossero molti soldi potrebbe ritornare anche lei, perché c’erano molti strumenti…
Oh Dio, la disco music forse non è mai morta in un certo senso, ogni tanto rispunta fuori di qui, di là. Ti piace la disco music?

No…
Sinceramente io spero non ritorni, non è che l’abbia amata così tanto…

La mia era una domanda paradosso, oggi girano pochi soldi, l’artista magari fa un disco molto ricco musicalmente, però lo deve presentare voce e chitarra. Questo problema legato all’economia sicuramente c’è, allora mi son detta: “con questo ritorno all’elettronica probabilmente ci fossero tanti soldi da investire, in tanti strumenti, potrebbe esserci anche il ritorno di un altro tipo di suono, che poteva essere quello“…
Io credo che ormai niente ritorni nella stessa forma in cui è stato creato, dovesse tornare la disco music non ritornerebbe come una banda da dieci persone, coristi e tutto il resto; probabilmente si presenterebbe sotto forma di musica fatta al computer con massimo due-tre musicisti sul palco, o forse neanche uno. Oggi sta cambiando proprio il modo di portare in giro la musica, quello che si può realizzare nel presente con il computer, quello che si arriverà a creare fra dieci anni, magari con un telefono potrai fare tutto, sarai in grado di avere una band nel cellulare, potrebbe essere così, quindi…

Non ci resta quindi di aspettare il tour, ecco le date:

Grazie a Ellebi per l’aiuto.