Cecilia – con l’arpa, vado a Sanremo! [l’intervista]

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Articolo di Iolanda Raffaele

In occasione della sua partecipazione all’edizione 2018 del Festival di Sanremo insieme a Max Gazzè, Off Topic ha intervistato la brava e giovanissima arpista Cecilia.

Il tuo avvicinamento alla musica è avvenuto sin dalla tenera età, come è nata questa passione e come mai la scelta dell’arpa?
Vengo sorprendentemente da un famiglia di sportivi, mia madre guardava molti programmi di danza, a 5 anni ho visto in tv una ballerina accompagnata da un’arpa e ho stressato i miei genitori fino a che a all’età di nove non ne ho ricevuta una per natale.
La musica è entrata nella mia vita, quindi, dopo la scelta dello strumento, che ha aperto la porta. Purtroppo per farlo ha dovuto avere anche le stesse dimensioni di una porta.

Uno strumento impegnativo e di altri tempi con un fascino inconfondibile, quanto studio e sacrificio hai dovuto dedicarvi negli anni?
Tanto studio, tanto sacrificio e tantissima fortuna… Ho infatti incontrato due insegnanti, Michela Marcacci e Gabriella Bosio, che mi hanno saputo trasmettere tutto ciò che serve per diventare una decorosa arpista, ma soprattutto mi hanno fatto comprendere la bellezza di avere uno strumento come compagno di vita. Non è uno strumento semplice, ma è sempre a contatto diretto e molto fisico con il musicista, vibra addosso a te, diventa parte della tua vita.

La fuga a Los Angeles e otto mesi ad allietare i turisti in crociera, chi è Cecilia e quanto il suo animo avventuriero ha determinato o influenzato la sua carriera?
Non mi sono mai sentita un’avventuriera, ho sempre paura di partire. Negli anni è diventato però evidente che essere lontana dalla mia vita mi aiuta a ridimensionarmi, mi rende più aperta agli altri ed è una compulsione forte, in certi momenti. Tutte le mie esperienze sono state fondamentali per riconoscermi nella persona che sono adesso. I miei viaggi mi hanno fatto amare il lavoro ed ho capito presto che fare male ciò che si ama è orribile. D’altra parte anche se non avessi cantato 200 volte Besame Mucho ad orde di passeggeri cinesi non avrei mai avuto il coraggio di suonare le mie canzoni quindi, come dice l’adagio, tutto fa brodo. Ora sono in un momento di tranquillità e di felicità nello stare ferma, ma solo in riferimento al trasloco. Sono sempre in movimento e non escludo una prossima avventura, ma probabilmente le navi da crociera andrò solo a salutarle dal molo.

Nel 2014 un’intensa attività live e partecipazioni in importanti manifestazioni, ma il 2015 è il tuo anno con grandi progetti internazionali. Che esperienze sono state prima la firma del tema musicale “6Bianca” e poi l’esibizione nello spettacolo “Ord mellum rum (The space between two words)”?
Sono state due esperienze bellissime. Quella di “6Bianca” mi ha obbligata a scrivere la prima canzone in italiano di cui sia orgogliosa. Ne esistono, infatti, due versioni, quella in italiano è opera mia, mentre quella in inglese l’ho scritta a 4 mani con Stephen Amidon (autore de “Il capitale umano” e appunto della serie teatrale “6bianca”). E’ stata una grande soddisfazione personale essere scelta da due professionisti come Serena Sinigallia e Stephen Amidon e da un’istituzione importante come il Teatro Stabile di Torino (produttore della serie con la Scuola Holden). L’esperienza in Danimarca è nata grazie ad alcuni video postati in rete. Mi ha notata un produttore teatrale che mi ha chiamata a lavorare ad uno spettacolo itinerante delle biblioteche danesi. Facevo parte di una performance di “human specific theater”. Pochissimo pubblico selezionato. È stata un’esperienza impossibile da vivere in Italia, che mi ha arricchita moltissimo.

Arriviamo al 2015 con il primo disco di inediti “Qui base luna”, canzoni in italiano e inglese con voce, arpa ed elettronica. Parlaci un po’ di questo album…
Era dicembre 2013, stavo suonando in un piccolissimo locale torinese le mie solite cover. Tra il pubblico c’era una ragazza che non conoscevo che a fine concerto mi ha detto: mi è piaciuto molto quello che fai, lavoro nella musica, ti va se ci prendiamo un caffè nei prossimi giorni? Nel giro di un mese avevo un management (The Goodness Factory) e iniziavo a parlare del mio primo disco. Nei mesi successivi mi è stato presentato un produttore di Aosta, Raffaele D’Anello, con cui ho iniziato a sperimentare con elettronica. Grazie a lui ho tirato fuori dal cassetto un po’ di brani che avevo scritto e mai cantato in pubblico, fatta eccezione per “Winter Guest”, che è la mia “canzone portafortuna”. Ad aprile 2015 è uscito Guest, un primogenito a cui voglio molto bene. Pezzi in italiano e in inglese e una poesia di Emily Dickinson messa in musica. E’ un esperimento, dopo qualche anno riascoltandolo so che avrei fatto alcune cose in modo molto diverso, ma è stato così importante che non posso far altro che proteggerlo e difenderlo sempre.

Hai promosso il tuo disco con il “BlaBla Harp Tour”, un’idea originale, come è stata realizzata e che seguito ha avuto?
Per il mio primo tour serio (estate 2015) ho usato tantissimo il servizio Bla Bla Car, da lì è nata l’idea di contattare l’azienda e proporre loro un piccolo format che poi hanno continuato. Io e il mio amico Alex siamo partiti con un’auto spaziosa che potesse ospitare noi due, l’arpa e 3 passeggeri e abbiamo messo un annuncio su Bla Bla Car avvertendo i miei ospiti che sarebbero stati ripresi. Ho studiato un tragitto preciso che ha toccato 8 città italiane che consentono di suonare per strada (argomento molto delicato in Italia) e ho “caricato” tanti passeggeri con cui mi sono raccontata e che ci hanno raccontato le loro storie.

Hai collaborato, tra gli altri, con Niccolò Fabi, che insegnamenti hai tratto dalla sua musica?
Sono stata la musicista opening del suo tour estivo del 2015, dove suonava con il Gnu Quartet. E’ stato un tour importante, impegnativo, ho suonato davanti a tantissima gente. Niccolò è un musicista serio che sa stare bene, divertirsi e che mette a proprio agio i suoi collaboratori. Eravamo un bel gruppo di persone che ha girato tutta l’Italia. Avevo la responsabilità di non deludere le aspettative di Niccolò e del suo pubblico e credo di essere riuscita nell’impresa. Alcuni suoi fan mi seguono e si interessano alla mia musica.

Il 2016 e il 2017 si confermano ricchi di tante esperienze, tanti viaggi, tante occasioni di crescita. Sei soddisfatta del tuo percorso o pensi di doverti migliorare ancora di più?
Io arrivo dalla musica classica, perciò, migliorare, studiare sono aspetti imprescindibili del mio carattere e della mia formazione. Sono contenta del punto a cui sono arrivata, ma se c’è una cosa che non smette mai di sfidarti è la musica. Spero di continuare a voler suonare qualcosa di nuovo anche a novant’anni.

La tua biografia parla di DoppelGanger e di un’artista con cui ha condiviso palco e auto ossia Carlot –ta, spiegaci meglio…
Io e Carlot-ta ci siamo conosciute artisticamente grazie al format Kabhum. Abbiamo scritto una canzone in 90 minuti avendo a disposizione solo il titolo “sei come il glutine”. Per la prima volta mi sono messa a confronto con un’altra cantautrice (che io già conoscevo artisticamente e che stimavo tanto). E’ stato molto divertente e stimolante. Dopo questa esperienza è capitato che ci chiedessero di suonare nelle stesse serate e ci siamo dette che potevamo condividere il palco. Da li sono nati un tour e 2 canzoni inedite. E’ un progetto parallelo che non voglio abbandonare.

Siamo all’inizio della sessantottesima edizione del Festival di Sanremo durante la quale accompagnerai l’orchestra della Rai nell’esecuzione di “La leggenda di Cristalda e Pizzomunno” di Max Gazzè. Quali sono le tue emozioni e suggestioni per questo evento e qual’ è il tuo giudizio sulla storica rassegna musicale?
Non ho mai amato e seguito molto la musica italiana. Mia mamma mi ha ubriacata di country da ragazzina e, soprattutto, nella lingua inglese trovo appagamento. Mi piace ascoltarla, parlarla e cantarla. Da quando ho iniziato a girare, però, ho conosciuto tanti cantautori italiani, ho iniziato ad approfondire la musica italiana e ad apprezzarla. L’unico ricordo concreto che ho di Sanremo risale al 1997 ed è “A casa di Luca” di Silvia Salemi. Non ho però un’idea precisa della manifestazione. Sicuramente al mio ritorno ne avrò una!

Max Gazzè è uno straordinario artista, versatile e poliedrico, come vi siete incontrati e avete deciso di fondere il vostro talento?
Max mi conosceva artisticamente tramite Niccolò, ma non ci eravamo mai incontrati personalmente. Sono contentissima che abbia pensato a me. In questo caso sono un’arpista pura, eseguo una parte che mi è stata assegnata. La bellezza del mio ruolo è quello di potermi adattare a situazioni diverse. Posso essere “protagonista”, ma anche accompagnatrice, devo dire che essere a servizio di belle canzoni non mi dispiace per niente, anzi, mi lusinga e rilassa.

Sei al lavoro per il secondo disco, che impronta vuoi dargli e che sorprese dobbiamo aspettarci?
Proprio in questi giorni ho scelto il mio futuro produttore artistico. Non so cosa aspettarmi, voglio solo entrare in studio e iniziare a lavorare. Le canzoni parlano tutte d’amore, delle fasi, della bellezza e dello strazio del sentimento amoroso. Vorrei che il contorno le valorizzi e non le copra. Mi sento un poco fuori dal tempo, non seguo le mode perché non mi accorgo del loro arrivo, oppongo un poco di resistenza analogica e spero che essere sincera circa questo aspetto porti i suoi frutti.

Oltre a questo album ci sono progetti futuri o c’è il pensiero di portare la tua musica anche nel cinema?
Magari. Mi piacerebbe tantissimo. Spero che questa cosa possa accadere, spesso chi ascolta le mie canzoni mi dice che potrebbero funzionare in un film, a forza di farle ascoltare spero che arrivino alle orecchie di un produttore o un regista che sentano la stessa cosa.
Per il resto voglio suonare in giro, suonare tanto e suonare bene.

Grazie per la disponibilità e buon Festival di Sanremo a tutti!

 

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