Radoslav Lorcović – The Po, The Mississippi (Appaloosa Records, 2017)

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Articolo di Roberto Bianchi

Ci vorrebbe un libro per scrivere la biografia di Radoslav Lorcović, cercherò di sintetizzare le fondamentali tracce che hanno caratterizzato la brillante carriera di uno strumentista di caratura internazionale.

Nato a Zagabria in tempi difficili, a sei anni si trasferì con la famiglia negli Stati Uniti coltivandola passione per la musica e dedicandosi con grande impegno allo studio del pianoforte. La sua talentuosa carriera musicale ha avuto inizio verso la fine degli anni ’70, quando è entrato in pianta stabile nella Cody Jarrett Band, gruppo di cui mantiene un ricordo indelebile, e successivamente nei The Third Street Sliders, gruppo di Bo Ramsey.

Le qualità dell’artista, la padronanza degli strumenti suonati e la capacità di esprimersi in un ampissimo scenario musicale hanno fatto si che potesse essere apprezzato da moltissimi artisti di prestigio. Lorcović ha una preparazione classica, ma è in grado di spaziare con disinvoltura nei territori blues, rock, folk, rythm & blues, country, zydeco, tex-mex, e ancora sedurci con splendide ballate; la sua presenza è sempre un valore aggiunto, un’iniezione di energia purissima.

Mi permetto di ricordare alcuni eccellenti nomi che si sono avvalsi del suo prezioso contributo: Greg Brown, Dave Moore, Richard Shindell, Odetta, l’indimenticabile Jimmy LaFave, Andy White, Jono Manson, Shawn Mullins, Levi Parham, Charlie Cinelli, Lorenzo Bertocchini, Massimiliano Larocca, e molti altri ancora. C’è un’importante presenza di musicisti nostrani perché Radoslav ama il nostro paese, parla la nostra lingua, ha molti amici in Italia e viene spesso a suonare da noi.

The Po, The Mississippi è il più recente tassello di una discografia ricca, un prodotto che conferma le elevate qualità dell’artista, che merita grande considerazione.

Il nuovo disco è nato in Italia durante un tour del 2015. Rad si è seduto davanti a un pianoforte a coda in uno studio di registrazione della Brianza; con Andrew Hardin alle chitarre, Charlie Cinelli al contrabbasso e Andrea Parodi in regia ha registrato diciotto canzoni in una sola giornata. Quella sessione è stata, di fatto, la struttura portante del prodotto finale. Successivamente si sono aggiunti altri musicisti, che hanno arricchito le basi musicali: Paolo Ercoli al dobro e alla pedal steel, Tony Feliccioli e il suo ensamble di fiati e percussioni, Alice Marini al violino, Jono Manson, Jaime Michaels, Shawn Mullins e Mary Gauthier alle voci.

Conoscevo le eccelse qualità musicali dell’artista, ma la vera sorpresa è stata la sua voce: precisa, mutevole, coinvolgente. Il prodotto finale contiene undici brani di cui quattro nati dalla penna di Radoslav, cinque tributi ad artisti “speciali” e due tradizionale brani balcanici.

La tradizione è rappresentata dall’ipnotico canto Croato di Jeremija, ascoltato da bambino e riportato alla memoria di Rad grazie ad un concerto di Goran Bregovic all’Orchestral Hall di Chicago. Ribar Plete Mrizu Svoju è invece una dolce ballata Dalmata che celebra il mare adriatico.

I tributi sono, da sempre, una scelta delicata, spesso non soddisfano le nostre aspettative perché siamo profondamente legati alle metriche e agli arrangiamenti originali. In questo caso i risultati finali sono sorprendenti: Tango Till They’Re Sore da Rain Dogs di Tom Waits è una splendida canzone, che vive nel cuore di Radoslav da sempre, la versione proposta è magistralmente interpretata con un andamento lievemente jazzato e un tappeto sonoro ammaliante, un momento di classe sopraffina.

Fishing di Richard Shindell è un brano che accompagna la vita musicale di Radoslav, la convincente versione proposta è impreziosita dall’apporto vocale di Mary Gauthier. Luisiana 1927 di Randy Newman conferma la versatilità dell’artista che, affiancato da Shawn Mullins ci offre una superlativa interpretazione. In The Dark With You di Greg Brown è trasformata in una ballata pianistica di grande spessore, che ritengo più incisiva rispetto alla versione originale.

La conclusiva Café In The Rain di Jimmy LaFave è il momento più emozionante del disco, l’elogio a un amico che vivrà per sempre, con la propria musica, nei caffè di tutto il mondo, sotto la pioggia, nel cuore di chi non smetterà mai di amarlo.

Ultimi, ma non meno importanti i brani originali, scritti dall’artista durante il suo lungo girovagare.

L’iniziale Blue Parade sintetizza la tematica dell’intero disco: lasciarsi trasportare dallo scorrere del fiume, ovunque esso sia, percepire la magia che ci circonda e farla propria. Ottime le armonie sostenute dal pianoforte e addolcite dal violino della brava Alice Marini.

Mexican Cafè è una canzone di confine, in evidenza la pedal steel di Paolo Ercoli e la fisarmonica. Il boogie-woogie di Headin’ South ci regala una magica atmosfera da “Grande Gasby”, trasportandoci indietro nel tempo. Northwind è un pregevole dipinto con un accattivante ritornello, tutte le note sono al posto giusto e ci fanno volare verso i grandi laghi del nord America.

Andrew Hardin e Charlie Cinelli fanno sentire, con discrezione, la loro incisiva presenza, supportando Radoslav Lorcović che, con la voce, la fisarmonica rossa e il pianoforte, ci conduce magicamente in ogni angolo del mondo: dai Balcani, al Messico attraversando la pianura padana, il delta del Mississippi, l’Illinois e il Texas in un viaggio onirico, da cui non vorremmo mai risvegliarci!

Photo Credit © Paolo Brillo

 

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