Articolo di Iolanda Raffaele

Dopo la partecipazione a Sanremo in coppia con Roy Paci con il brano “Adesso”, abbiamo incontrato Diodato, per farci raccontare il passato ed il presente.
Abbiamo chiacchierato un po’ ed è venuta fuori un’interessante intervista che mostra il suo lato creativo, collaborativo e l’amore per la musica.

Partiamo da Sanremo: hai partecipato alla recente sessantottesima edizione del Festival insieme a Roy Paci con il brano “Adesso”. Come è stato ritornare dopo quattro anni da big e qual è il tuo giudizio su questa rassegna musicale?
E’ stato fantastico, ci siamo divertiti veramente tanto, io ero già stato quattro anni fa con Roy perché l’etichetta che mi aveva portato era proprio la sua e, quindi, tornare con lui e condividere il peso di una manifestazione come il festival è stato molto bello. Ovviamente rispetto a quattro anni fa, alle nuove proposte, l’esposizione mediatica è stata nettamente superiore, però, ci siamo divertiti tanto ed è stato bello farlo con un amico come Roy.

Come è avvenuto il vostro incontro quattro anni fa e come avete mantenuto questa voglia di collaborare e di creare ancora una volta qualcosa insieme?
Noi ci siamo conosciuti più di 4 anni fa, cinque, sei anni fa, è nata un’amicizia che partiva da una stima artistica, però, già 5 anni fa abbiamo cominciato a collaborare. Dopo il precedente festival, abbiamo fatto dei lavori insieme per alcuni album e adesso questa partecipazione.
Io ho scritto il brano e ho sentito che in qualche modo ci potesse stare un grande arrangiamento di fiati alla Roy, quindi, gliel’ho mandato, lui l’ha ascoltato e gli è piaciuto molto per fortuna e così è nata la collaborazione.

Quali adattamenti e quali difficoltà avete trovato nell’amalgamare i vostri due modi diversi di fare musica, anche se sono abbastanza assonanti, come avete gestito questo rapporto musicale?
Sicuramente si possono trovare delle difficoltà, tuttavia, sia io che Roy con la nostra musica abbiamo sempre cercato di abbattere ogni tipo di barriera musicale anche nei generi, basti guardare il suo curriculum per capire che ha sempre spaziato tantissimo dal jazz al pop a quasi tutti i generi. Ho cercato in qualche modo di coinvolgerlo anche per questo motivo, perché sapevo che è un artista in grado di essere molto trasversale, quindi, non abbiamo trovato grandi difficoltà; è stato più che altro cercare di entrare nel mood del brano e di dare allo stesso ciò di cui aveva bisogno e in questo devo dire che Roy è stato eccezionale.

“Adesso” è un brano molto bello e orecchiabile che, anche dopo il Festival, sta riscontrando molto successo: è nella classifica dei brani più trasmessi in radio e più ricercati su Spotify. Parlaci un po’ di questo carpe diem moderno che è stato abbinato ad un video altrettanto interessante.
E’ un brano che ho scritto in un momento particolare in cui mi stavo facendo un po’ di domande, per cui mi rendevo conto che ci basta guardare un po’ intorno per capire che molto spesso viviamo proiettati in un altrove, in un non-luogo virtuale in cui in cui di frequente troviamo un appagamento che dovremmo trovare invece molto più nella realtà, nei momenti anche semplici che viviamo con le persone che abbiamo vicino. Probabilmente ciò che penso è che una vita con pochi rimpianti e una vita forse più felice è una vita fatta di tanti momenti vissuti pienamente.
Qualcuno l’ha visto come un attacco ai social, come un attacco alla tecnologia, in realtà non è così, viene preso soltanto in considerazione l’uso talvolta ammalato che ne facciamo.

Nato ad Aosta, ma di origini pugliesi, Taranto, romano di adozione. Quanto questa varietà culturale e di tradizioni ha influenzato la tua musica e i tuoi testi?
Non lo so, forse anche tanto, nel senso che sono sempre stato un po’ nomade e tante volte ho bisogno di perdere l’equilibrio per stimolarmi, per arrivare ad esprimere me stesso. Ad esempio adesso non vivo più a Roma, ma vivo a Milano e sicuramente arrivare in luoghi nuovi amplia le prospettive, quindi, è una cosa su cui non ho mai riflettuto più di tanto, ma sì forse ha influenzato anche il mio modo di scrivere.
I cambiamenti stimolano, ti danno sempre una marcia in più, perdere l’equilibrio e uscire dai luoghi dove hai vissuto per molti anni ti aiuta anche a vedere altre prospettive.

Nel 2007 l’esordio con “E forse sono pazzo” e da lì tanti premi e collaborazioni, quanta pazzia ci vuole per fare musica oggi ed essere in qualche modo originali, se così si può dire?
Un po’ ce ne vuole, è come vivere sulle montagne russe, ma bisogna essere consapevoli che abbiamo acquistato noi il biglietto per salirci.
È una considerazione che avevo fatto sin dal primo album quando avevo deciso di fare il musicista, di non avere più un piano b e di dedicarmi totalmente alla musica, perciò, il titolo veniva da tutto ciò: ero consapevole delle difficoltà che sono tante, però, se è la cosa che ti fa sentire vivo, allora è sicuramente la cosa che devi fare e questo è successo a me, pur consapevole di tutte le problematicità.
È la musica che mi rende felice, che mi fa svegliare tutte le mattine con la voglia di fare.

Con tanta stima, ripercorrendo la tua carriera musicale ho visto tante reinterpretazioni di artisti celebri come “Amore che vieni amore che vai” di Fabrizio De Andrè e “Piave” di Domenico Modugno, oltre “A ritrovar bellezza” del 2014 che contiene tante cover degli anni 60’. Qual è il tuo rapporto con la musica passata?
Sicuramente mi ha influenzato tanto perché ad un certo punto ho riscoperto le mie radici.
Per tanti anni ho ascoltato solo musica che arrivava dall’estero, brit rock, brit pop e qualcosa anche della musica americana, e avevo trascurato i grandi artisti e i grandi autori della musica italiana, poi ad un certo punto li ho riscoperti e ho capito che raccontavano molto anche di me.
Il brano di De Andrè è stato il primo esempio di come talvolta sia possibile raccontare se stessi anche con le parole di qualcun altro.

Sono degli artisti abbastanza particolari, intimisti…
L’album veniva fuori dal programma di Fabio Fazio “Che tempo che fa” in cui chiudevo le puntate della domenica cantando in giro per l’Italia per circa un minuto, quindi, la selezione dei brani è stata decisa anche con il programma e con gli autori e poi sono stati racchiusi all’interno di questo album.

Partecipazioni importanti anche con Daniele Silvestri per l’album “Acrobati “ e Boosta per “La stanza intelligente”. Che esperienze sono state per te?
Le collaborazioni ti aiutano sempre a scoprire qualcosa in più di te e molto spesso riesci ad approcciarti alla musica anche con più leggerezza rispetto ai tuoi lavori, quindi, a mio avviso sono importantissime. Dalle collaborazioni sono arrivate sempre cose positive e importanti, perciò, è importante aprirsi e collaborare, condividere con altri artisti, mischiarsi anche per conoscere meglio se stessi.

Dopo “Mi si scioglie in bocca” del 2016, arriva “Cosa siamo diventati”, di che album si tratta e come sei diventato ora rispetto al tuo esordio. Ti senti cambiato, migliorato, in una fase più matura del tuo percorso?
E’ un album in cui racconto un vissuto personale e lo faccio in alcuni momenti in maniera molto viscerale, in altri in maniera più distacca e lucida, perché talvolta bisogna allontanarsi dal vissuto per poterlo raccontare con onestà. Sono maturato un po’, è normale che sia così e sono probabilmente più consapevole delle cose che voglio e di cosa voglio ottenere facendo la mia musica.
Può essere fuorviante volere tutto e subito, ho capito che questo è un lavoro che si fa giorno dopo giorno, un passettino alla volta e deve rappresentare un percorso personale. Sicuramente, perciò, mi sento più maturo rispetto ai miei primi lavori, non solo artisticamente, ma anche umanamente.

Archiviata la pratica Sanremo, a metà marzo è partito il tuo tour in Italia e in Europa da solista insieme alla tua band senza Roy Paci, altrettanto impegnato nel suo Vale La pena Tour. Cosa ci dobbiamo aspettare e ricordaci qualche data…
E’ un live molto rock, molto dinamico ed energico, girato con una band al completo, una classica band rock, basso, batteria, chitarra elettrica, tastiere ed io con l’acustica. Le date sono tutte pubblicate sui miei social: dopo Torino, Bolzano, Firenze e Milano, saremo a Livorno il 31 marzo, passeremo da Roma il 7 aprile, Firenze, Caserta, Bari, insomma tante date. Faremo piccole tappe in Europa, lì sarà probabilmente tutto più intimo perché lo farò chitarra e voce e sarà un modo per tornare a quella dimensione in cui sono nati i brani.

Si ritorna al contatto diretto con il pubblico…
Sì, è una cosa che mi piace tanto, per lo scambio che si rende più evidente quando suoni in luoghi piccoli in cui la gente è seduta davanti a te e ti ascolta.

Qual è il tuo rapporto con la radio e con che frequenza la ascolti, oltre ad ascoltare le tue canzoni?
La vivo più che altro quando sono in macchina, la ascolto molto quando viaggio. Facendo dei tour mi capita spesso di ascoltarla. Credo sia un mezzo importante, se si considera che anni fa si dava la radio quasi per finita, invece, io credo che sia un mezzo che resterà nelle nostre vite e aiuterà a rimanere sintonizzati con la vita di tutti i giorni e con la musica perché è un grande mezzo di proposta.
È importante che esistano tante radio in Italia che facciano proposta musicale, che trasmettano musica che altrimenti non avrebbe molti spazi. Anche le web radio cresceranno con il tempo, al momento la radio classica ha un peso specifico più importante, però, anche la web radio lo diventerà.

Ultima indiscrezione, oltre al tour ci sono altri progetti che stai coltivando, in cantiere?
Sto continuando a scrivere, quindi è probabile esca qualcosa di nuovo per arrivare poi ad un album prima della fine dell’anno, perché sto vivendo un momento in cui scrivo e pubblico immediatamente. Questa è una cosa che non avevo mai fatto prima, però, mi permette anche di raccontare immediatamente ciò che sto vivendo e mi piace molto.

Cavalchiamo quest’onda di produttività per aspettarci tante altre canzoni…

 

Grazie a Radio Iolex per la preziosa collaborazione