Cosmo @ Fabrique, Milano – 12 aprile 2018

Postato il Aggiornato il

Articolo di Luca Franceschini, immagini sonore di Alessandro Pedale

Che sarebbe stato uno show particolare l’aveva già detto, Marco Jacopo Bianchi, poco prima che partisse il tour: uno spettacolo unitario, dove il suo live sarebbe stato inserito all’interno di un lungo dj set, con l’apertura di Enea Pascale e la chiusura di Ivreatronic, marchio lanciato qualche anno fa, comprendente una selezione di musica elettronica di artisti a lui vicini.
“Cosmotronic” il disco uscito a gennaio, ha unito l’anima da producer a quella cantautorale del musicista di Ivrea, facendogli compiere un bel salto di qualità e collocandolo a pieno titolo tra le migliori realtà del panorama italiano, cosa che “L’ultima festa” aveva comunque già fatto benissimo.
Sono andate sold out un po’ dovunque, le prime tappe di questo lungo giro; a Milano soprattutto, la richiesta è stata tanta che si è optato per una replica ad aprile della serata che si era svolta a fine marzo. Aggiungiamo che pochi giorni fa è stato confermato come headliner della prima giornata del Mi Ami, e capiremo che la voglia di Cosmo in questo periodo è veramente tanta.


Spetta ancora al Fabrique ospitare il concerto milanese, la sala, di certo non piccola, è nuovamente piena da scoppiare. Tanti giovani, nutrita la presenza femminile, per un concerto che, a giudicare dal clima, ha tutte le caratteristiche per essere vissuto come un grande evento.
Il set di Enea Pascale scorre via piuttosto liscio e nel complesso inosservato: musica di sottofondo nell’attesa del main act, nonostante una voce fuori campo ci tenesse a ricordare come si trattasse di più di un mero intrattenimento.
Poco dopo le 22 è l’intro parlato di “Benvenuto”, sorta di confessione di quanto sia difficile conciliare intenti e realizzazioni, che dà il via alle danze. La produzione è piuttosto semplice: luci non particolarmente ricercate, laser colorati, una consolle dove Marco, che sfoggia un look anni ’80 con tanto di giacca fluorescente e pantaloni colorati, lavora sulle basi. Accanto a lui, due percussionisti che arricchiscono il ritmo a cassa dritta con l’intento di aumentare il tiro dei brani. Tutto qui. La dimensione live per lui è sempre stata piuttosto essenziale con le parti pre registrate che l’hanno sempre fatta da padrone. Canta, ovviamente, e i suoi movimenti col microfono in mano sono alla fin fine l’unica cosa da guardare.


Nella prima parte del concerto i brani di “Cosmotronic” (“Va tutto bene”, “Quando ho incontrato te”, “Tristan Zarra”, “Ho vinto”) si alternano ad un paio di estratti da “L’ultima festa” (“Dicembre” e la sempre efficace “Le voci”, da tempo divenuta un classico).
Il pubblico reagisce bene, salta, balla, conosce i testi a memoria e pare divertirsi parecchio. Eppure qualcosa sembra non girare per il verso giusto: i suoni non sono il massimo, le percussioni vengono un po’ assorbite e non spiccano come dovrebbero. Il volume poi non è altissimo e l’impatto generale ne risente leggermente.
La seconda parte vede Marco da solo sul palco per un lungo sussegursi dei brani più elettronici, quelli che figurano nella seconda parte del disco: “Ivrea Bangkok”, “Barbara”, “Attraverso lo specchio” e “La notte farà il resto” vengono proposti in un lungo fluire ininterrotto, dilatati nello svolgersi, portandosi via una bella porzione dello show. È la fase dove la discoteca prende il sopravvento, in cui Cosmo lavora da dj e dove, presumibilmente, si dovrebbe ballare. Il pubblico non sembra tuttavia connesso a dovere, il via vai dal bar diviene inarrestabile e, almeno dove sono io, l’attenzione è ormai del tutto labile.


Si ritorna alla forma canzone con “Le cose più rare”, unico estratto dall’esordio “Disordine”, bello vedere come siano in tanti a conoscerla e a cantarla: segno che tra il pubblico ci sono anche parecchi fan della prima ora.
Una lunga versione di “Tu non sei tu” chiude poi il set regolare e Marco si congeda, anche se sappiamo tutti che non può essere finita qui. Rimangono ancora alcune cartucce pesanti da sparare e infatti i bis risultano parecchio corposi, coi pezzi più potenti di “Cosmotronic” che ancora mancavano all’appello: “Sei la mia città”, “L’amore” e “Animali” portano finalmente l’eccitazione al massimo e anche i volumi sono quelli adatti all’occasione. È un autentico boato quello che accoglie “Turbo”, indubbiamente il singolo di maggior impatto del disco e questa volta, per davvero, il Fabrique diventa un’autentica bolgia di gente impazzita che urla a squarciagola il ritornello. Cosmo se ne accorge e su “L’ultima festa”, che chiude eloquentemente lo show, si lascia andare ad uno spericolato crowd surfing, percorrendo due volte il locale, dal palco al mixer. Si fa portare dalla folla in delirio, non senza tirare qualche maledizione divertita all’indirizzo di chi, invece di sostenerlo per non farlo cadere, si intrattiene a filmare la scena col telefonino (ha fatto pure un post su Instagram nei giorni successivi, decisamente esplicito sull’argomento).


Nonostante la raccomandazione a non andarsene per non perdersi “Ivreatronic”, preferisco togliere il disturbo: il giorno dopo devo alzarmi presto e il Dance Floor non è esattamente il mio habitat naturale.
Difficile valutare in pieno questo spettacolo: difficile separare gli evidenti limiti di queste due ore dalla mia scarsa dimestichezza per un tipo di intrattenimento così legato agli stilemi della Techno. Rimane senza dubbio il coraggio di stravolgere per una volta le forme del classico live, per portare sul palco un disco già di per sé parecchio atipico. Probabilmente basta questo, per salvare la serata. Perché senza i problemi tecnici che si sono verificati, avremmo forse assistito ad una prova migliore. Resta che Cosmo sta facendo davvero delle cose splendide ed è ormai un assoluto punto di riferimento della scena. Teniamo buono questo e lasciamo perdere le lamentele.

 

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