Articolo e immagini sonore di Stefania D’Egidio

Se siete stanchi di passare il sabato sera sdraiati sul divano a guardare le serie tv o a seguire il solito scontato campionato di calcio, Milano è una città che, in quanto a locali con musica dal vivo, ha molto da offrire e non parlo dei locali noti a tutti, ma di tanti piccoli circoli dove spesso si possono ascoltare delle perle sconosciute ai più.

E’ il caso ad esempio del Serraglio, in zona Rubattino, ex officina riadattata meravigliosamente a locale, di dimensioni non enormi, ma dall’acustica buona e dal clima accogliente dove sabato 29 si sono esibiti due gruppi italiani che spaccano di brutto: in apertura i Faz Waltz e, come headliner, i The Peawees.
Entrambi meritevoli di un ascolto più che attento, per il profumo internazionale delle loro canzoni. I primi originari di Cantù, con un curriculum di tutto rispetto, potendo vantare nella loro discografia un EP e sei album, pubblicati tra il 2008 e il 2013, più numerose esibizioni all’estero; i secondi provenienti da La Spezia, ma sulla scena musicale da oltre 20 anni, con alle spalle cinque dischi e svariati singoli, nonché diversi tour in Europa e negli States, dove hanno condiviso il palco con gente del calibro di Damned, Dictators e Sonics, per i quali avevano aperto anche l’anno scorso in Italia.

FAZ WALTZ

Quasi un Ritorno al Futuro il concerto di cui vi sto parlando, perché entrambe le formazioni viste propongono un genere che sarebbe stato molto caro a Marty McFly, il protagonista del film culto del 1985, fatto di rock’n’roll che strizza un occhio al passato, agli anni ’50, ma anche alle due decadi successive, con le melodie che hanno reso celebri i gruppi femminili degli anni sessanta o i gruppi glam degli anni settanta.
E proprio i Faz Waltz, saliti sul palco intorno alle 22.15, hanno proposto un genere a metà tra i T-Rex dell’indimenticabile Marc Bolan, che proprio in questi giorni avrebbe compiuto 71 anni se non fosse prematuramente scomparso in un incidente stradale nel 1977, e gli AC/DC, per il modo di suonare la chitarra elettrica del suo cantante, Faz La Rocca, che ricorda tanto i fratelli Young, nonostante il look da mod.
Una scaletta di ben quattordici brani, tutti tiratissimi, uno dietro l’altro senza sosta, con il basso di Diego Angelini che si fa sentire prepotentemente e la batteria di Marco Galimberti che risponde colpo dopo colpo; un rock orecchiabile e ballabile, fatto di riff classici e potenti, che ricordano squallidi pub lungo il Tamigi dove far scoppiare una rissa per una pinta di birra o una ragazza da conquistare.
Faz sembra nato per il palco, un ibrido tra Bonn Scott ed Elton John ai tempi di Tommy; i pezzi più belli secondo me Good Time is callin’ loud, Oh Penny e Kids are All Wild.


Dopo un’apertura così scoppiettante arriva il momento dei The Peawees; la band, composta da Hervè Peroncini (voce e chitarra), Carlo Landini (chitarra), Fabio Clemente (basso) e Tommy Gonzales (batteria) presenta per l’occasione l’ultimo lavoro, Moving Target, uscito il 14 settembre per Wild Honey Records in vinile e per l’americana Rum Records Bar in cd, ispirato da Phil Spector e dal suo “approccio wagneriano al rock’n’roll”, che prevede l’introduzione, oltre che dei classici basso-chitarra-batteria, anche di strumenti non convenzionali come archi, ottoni, triangoli e, nel caso dei The Peawees, di un pianoforte incandescente.
Anche per loro una scaletta densa densa, aperta da Road to Rock n Roll, Need a Reason e Stranger; quasi tutto pieno il Serraglio per questo release party e la serata è di quelle che scaldano il cuore perché il gruppo dà tutto sul palco, tra sudore, alto voltaggio, casse che spaccano e non in senso figurato: durante l’esecuzione di Walking Through My Hell l’amplificatore di Harvè, sotto i colpi del suo plettro, esala l’ultimo respiro, ricordandomi proprio la scena di Ritorno al Futuro in cui Marty McFly fa esplodere il suo.
Lo spazio di due minuti per il cambio di ampli ed ecco che la festa decolla di nuovo per procedere verso un finale pirotecnico.
Chi dice che il rock è morto dovrebbe assistere alle esibizioni di questi due gruppi per ricredersi: l’underground italiano è più vivo che mai e direi anche in ottima salute, i becchini possono pure attendere.
Il Serraglio si conferma uno dei miei locali preferiti, per l’atmosfera da pub inglese che sa ricreare, unica nota stonata le luci che, spesso basse o sul rosso, lasciano al buio chi suona nelle retrovie, in genere il batterista che, suo malgrado, finisce per essere “trascurato” dai fotografi.

FAZ WALTZ
FAZ WALTZ
FAZ WALTZ