Articolo di Manuel Gala

Che l’anima di Richard fosse ribelle non avevamo dubbi.
Chi di noi non ricorda quello sguardo perso nel vuoto mentre camminando per Hoxton street a Londra, intonando “no change, i can’t change, i can’t change”, prende a spallate la gente e urta tutto ciò che si trova lungo il suo percorso, fregandosene di tutto e tutti?
Ribelle, non per forza significa sfasciare hotel o spaccare chitarre sul palco; Richard a suo modo, intonando versi all’amore, alla vita e all’amata moglie, si rivela un vero gentleman del rock.

Uno che scrive ciò che vuole e quando vuole, in un modo talmente naturale, da risultare fuori dagli schemi. Forse è proprio questo concetto da Good Rebel, che ci vuole trasmettere con questo disco.
Sì, ribelle… naturale come la sua voce che ti entra dentro.
È così che suona l’ultima fatica dell’ex frontman dei Verve, il quinto album solista dal debutto con Alone with Everybody del 2000, se si considera anche il progetto United Nations of Sound del 2010.
Metto gli auricolari e ascolto il disco senza alcuna interruzione. Niente di nuovo sia chiaro, e forse alcuni pezzi sono un po’ piatti o già sentiti, è vero, ma la sua voce… beh, è proprio quella a rendere tutto più magico.

Il disco si apre con All my dreams, pezzo dal marchio inconfondibile per chi ama lo stile e il binomio voce/chitarra tipico di Richard. Ed è su questo binomio che il disco scivola via in modo piacevole, tra inni alla gioia e alla libertà come Birds fly, Surprised by the joy e A man in Motion, fra violini e sentimenti profondi, che nascono dal cuore ed escono dalla sua meravigliosa ed inconfondibile voce.
Non possono poi mancare le ballads più cupe ed introspettive alle quali ci ha abituato, come That’s how strong o We all bleed, a tratti struggente, e decisamente il pezzo più malinconico dell’intero album… ricorda vagamente quella The drugs don’t work  che ci ha fatto piangere e urlare ai loro concerti.

Qualcuno però potrebbe chiedersi… ci sono tracce rock? Dov’è finita quella parte ribelle che ha caratterizzato i Verve degli esordi? E i riferimenti al britpop?
Lucky man Richard non delude; prima ci fa assaporare a tratti la sua anima blues nel pezzo Born to be Strangers, ci fa viaggiare indietro nel tempo con That’s When i Feel It ripercorrendo gli anni ’90, per poi  esplodere tutta la sua rabbia e la sua energia nel finale con Money money, sulle orme di Come on, il gran finale dell’album Urban Hymns che lo consacrò al mondo nel 1997.
Riff cattivo, essenziale, senza fronzoli, di certo il pezzo più potente del suo ultimo lavoro, questo lo ascolti e lo riascolti senza stancarti.
Tolgo gli auricolari… rimane quella consapevolezza che, pur non essendo di fronte al disco che cambierà il mondo del rock, il nostro amato Richard sa il fatto suo e, ancora una volta, farà innamorare i suoi fans.

Tracklist:
01. All My Dreams
02. Birds Fly
03. Surprised By The Joy
04. That’s How Strong
05. Born To Be Strangers
06. That’s When I Feel It
07. We All Bleed
08. A Man in Motion
09. Streets of Amsterdam
10. Money Money