Articolo di Eleonora Montesanti, immagini sonore di Claudio del Monte

Ormai si può dire che ContempoRarities, la rassegna di musica contemporanea ideata da Enrico Gabrielli e Sebastiano De Gennaro con la loro etichetta 19’40” e l’ensemble Esecutori di Metallo su Carta, sia diventata una vera e propria tradizione.
Da tre anni a questa parte, infatti, le domeniche pomeriggio di dicembre alla Santeria Social Club di Milano hanno un colore tutto particolare.
ContempoRarities è una serie di spettacoli unici e irripetibili il cui scopo è quello di rompere le gerarchie culturali tra ciò che è colto e ciò che non lo è: al suo interno coesistono con disinvoltura musiche suonate su partitura, atteggiamenti filologici, trascrizioni e sabotaggi. Si può parlare dunque di musica “anti-classica”, poiché tutto può essere toccato, modificato, rivisto e rinnovato.

Domenica 25 novembre c’è stato il primo dei tre appuntamenti del 2018, il cui titolo era Anti Minimalismo Italiano. Un titolo volutamente ingannevole, poiché viene naturale pensare al minimalismo come a qualcosa di molto essenziale e contenuto. Con la parola “anti” a precederlo, però, si pensa immediatamente all’opposto, ovvero fronzoli e arrangiamenti complessi. E invece no, perché minimalista significa qualcosa in stretta connessione con lo stile musicale omonimo, nato nei paesi anglosassoni tra Ottocento e Novecento e non arrivato in Italia, dove nessuno ha mai avuto la necessità di ridurre a pochi parametri la propria smania compositiva.
Senza farla troppo lunga, per i profani come me, basti sapere che i musicisti di musica contemporanea di area accademica odiano il minimalismo musicale e ContempoRarities ha raccolto sei brani di sei artisti che, a partire dagli anni Settanta, hanno voluto reagire a ciò.

Terminata la premessa doverosa – molto simile a quella fatta da Enrico Gabrielli prima dell’inizio del concerto quando, a mo dì Alberto Angela della musica contemporanea, ha spiegato quello che stava per succedere – possiamo entrare nel vivo nella descrizione del concerto.
Il primo brano, L’Egitto prima delle sabbie di Franco Battiato (1978), è uno strumentale di quattordici minuti (per l’occasione ridotto a undici) eseguito da Damiano Afrifa al pianoforte. Il secondo, Lumen di Franco Donatoni (1975), ha visto l’ingresso di tutto il resto dell’ensemble e del direttore Marcello Corti. Il terzo, Scale di Paolo Castaldi (1970), era effettivamente composto da una serie di scale di note intrecciate e inghirlandate in tutte le maniere.
Il quarto brano, L’Ame Ailée di Giacinto Scelsi (1973), è un solo per violino, eseguito dalla bravissima Yoko Morimyo la quale, non potendo mai staccare le mani dallo strumento per tutta la durata del pezzo, si è preparata uno spartito lunghissimo posto su un non ben definito numero di leggii e si è mossa in orizzontale per seguire le note. Un momento davvero ipnotico.

Synchronia in quartetto di Fulvio Caldini (2001) – clarinetto, violoncello, pianoforte e marimba – è stato, insieme a quello precedente, il mio momento preferito del concerto: un brano ossessivo e, proprio per questo, poetico.
Il concerto si è chiuso con il più particolare dei pezzi: Saltando in Padella di Alvin Curran (2005), un compositore romano d’adozione e  discepolo di John Cage, padre spirituale della musica sfuggente. Tutti gli Esecutori di Metallo su Carta, guidati dalla direzione di Marcello Corti, hanno chiuso il cerchio di questo viaggio – illogico ma coerente – nel definire un contesto musicale molto particolare e interessante.
Tutte le esibizioni sono state accompagnate dall’arte visuale dell’eccellente Andrew Quinn, che con le sue creazioni ha contribuito all’ipnotismo generale provocato dalla musica.
In generale, un’esperienza bellissima, fuori da ogni tempo e da ogni spazio.

Gli Esecutori di Metallo su Carta erano: Yoko Morimyo – violino; Giovanni Volpe – violoncello; Carlotta Raponi – flauto; Enrico Gabrielli – clarinetto e sax; Damiano Afrifa – pianoforte e celesta; Sebastiano De Gennaro – percussioni; Marcello Corti – direzione; Andrew Quinn – visual.

Per concludere, un piccolo reminder riguardo i prossimi due appuntamenti con ContempoRarities:

9 dicembre: Arcade Music
Il secondo appuntamento è dedicato alla Arcade Music ossia alla musica da videogame, ma come sempre quando si tratta di Contemporarites, in un’accezione più ampia: si passa quindi l’intera colonna sonora di Tim Fillin della versione Commodore 64 di Ghost’n’Ghouls del 1988 a certa
musica elettronica che sarebbe incredibilmente aderente a video game visionari ancora da inventare o già esistiti.

16 dicembre: Pinocchio!
L’ultima serata è un regalo speciale: un concerto di Natale dove verranno riproposte le musiche dello sceneggiato Rai “Pinocchio!” di Fiorenzo Carpi accompagnate da letture dal testo Collodi fatte da Francesco Bianconi dei Baustelle. La musica e le parole verranno accmpagnate dalle immagini della nota illustratrice Olimpia Zagnoli.