R E C E N S I O N E


Articolo di Manuel Gala

Come nelle migliori famiglie, le tradizioni e le ricette vincenti si tramandano di generazione in generazione, e nella big family del rock’n’roll ci si aggrappa alle radici più profonde per ottenere il meglio. Nel caso dei Rival Sons, si parte da lontano, da Jimmy Page e Robert Plant, passando per Rory Gallagher e Jim Morrison. Radici pesanti e di un certo spessore con cui misurarsi. Ma potete fidavi… Il nuovo album della band è una bomba ad orologeria pronta ad esplodere in qualsiasi momento e senza immaginare un conto alla rovescia.


Photo – Rick Horn

Feral Roots è la sesta fatica in studio dopo il successo mondiale di Hollow Bones. È il frutto del duro lavoro in studio dei quattro componenti della band (capitanata dalla voce magistrale di Jay Buchanan e dal chitarrista Scott Holiday), e di una tournée massacrante in giro per il mondo, fra festival e serate post live a bere whiskey e tequila al fianco di Ozzy e Angus.

Photo – Rick Horn

Non è sempre facile uscirne senza ossa rotte dopo i paragoni con Led Zeppelin e altri dei dell’Olimpo rock (chiedere ai Greta Van Fleet), ma i Rival Sons hanno le spalle grosse e una carriera decennale da far invidia a band ben più conosciute.
E allora ecco che il brano d’apertura Do Your Worst si presenta potente e solido, con un riff dal groove pazzesco, il tutto sagacemente mescolato, come un cocktail di fresco e puro rock. Adrenalina a mille pompata nelle orecchie ed un un ritmo incalzante come solo i Rival sanno fare da anni.

Si prosegue dritti, volando sui riff di Scott costruiti intorno alla voce di Jay come nel brano Back in The Woods dal sapore hendrixiano ricordando il 50esimo di Woodstock. Segue Look Away, dal sapore mistico/orientaleggiante che somiglia molto ad una rivisitazione di California dei Led che, proseguendo nel suo incedere, si trasforma quasi in un pezzo brit (Oasis e Jet ringraziano).
Il brano che da il nome all’album è una blues ballad molto intrigante, dove la voce di Buchanan la fa da padrone assoluto. Siamo di fronte ad un grande album studiato a tavolino, sia per la cura dei dettagli che per la produzione, l’Atlantic si fa sentire.

Photo – Rick Horn
Photo – Rick Horn

Too Bad si rifà molto alle metal songs anni 80, mentre Stood by Me è un inno e un tributo ai Rolling Stones. Il finale dell’album è incredibile, si passa da una ballad in versione Kula Shaker come All directions, alla carica adrenalinica di End of Forever (roba così non la sentivo da troppo tempo).

La chiusura gospel di Shooting Stars è la vera ciliegina sulla torta che fa di Feral Roots uno dei dischi più apprezzati e acclamati del 2019. Li ritroveremo i Rival Sons… in giro per il mondo magari in qualche arena sperduta a suonare del grande rock, quello che piace, quello vero.