C O N F E R E N Z E

Articolo di E. Joshin Galani Esce l’8 marzo Bastasse il cielo ultimo lavoro Luigi De Crescenzo, Gino per gli amici ed in arte Pacifico. E’ il primo disco di inediti, dopo sette anni dall’ultimo album di duetti Una voce non basta del 2012.

L’apertura della conferenza è una presentazione video, dove Pacifico si racconta attraverso le immagini:

La domanda che ti fai dopo tanto tempo che scrivi è “cosa scrivere ancora” o “perché scrivere ancora” . Quando inizi a scrivere, questa domanda non te la poni. Per la scrittura fai un raccolto involontario, che dura anni, di scene madri o quadri minuscoli quasi invisibili per gli altri. In questi sei anni sono diventato padre e mi sono trasferito a Parigi, è una città che non ti consente di vivere in pace, qui c’è una pressione sonora, odori. Parigi tiene assieme in maniera molto esposta le sue contraddizioni, i panni sporchi a Parigi sono molto evidenti. Tutte queste cose le ho trovate nelle mie canzoni, ho continuato a scrivere, c’è un po’ di sarcasmo verso di me, il mio desiderio sempre rimandato di festeggiare e di lasciarmi andare. E’ un disco pieno di parole, e nonostante io sia affascinato sin da piccolo dalla potenza del linguaggio, ci tenevo che fosse anche un disco pieno di musica. Ci sono io che mi muovo inadeguato con il mio francese, e poi c’è Alberto Fabris che ha ricevuto questi pezzi e li ha poi destinati ad una serie di musicisti, gli ha interpellati e diretti artisticamente . E’ nata tantissima musica, come nell’altro disco c’erano tantissime voci. E’ diventata una sinfonia realizzata da poche persone, una dozzina, sparpagliate per il mondo.

Le collaborazioni sono notevoli, tra le tante: Michael Leonhart (tromba e filicorno), Alan Clark (pianoforte, Mellotron), Andrea e Simone Pace (chitarre, batterie, programmazioni), Mike Mainieri (vibrafono), Cochemea Gastelum (tenor sax).

Ci racconta della costruzione del disco:

Ho avuto fasi della scrittura, dal delirio di onnipotenza in cui volevo fare tutto da solo, ma arrivato ad un certo punto mi sono affidato molto: questo disco si fonda su atto di amicizia fraterna, con Alberto Fabris (collaboratore storico di Ludovico Enaudi). Sono passati sette anni dal disco precedente, scrivere mi viene facile, ma facevo fatica a portare avanti tutte le strutture. Lui ha capito questa cosa, è venuto a Parigi, ed è diventato un disco a due. Lui è un sommergibile della musica italiana, ha contatti diretti, ha raggiunto i musicisti ed è riuscito a tenerli insieme da diverse latitudini, è diventata un’orchestra sparpagliata. Altro asso nella manica Tim Oliver, per cui provo sento gratitudine per questo apporto. Ho cercato di essere più concreto, quando sei cantautore devi sempre dare la grande rivelazione, ho cercato di ridurre la temperatura dei testi anche se restano la cosa più importante, ed aumentare la musica intorno. In questo credo che sia Parigi, con quella tensione che quella città comunica, c’è pressione di accenti, vite miste, forze, odori. Le canzoni sono dichiarazione di fragilità e resistenza, se guardate il codici delle canzoni esprimono fragilità per un amore o una mancanza. E anche come si affronta, con cinismo, umorismo, come capita di notte che gli spettri siano altissimi, consapevolezza che quando arrivi ad un certo punto… Bastasse il cielo è fatto di canzoni notturne… c’è tanto spazio per pensare a te stesso, ci sono tanto la figure del padre il figlio e la madre, ma, come un cambio di telecamera, non guardo le spalle di mio padre ma quelle di mio figlio.

Pacifico ha scritto molte canzoni famose, lavorare e scrivere per gli altri, prevede approcci diversi, in base alle caratteristiche dell’artista:

Con gli anni sempre di più cerco sempre di far emergere il meglio, di mettere la mia capacità o perizia al servizio di ciò che ho di fronte. Quando scrivo per me, mi posso perdere, è un autoritratto, il foglio bianco è molto attraente ma anche una voragine. Lavorando spesso con altri artisti sento molte differenze, mi posso abbandonare poco a degli effetti meno convincenti rispetto alla scrittura, come la nostalgia, la poesia. Ad esempio il provino che feci di Sei nell’anima per Gianna Nannini, era una bossa, molto intima con la chitarra… quando poi ho sentito la sua versione in studio, non avevo capito ci potesse essere quella potenza popolare. Con molti ho rapporti personali e particolari, come con Gianna e Malika, con altri rapporti più professionali. Servono le grandi parole per filmare la vita, il cielo gli altopiani se no la voce non ha spazio. Non servono paradossi o giochi di parole, serve dare spazio alla voce. Con Gianna le frasi devono essere troncata improvvisamente, lei ha questa attitudine rock. Malika invece vuole raffreddare e non vuole la morale del cantautore, non vuole cose tipo “la storia siamo noi”, è molto difficile da scrivere, nessuno può scrivere una cosa del genere, ci fosse Vasco Brondi potrebbe ambire a quel passo. Celentano l’ho sentito al telefono mentre imboccavo mio figlio, da piccolo, lui e il suo staff sono tutti molto cortesi. Per ognuno serve trasformarsi, mantenendo le proprie competenze.

Gino ha orecchie attente anche verso altri artisti e nuove leve:

Ascolto tutto, mi piace Vasco Brondi, mi sono fatto incuriosire dal dibattito su Mahmood e trovo molte sorprese in quel testo. Interessante anche Calcutta, mi emoziona la voce, una sorta di disperazione lieta o consolazione, come Gaetano o Battisti…

Ecco dove potete vederlo live:

Date instore 

9 marzo Firenze, Caffè letterario le Murate

12 Marzo Roma, Feltrinelli Red

14 marzo Bologna, La Feltrinelli

Tour

8 marzo, Piove di Sacco (Pd), Teatro Filarmonico

21 marzo, Bologna, Teatro San Leonardo

22 marzo Torino, Off Topic

30 marzo Firenze, Sala Vanni

5 aprile a Milano, Santeria Social Club

17 maggio a Bari, Officina degli esordi

18 maggio a Roma, Auditorium Parco della Musica