I N T E R V I S T A


Articolo di Iolanda Raffaele

In occasione del suo concerto il 14 marzo presso il TAU, Teatro Auditorium della Calabria, Off Topic ha intervistato il cantautore siciliano Antonio Dimartino.

Il 25 gennaio è uscito Afrodite, un nome che richiama la dea greca della bellezza. Parliamo un po’di questo nuovo album che è quasi un “tesoretto” di emozioni…

Volevo fermare un momento sia personale che storico, in qualche modo mi piaceva che questi due momenti interagissero. Sono convinto che il ruolo di chi scrive canzoni oggi sia proprio questo fare convivere le proprie emozioni personali all’interno di un contesto sociale e politico

Un lavoro meditato, attento ai particolari, ai dettagli e al valore delle parole. Cosa rappresenta nel tuo percorso personale ed artistico?

Non so se mi piace quando viene definito un album della maturità, però è sicuramente un disco curato, a cui ho pensato molto e in cui c’è molto vissuto. Dentro c’è una svolta che forse più che artistica è personale.

La cura non è visibile solo nei testi, ma anche nelle musiche, frutto della collaborazione con Matteo Cantaluppi. Come è avvenuto questo incontro musicale e quanta forza ha dato a questo disco?

Volevo dare alle canzoni un’altra prospettiva, altri colori. Quello che avevo da dire, le storie che volevo raccontare, erano talmente sussurrate che mi serviva quasi un’armatura per proteggerle. Matteo Cantaluppi è riuscito a crearla con molto gusto, a mio parere. Devo dire che anche la collaborazione con Angelo Trabace è stata preziosa per trovare una via negli arrangiamenti, la sua figura per me è molto importante

Concentrandoci su qualche canzone, i temporali estivi di “Giorni buoni” e le ripartenze di “Cuoreintero”. Puoi esprimere un tuo pensiero su entrambe le canzoni?

Entrambe parlano di solitudine in qualche modo, la prima è il frutto di una contraddizione tra il mondo di fuori e il mondo interiore in un periodo molto turbolento della mia vita. La seconda (Cuoreintero) racconta una solitudine vista come punto di partenza per curare la somma di più solitudini.

“Due personaggi” e “I ruoli” sono due titoli quasi pirandelliani. Quante persone e quanti personaggi ci sono in questo album?

In tutti i miei dischi ci sono personaggi che mi hanno sfiorato per caso o a cui sono arrivato perché me li sono andati a cercare. In molti di essi mi ci rivedo spesso, altri li guardo agire senza mai giudicarli. Sicuramente in questo disco ci sono personaggi che mi rispecchiano molto.

“Nell’arena di un circo o nel tempio di Cristo, andiamo a prenderci la luna dentro la sala bingo”. Dove hai trovato la tua luna? Nella musica o nella vita di ogni giorno?

Non so se ho trovato la mia luna, è bello che stia lì, lontana, e qualche volta ci illuda di essere raggiungibile. Ma la bellezza della luna sta proprio nella sua irraggiungibilità.

Ascoltando questo album, ritrovo tanti artisti, un po’di Battisti e di Leo Pari, anche di Brunori. Ti sei ispirato a qualcuno in particolare o comunque c’è qualche cantante del passato o del presente che ti ha suggestionato nelle tue composizioni?

Nessuno in particolare, sicuramente con Dario Brunori c’è molta vicinanza, per questioni personali di profonda amicizia. Ho sempre evitato di ispirarmi completamente ai miei miti musicali, forse per paura del confronto.

Al Dimartino del 2010 che pubblicava “Cara Maestra abbiamo perso”, cosa diresti oggi e di cosa lo ringrazieresti?

Lo ringrazierei perché ha retto il peso di questi quasi dieci anni, il titolo di quel disco penso sia attuale anche adesso. La mia generazione ha perso qualcosa, non ha sicuramente retto il confronto con i propri maestri.

Ricordiamo qualche data del tuo tour e cosa dobbiamo aspettarci?

Il tour arriverà a Roma il 15 e a Bologna il 16 Marzo. Aspettatevi un live carico di emozioni e molto suonato.

Grazie e ti aspettiamo in giro per tutti i palchi italiani.