C O M U N I C A T O – S T A M P A


Articolo di Claudia Losini

C’è chi adora i bagni di folla, e chi preferisce l’atmosfera raccolta, chi vuole vivere la frenesia della città, e chi godersi i tramonti steso sull’erba, chi ama vivere tutto fino all’ultimo secondo, e chi preferisce i risvegli lenti. C’è chi ama la Spagna, e chi il Portogallo. Nato nel 2012 con il nome Optimus Primavera Sound, il festival di Porto è da sempre stato il gemello “minore” dell’ormai quotatissimo evento spagnolo, arrivato a essere considerato il Coachella europeo.

Immerso nel verde del Parque da Cidade e accanto all’oceano, con una seleziona musicale molto più ristretta, il festival ha un’atmosfera unica, molto più rilassata e tranquilla, se si vuole anche leggermente malinconica, in linea con lo spirito portoghese. La vera bellezza dell’edizione di Porto è poter permettersi di stendersi in un prato mentre suona la leggenda della musica popolare brasiliana Jorge Ben-Jor, ammirare il tramonto sull’oceano da una collina, magari bevendo una birra e ascoltando Erikah Badu, non dover faticare chilometri per raggiungere i main stage (ammettiamolo, anche questo va contato ai fini della sopravvivenza da festival), ma immergersi nel verde, scovare un palco e imbattersi in una nuova scoperta locale, come Christina Rosenvinge.

Con solo 70 artisti in line up, inoltre, il pubblico si auto-seleziona in modo molto naturale: molti meno presenzialisti dell’ultim’ora, in favore di una nicchia di persone realmente interessate alla musica. Porto è sempre stata l’alternativa sperimentale del Primavera di Barcellona, quel luogo dove, senza lo stress da accavallamenti di live, puoi scoprire realtà interessanti senza rinunciare ai migliori headliner, come Solange, Stereolab, Interpol e James Blake, oppure godersi le novità dell’anno come Rosalìa e Lizzo.

Anche gli appassionati di elettronica e techno sono accontentati: Modeselektor live, Nina Kraviz, ma soprattutto Peggy Gou ed Helena Hauff terranno alta la bandiera del clubbing, quasi tutto al femminile. Con lo stesso spirito del main event spagnolo, anche a Porto infatti quest’anno la selezione musicale è all’insegna dell’integrazione e della parità di genere, con una line up composta al 50% da artisti donna.

 

Porto è ancora quel piccolo gioiello nascosto, che ti consente di respirare quell’atmosfera magica da festival, quando per le stradine del centro saluti sconosciuti che ritroverai sotto palco qualche ora più tardi, che ti fa sentire parte di una comunità di persone e che ti fa provare quel calore unico, facendoti sorridere per tre giorni consecutivi. È quel festival che fa innamorare ancora una volta della musica, della città, dei tramonti e della gente. E, una volta che ti innamori di Porto, sarà difficile non sentirne la mancanza.