L I V E – R E P O R T


Articolo di Manuel Gala, immagini sonore di Cesare Veronesi

Al rientro di ogni viaggio, dopo lunghi ed estenuanti tour, in quella che oggi chiamo finalmente casa (e non stanza fredda di Londra), tornavo sempre dalla mia bambina con un regalo. Un giorno stavo entrando nella sua cameretta quando la vidi giocare con una sua amichetta; allora mi misi ad ascoltare leggermente fuori dalla porta. Lei chiese a mia figlia che lavoro facessi. Mi sarei aspettato una risposta del tipo un supereroe, oppure un detective dell’Fbi… invece in tutta sincerità rispose: “boh, se ne va in giro per il mondo cantando agli stranieri”.

È dall’amore per sua figlia e per la sua musica che nasce l’ultimo album Singing to Stranger e relativo tour omonimo. Jack Savoretti, Il ragazzo venuto da Londra con l’Italia nel cuore, svela il suo lato più gentile ed elegante che lo lega al bel paese. Lo fa attraverso un’esibizione live che, definire d’altri tempi e di alto spessore, è d’obbligo.

Il pubblico non aspetta altro che chiudere gli occhi e immaginarsi dentro ad un film, un James Bond di qualche anno fa, sulle note di Candlelight, brano di apertura del nuovo album. Un connubio di note e violini che invadono le anime del pubblico presente, tutto stretto attorno a quell’aura di amore e tenerezza che il nostro Jack trasmette. I sentimenti diventano immensamente profondi e sentiti quando la sua band multietnica formata da ottimi musicisti, rende reale ciò che noi amanti del live desideriamo… armonia e suoni perfetti. E allora si vola via di versi poetici con Love Is On The Line e Dying For Your Love. Non c’è politica o differenza etnica nella sua famiglia, ma solo una profonda amicizia che li lega da anni e che si porta dietro una striscia di successi e di viaggi in giro per il mondo.

L’atmosfera sul palco cambia e l’entrata in scena del piano suggella quel binomio fra l’artista e il suo pubblico, piacevolmente colpito dalla maestria con la quale Savoretti riesce a diventare uno di noi. Racconta la sua storia Jack, fatta di aneddoti, di un pianoforte di bassa qualità acquistato per comporre rime baciate e non, riuscendo a malapena a suonarlo, “ho perso una scommessa con la band e devo suonare il piano… lo suono da cani”. Ma le sue mani scorrono suonando Better Off Without Me, planando sui tasti come onde contro gli scogli, una ballata di quelle che o piangi o fai un mezzo sorriso sapendo di ascoltare un capolavoro.

Un ragazzo dal cuore tenero e italiano che rende onore alle sue origini con una versione acustica di Ancora tu di Battisti, impreziosita da una voce particolarmente graffiante durante il corso di tutta la serata, e prosegue ricordando gli anni ’80 e le estati romane con Youth And Love, brano molto pop con sonorità alla Duran Duran. In scaletta non potevano mancare i grandi successi, quelli che hanno portato Savoretti alla ribalta delle classifiche, come il singolo trascinante dell’ultimo album What More Can I Do?, la hit When We Were Lovers, e le due perle più famose di Jack come Other Side Of Love e Written In Scars, magistralmente eseguite con dedizione e cura dal quintetto sul palco.

Il cerchio si chiude con Singing To Strangers, il brano che un po’ tutti in questa magica serata, abbiamo fatto nostro. “All I can do is try my very best to entertain you”; ci ha messo l’anima Jack Savoretti per riuscire a trasmettere il suo cuore al pubblico, che fino all’ultimo lo ha applaudito. Si è meritato la standing ovation per non esser stato banale, per aver condiviso come in un’allegra chiacchierata sulla spiaggia, la sua vita, i suoi ricordi, le sue paure nascoste e le sue gioie più profonde. Ci ha regalato qualcosa, un regalo speciale fatto di canzoni per noi sognatori, cantando senza barriere ma con lo spirito leggero di chi per un paio d’ore si è sentito come a casa.

N.B. Grazie a Cesare Veronesi e OUTsiders Webzine per le immagini del concerto di Padova, Gran Teatro Geox, 16 aprile 2019