L I V E – R E P O R T


Articolo di Giacomo Starace e immagini sonore di Monica Alabianca Sala

Il Forum di Assago è pieno, il pubblico raccolto attorno al palco centrale in attesa. Poi la musica di sottofondo si spegne e cala il buio, mentre si alzano le voci che accolgono l’ingresso dei Mumford & Sons. Senza indugio inizia il concerto sulle note di Guiding Light. È difficile descrivere le emozioni di ciò che è stata la sera del 29 aprile. Prima del tour mondiale avevano anticipato che lo show sarebbe stato diverso da quelli a cui il loro pubblico era abituato, a partire dall’inserimento del palco centrale. Certamente i giochi di luce strepitosi hanno contribuito a creare atmosfera, ma, come in questo decennio di carriera, il vero spettacolo sono stati loro: Marcus, Ted, Winston e Ben. Mi ha particolarmente colpito l’atteggiamento tenuto per tutta la durata dell’esibizione: una maturità e familiarità col palco, ma specialmente col pubblico, con il quale hanno comunicato per lo più in italiano. Gli spettatori del Forum più volte li hanno portati a sorridere, ogni volta che le migliaia di voci si alzavano per cantare con loro.

La scaletta del concerto ha rispecchiato pienamente le aspettative, costituita da brani di ogni loro album, da Sigh No More (di cui ricorre il decimo anniversario) a Delta, anche se si è notata l’assenza di cavalli di battaglia quali Dust Bowl Dance e Roll Away Your Stone, ma in ogni caso la carne al fuoco era tanta e fare le pulci su cosa mancasse o meno è un po’ inutile. Il concerto si è evoluto senza grandi pause, raggiungendo picchi di assoluta commozione, come su Ditmas (e la ormai classica Ditmas Run, cioè la corsa di Marcus in mezzo al pubblico durante la parte finale della canzone), o su Forever, brano dell’ultimo album, eseguito, dopo aver richiamato al silenzio, con un microfono centrale e l’accompagnamento della sola chitarra acustica. Molti si erano chiesti come avrebbero reso live i pezzi del nuovo album e, senza dubbio, il risultato è stato eccezionale. La fluidità con cui sono passati dagli strumenti acustici (compreso il tanto osannato e richiesto banjo di Winston) a quelli elettrici fino all’elettronica di Darkness Visible, ha mostrato il livello a cui sono giunti, smontando ogni concezione di “vecchi” e “nuovi” Mumford, diventati un tutt’uno coerente e coeso.

Più volte ho ribadito in precedenza che il loro punto forte, alla base di ogni lavoro, sia la passione per la musica e la loro capacità di suonare con ogni singolo centimetro del corpo. Il concerto al Forum è stato la riprova di questo: animali da palcoscenico senza dubbio, ma capaci anche di rendere parte dello show momenti di intimità assoluti, come se, invece di essere circondati da migliaia di fan, fossero in un pub insieme a poche decine di persone. A tal proposito, è interessante e a mio parere positivo che stiano mantenendo il format dei piccoli concerti ristretti, per lo più a scopo di beneficenza, accanto alle date ufficiali del tour. Per descrivere appieno una loro esibizione parlare unicamente della parte musicale o spettacolare risulterebbe parziale, ma si incorre in un problema di fondo: come descrivere le emozioni e le vibrazioni di migliaia di persone che cantano con una voce sola? Come far immaginare a chi non c’era la commozione di Beloved, o le armonie vocali di Forever? Come rendere la sensazione di elevazione mentre scendevano valanghe di coriandoli alla fine di Delta, nel crescendo musicale della chiusura?

Gang of Youths

Un onesto riferimento va fatto anche ai Gang of Youths, la validissima band di apertura che li ha raggiunti sul palco verso la fine del concerto per suonare Blood, canzone dei The Middle East, in cui è risaltata la bellissima voce del frontman e lo spirito di amicizia che permea i membri di entrambe le band.

Pochi concerti in vita mia mi hanno regalato tali livelli di partecipazione emotiva, questo è certo. Invito a scoprirli anche sotto questo aspetto, perché sono dell’idea che se la musica non parla al cuore non serve a niente, la critica musicale perde importanza quando c’è verità, accompagnata dalla bellezza. Peccato che la data al Forum sia stata l’unica in Italia, meriteremmo la possibilità di vederli almeno un paio di volte. Spero che tornino presto, magari con un nuovo album, perché in fondo abbiamo bisogno di concerti che quando finiscono ti lasciano la sensazione agrodolce fatta dalla gratitudine di quello che è stato, ma anche dal desiderio che non finisse mai.

SETLIST

Little Lion Man
Holland Road
The Cave
Beloved
Lover Of The Light
Tompkins Square Park
Believe
Ditmas
Slip Away
Picture You / Darkness Visible
The Wolf
Forever (acoustic)
Blood – with Gangs of Youth, cover The Middle East
Awake My Soul
I Will Wait
Delta

Gang of Youths