A P P U N T I  D A  N O V A R A J A Z Z


Articolo di Mario Grella

Quando si leggono le note su un musicista è un po’ come analizzare il suo “curriculum vitae”: ha fatto questo e ha fatto quello, ha studiato con Tizio e ha studiato con Caio, ha suonato di qui e ha suonato di là; poi però vogliamo vedere di persona cosa sa fare e come lo fa.
Giulio Corini ha un curriculum di tutto rispetto, ha collaborato con Enrico Rava, John Ambercrombie, Garrison Fewell, è docente al conservatorio, ecc. ecc. Poi però lo vedi sul palco e persino tutte queste sue impegnative referenze sembrano essere superflue, perché orecchio, mente e cuore sintetizzano molto prima ciò che vale da ciò che non vale. Inutile che stia qui a dirvi che Giulio Corini vale e vale molto.

Questa sera sul “Main Stage” di NovaraJazz al Broletto, con il suo progetto Libero Motu ha deliziato il folto pubblico presente. Scriveva Edmond Husserl che ogni azione umana avviene per una causa, nello spazio e nel tempo, è proprio di questo “tempo” che Giulio Corini non si cura. O meglio non si cura di “Kronos” (il tempo ordinario), mentre sembra stargli proprio a cuore “Kairos” ovvero biblicamente la forma qualitativa del tempo. Possiamo dire una musica fuori moda? Orgogliosamente fuori da “mode e modi” alla ricerca di una diversità o originalità che tendono all’assoluto. Incominciano così come se nulla fosse, con un piccolo omaggio al grande Keith Jarrett, con il suo “Common Mama” e scusate se è poco. Ma non c’è storia in questo concerto, Corini ha ragione, c’è solo voglia di oltrepassare le epoche e i confini di comodo. Qualche bel ritmo che allude ma non conclude, qualche assonanza e qualche rimembranza, e tanti pezzi originali. Un sussurrato omaggio a Neil Young con il delizioso clarinetto di Francesco Bigoni che gorgheggia al posto della chitarra e magari divaga anche un po’, ma con un bell’effetto anche se più Jimmy Giuffre che non “Harvest”, ma abbiamo detto niente confini, solo suono…

Crediti immagini: Emanuele Meschini (1,2) e Mario Grella (3)