A P P U N T I  D A  N O V A R A J A Z Z


Articolo di Mario Grella

Ho una passione in comune con Roberta Brighi, quella per Ornette Coleman. L’ho sentita qualche sera fa nel bel concerto tenuto con Davide Merlino nel progetto OlmO e risentirla qui sul palco del Broletto mi ha confermato che si tratta di un’ottima musicista. Anche per lei pare che “l’armolodia colemaniana” sia un punto fisso. Cos’è l’armolodia? Più difficile il termine del concetto: armonia e melodia hanno la stessa importanza e sono tra loro mescolate, un po’ come dare la stessa rilevanza a trama e ordito in letteratura. Il risultato è che il racconto del carattere dei personaggi e la narrazione del loro agire sono mescolati tra loro, come i colori in un quadro di Jackson Pollock o come in una poesia di Blaise Cendrars, dove immaginario e reale si fondono mirabilmente.

Il fantasma di Ornette Coleman sembra aggirarsi nel cortile del Broletto anche questa sera e non solo per il concerto. Corrado Beldì ricorda come fu proprio lui a dover dare, nel 2015, la notizia della morte di Ornette a Peter Brötzman, uno dei padri del Free Jazz europeo, ospite proprio a NovaraJazz in quei giorni e che non esitò ad eseguire in suo ricordo “Lonely Woman”. Ma torniamo al concerto: Roberta Brighi è una musicista coraggiosa e, come Mozart, decide di invitare al concerto un convitato di pietra, quale può essere un pianoforte in una composizione di Coleman. È pur vero che qualche volta anche Coleman lo usò per i suoi quartetti, ma sicuramente che non impazziva per averlo sul palco. Però Roberta Brighi, già che c’è, sprezzante del pericolo, sul palco ci porta anche una voce femminile, Giorgia Sallustio e poi Gianluca Zanello al sax contralto, Rudi Manzoli al sax tenore, Lorenzo Blardone al pianoforte e Andrea Bruzzone alla batteria. Appena la brava Giorgia inizia i primi vocalizzi sembra di essere precipitati negli anni Cinquanta. Difficile riuscirci così a freddo. Come appare così antica e cosi moderna questa musica! Porta con sé quel germe del “moderno” così come quel sapore di “cave”, di Village Vanguard e di naftaline jazz. Ha fatto quindi molto bene l’eccellente Roberta a dare una rinfrescatina all’armolodia, esperimento che non sarebbe certamente dispiaciuto ad Ornette. Bel concerto davanti ad un pubblico un po’ infreddolito e anche un po’ freddino per una originalissima interpretazione del padre del Free Jazz.

Crediti immagini: Emanuele Meschini (1,2), Mario Grella (3)