L I V E – R E P O R T


Articolo e immagini sonore di Stefania D’Egidio

Erano almeno 15 anni che non vedevo Carmen Consoli dal vivo, ad un lontano Cornetto Algida Festival in piazza Duomo a Milano; ne è passata tanta di acqua sotto i ponti da allora, non ho più il fisico per stare dieci ore in piedi sotto il sole assassino delle estati italiane, così, quando ho sentito che avrebbe suonato al fresco del Parco Tittoni di Desio, accompagnata da Diodato, di cui ho sentito parlare solo in termini positivi in redazione, mi sono detta che era l’occasione buona per rivedere dal vivo la Cantantessa.

Il tempo non è dei migliori il 21 giugno, dopo giorni di afa sono annunciati forti temporali nelle ore serali  e la nuvola di Fantozzi è proprio lì sul parco della villa che mi attende. Arrivo, parcheggio senza troppi problemi, ritiro il mio accredito e mi lancio verso l’area ristoro per un panino velocissimo, gli altri fotografi mi aspettano al fresco sotto le piante. Nessuno di noi è preparato a prender acqua, ma, mi sono detta, a costo di beccare il diluvio universale, io la Consoli non me la faccio scappare e credo abbiano fatto lo stesso ragionamento in tanti, perché l’affluenza del pubblico è di quelle da serata soldout: ci sono quelli che, come me, hanno superato gli anta e la seguono dagli albori, ma anche bambini, famigliole e persone venute per semplice curiosità.

L’attesa non è molto lunga, Diodato fa il suo ingresso sul palco poco dopo le 21.00; faccia da bravo ragazzo, dice di essere emozionato per l’opportunità che gli è stata data, ma quando attacca a cantare esibisce una sicurezza da artista navigato. I giudizi positivi sentiti in giro trovano conferma dopo pochi minuti, canzoni piacevoli, testi mai banali, bellissimo il tributo a Fabrizio De André con Amore che vieni, amore che vai. Che sia lui l’erede di quel cantautorato italiano  di un certo spessore che manca ormai da qualche anno?  Solo il tempo può dircelo, non ci resta che avere pazienza.

Una trentina di minuti lo spazio che gli è concesso, poi il momento tanto atteso arriva, quando il Parco Tittoni è ormai pieno e la luce del giorno ha lasciato il posto a dei bei nuvoloni; ci si guarda tra fotografi sperando che non venga giù il diluvio universale. E le nostre preghiere vengono accolte, perché, da quando fa la sua apparizione Carmen Consoli, solo qualche timida goccia cade su di noi. Bellissima come sempre, in abito scuro e tacchi vertiginosi rosa, rigorosamente abbinati alla chitarra Fender Jaguar che indossa, quasi un’estensione del suo corpo e della sua voce perché dall’inizio alla fine lo show è all’insegna della distorsione e della potenza. Un piccolo capogiro e quasi ci lascio un timpano mentre passo davanti alla cassa centrale, così decido di starmene laterale, tanto Carmen è così fotogenica che da qualsiasi posizione le foto vengono bene.

Ascoltando l’ultimo album, Eco di sirene, mi sarei aspettata un set acustico e invece il suono picchia di brutto, con chitarre ruggenti e acuti che scuotono gli alberi del parco. Il pubblico canta all’unisono con la cantautrice siciliana, ne conosce a memoria ogni verso, ripercorrendo insieme gli ultimi venti anni di carriera, da L’ultimo bacio, a Confusa e Felice, da Contessa Miseria a Fiori d’arancio e Parole di burro. Tra un brano e l’altro c’è sempre il tempo per scambiare due chiacchiere, si scherza sull’apertura delle vocali, sui nuovi mezzi di amplificazione che non puzzano più di fritto, come le spie di un tempo, su cosa voglia dire essere rock ai tempi di oggi, su come sia difficile essere madre e lavoratrice ai tempi di oggi.

Dopo le prime 3 canoniche canzoni si esce dal pit e ci si posiziona sulle scale dell’ingresso, la vista dall’alto è un bel colpo d’occhio con un tappeto di teste e mani che illuminano la notte al posto delle stelle. Peccato che quando si sta così bene i minuti scorrano più velocemente, le 23.30 si avvicinano, la fine del concerto anche, ma manca all’appello ancora un’ultima canzone, l’ever green da cantare a squarciagola per chiudere degnamente la serata, ed eccocela servita su un piatto d’argento: il finale è tutto per Amore di plastica.

La setlist completa della serata:
Diodato
1 Ubriaco 2 Mi fai morire 3 Di questa felicità 4 Amore che vieni, amore che vai 5 Patologia 6 Mi si scioglie la bocca 7 Per la prima volta 8 Cosa siamo diventati 9 Ma che vuoi 10 Il commerciante 11 Adesso

Carmen Consoli
1 L’ultimo bacio 2 Per niente stanca 3 Besame Giuda 4 Besame mucho 5 Mio zio 6 Fiori d’arancio 7 AAA Cercasi 8 Contessa miseria 9 L’abitudine di tornare 10 Parole di burro 11 In bianco e nero 12 Geisha 13 Fino all’ultimo 14 Sentivo l’odore 15 Confusa e felice 16 Venere 17 Blunotte 18 Quello che sento 19 Bonsai #2 20 Amore di plastica