R E C E N S I O N E


Articolo di Manuel Gala

Se andassimo a ripescare indietro nel tempo quello che ha sfornato il mercato discografico tedesco negli ultimi anni, proveremmo un misto fra nostalgia per i nostri primi anni in discoteca, e qualche brivido lungo la schiena per la pochezza e povertà di idee rock, sbocciate a livello mondiale con i Guano Apes e ovviamente i Rammstein (vi prego non tirate in ballo i Tokyo Hotel). Il vento sta cambiando anche nella più spavalda Germania grazie a nuove sonorità più strutturate e più vicine all’immaginario collettivo di band europea piuttosto che classica musica tecno ormai datata (anche se parlando degli Scooter mi scende giusto una lacrima a ricordare la mia tamarra gioventù).

Soffia da Hamm il nuovo vento del pop rock tedesco, dal nord di Dortmund, e promette molto bene al primo ascolto. I Giant Rooks iniziano il loro percorso nel 2014, col gruppo originale al completo formato da Frederik Rabe alla voce e prima chitarra, Finn Schwieters alla seconda chitarra, Finn Thomas alla batteria, Jonathan Wischniowsky al pianoforte e synth, e per finire Luca Gottner al basso.

Nel 2015 escono col primo EP The Time Are Bursting The Lines e nel 2017 replicano con New Estate. Nel giro di pochi anni la band ha partecipato a numerosi festival europei, fra cui Lollapalooza e Rock Am Ring e fatto da apri pista a gruppi come Temper Trap, meritandosi sul campo l’appellativo di “Europe’s most promising newcomers”.

La qualità del sound è molto interessante e il successo non poteva tardare ad arrivare dopo anni di gavetta nel 2019 con l’ EP Wild Stare, prodotto da Virgin Records Universal Music, scalando con l’omonimo pezzo la classifica italiana dei brani più trasmessi in radio.

Il brano è estivo, graffiante, lo possiamo immaginare come perfetta cornice di una gita in barca con degustazione di vini o una jam session fra amici in riva al mare dal sound molto Maneskin per intenderci. Si prosegue con il brano 100 mg tutto da scoprire, armonioso sin dall’inizio con un breve coro iniziale del frontman Rabe, per poi proseguire sempre sulla stessa scia della precedente Wild Stare come se le due canzoni fossero concatenate fra loro.

Si cambia decisamente stile passando all’ascolto di King Thinking, e la mente riporta per forza alle influenze ben definite degli Alt J, ed in effetti sembra proprio un brano uscito da un album della band alternative indie rock inglese. L’insieme è decisamente più soft, più dolce e melodico, con la voce non più graffiante ma tenue e languida. Chiude il cerchio la canzone Went Right Down, e anch’essa sembra concatenarsi a meraviglia con la precedente, attingendo qua e là sonorità che spaziano dall’alternative indie British al folk, e la voce di Rabe torna ad essere prepotente e graffiante come all’inizio. Un brano che definisce i contorni della band e la rende senza ombra di dubbio una delle più belle rivelazioni dell’anno.

Dove c’è una nuova idea, c’è speranza e curiosità di voler approfondire la conoscenza di questi ragazzi tedeschi, magari seguendoli in uno dei loro live tra club e festival in giro per l’Europa. Soffia il vento dal nord, un vento fresco e dalle tonalità musicali frizzanti che ci accompagnerà lungo tutta l’estate italiana.