A R T E – M O S T R E


Articolo di Mario Grella

The Body, the Mind, the Space è il titolo della mostra fotografica di Roger Ballen che la Fondazione Sozzani allestisce prima della “rentrée” autunnale. Preparatevi al peggio, niente dolcezze, niente morbidezze, ma molto lugubre decorativismo per questo grandissimo fotografo americano che dal 1982 vive in Sud Africa.

Dalla fotografia documentaria degli esordi, dagli anni Novanta, Ballen ha sviluppato un proprio linguaggio fatto di accostamenti misteriosi ed onirici, inquietanti e stridenti, una fotografia liminare tra realtà e immaginazione, uno stile che lo stesso Ballen ha definito con il termine originale e molto azzeccato di Ballanesque.
Nella prima sezione, “The Body”, potenti ritratti psicologici in bianco e nero, destinati a scrutare la condizione umana tramite la creazione di immagini profondamente enigmatiche. In “The Mind” facce fossili e parti del corpo smembrate vanno a formare una galleria di fantasmi, nati dall’inconscio dell’artista, mentre “The Space” è popolata da spazi inquietanti, abitati da bizzarri manufatti, scarabocchi, resti oggettuali.

Verrebbe da pensare che Ballen sia una mente disturbata, ed è proprio così, solo che si tratta di un disturbo voluto, di una programmazione perturbatrice del sogno, di una immaginazione deforme del reale, tutto consciamente costruito lasciando parlare l’inconscio che è in noi. Vale la pena sottolineare che Ballen è laureato in piscologia e, forse, di questi studi qualche traccia è possibile trovarla in queste opere grottesche ed intense, pregne di “senso”, anche se apparentemente senza “significato”. Ricordiamo infine che Roger Ballen nel 2002 è stato nominato fotografo dell’anno ai presitgiosi ”Rencontres Internationales de la Photographie” di Arles e fu Carla Sozzani a portarlo per la prima volta in Italia nel 2003, confermando la vocazione della piccola fondazione per la fotografia.
Una attività quella della fondazione milanese, paragonabile al grande lavoro di esposizione e divulgazione della fotografia che fa il “Jeu de Paumes” a Parigi, del quale e dal quale vi scriverò presto…

La mostra è visitabile fino al 8 settembre 2019.
Per informazioni Fondazione Sozzani