L I V E – R E P O R T


Articolo di Cinzia D’Agostino, immagini di Giacomo Ghidinelli

Quante volte abbiamo pensato a come sarebbe bello vedere dal buco della serratura il nostro musicista preferito mentre compone al pianoforte o alla chitarra in studio i suoi pezzi? Coglierne le sfumature, i suoni, la creazione, l’intimità. Diciamo che lo show in solo di Enzo Moretto all’Alberodonte è stato qualcosa di molto simile. Anche la location non è stata da meno, un locale nel verde, un rustico porticato di cascina con quadri sgargianti appesi, dove sediamo a tavoli di legno su sedie vintage a sorseggiare calici di buon vino e pinte di birra. L’atmosfera di convivialità trasuda dagli antichi muri fino ad arrivare ad uno spazio adibito a palco, luci soffuse ma calde, colori, quadri, strumenti. Tutto perfettamente in armonia, come una naturale prosecuzione dell’ambiente circostante. Ed è qui che ora si accinge a prendere postazione Enzo Moretto degli A Toys Orchestra, con il suo immancabile cappello, gli occhi bassi e quella genuinità disarmante che lo contraddistingue.

Dopo anni di palchi dove la band si esibiva avvolgendoci nel loro rock trascinante e nei loro giochi di strumenti, è arrivato il momento di mostrare un volto nuovo per un gruppo che non si è mai avvolto su sé stesso, né tantomeno sceso a compromessi.
Stavolta una versione “nuda” di dodici pezzi del loro ricco e vario repertorio ci incantano e ci fanno toccare una nuova dimensione di questi brani, eseguiti da Enzo al pianoforte e chitarra.
Inizia con un pezzo sacro del loro secondo album Elephant Man, brano dove l’originale drammaticità del pianoforte sembra prendere una forma ancora più commovente e toccante in questa versione voce e piano. Dopo altri due pezzi degli ultimi due album, Enzo chiama sul palco “una persona che è da sempre al mio fianco negli A Toys Orchestra e non solo”: Ilaria D’Angelis fa il suo ingresso, prende posto seduta a fianco al suo compagno e insieme, a quattro mani sul piano, guancia a guancia stretti sul microfono, intonano una Lub Dub da pelle d’oca, facendoci entrare nell’intimità dello studio di casa. Insieme eseguono anche Angie questa volta lei all’harmonium suonato a braccio e lui al pianoforte.



E’ un ritorno magico al concepimento delle canzoni, come se le stesse conservassero la consapevolezza del loro vissuto per tornare all’origine in una nuova veste, vera e spogliata da ogni arricchimento.
Enzo torna a suonare da solo sul palco e ci riesce a deliziare anche con una cover dei Nirvana, Heart-shaped box. Si susseguono brani della band cilentana, tutte eseguite in maniera splendidamente essenziale ma coinvolgente, note di piano e chitarra con qualche base ogni tanto e un pizzico di elettronica che non guasta mai. Vengono eseguiti pezzi a cui noi fan siamo molto affezionati come la “intoccabile” Midnight Revolution anch’essa riarrangiata ma sempre dotata dello straordinario potere di farci cantare il ritornello, non a squarciagola come nei concerti dei Toys, ma sempre con lo stesso spirito magnificamente liberatorio.
“Non volevo rifare le canzoni degli A Toys Orchestra senza gli A Toys Orchestra, non volevo rifare la mia parte a voce e pianoforte, né metter loro del trucco per farle più belle. Ho semplicemente reinventato queste canzoni da zero perché mi andava di farlo, perché avevo voglia di dar loro una nuova vita, una nuova identità, mantenendo la loro natura emotiva”
Uno spettacolo assolutamente da assaporare e nel quale perdersi dolcemente, chiudendo ogni tanto gli occhi per farsi meglio catturare da quelle note, a tratti inquiete, che ti conducono a farti cullare da un’appagante malinconia.

Scaletta:
Elephant Man
Whake me up
More than I need
Lub Dub
Angie
Celentano
Heart-shaped box – Cover Nirvana
Backbone Blues
Midnight Revolution
Welcome to Babylon
Powder on the Words
Take it Easy
My Heroes are all dead