T E A T R O


Articolo di Mario Grella

Al Teatro Studio di Milano ho praticamente visto due spettacoli. Il primo un “reading”, quello del magnifico libro del filosofo e sociologo francese Didier Eribon, “Ritorno a Reims”, il secondo, “Ritorno a Reims” del grande regista tedesco Thomas Ostermeier. Un capolavoro di “introspezione politica”, se così si può dire, il primo, uno spettacolo un po’ pretestuoso il secondo. Certo l’operazione non era delle più semplici, anzi di una complicazione unica, e l’idea, per risolvere il dilemma di come trasporre per il teatro un diario interiore di meditazione politica, era davvero difficile. Ostermeier lo mette in scena ideando tre piani narrativi: il primo dove un‘attrice, un regista e un tecnico del suono lavorano al commento sonoro di un film tratto dal libro di Eribon.

Il film, girato in stretta collaborazione con l’autore, è un “documentario” di straordinaria intensità, dove Didier Eribon torna nei sobborghi della sua Reims da Parigi, che lo ha visto diventare un intellettuale. Nel momento che Sonia Bergamasco, la commentatrice, interrompe la registrazione per una domanda al regista, scaturisce il secondo piano narrativo, fatto di riflessioni sulla situazione politica europea ed italiana, con Rosario Lisma che interloquisce col pubblico e questa sembra essere la parte più fragile dello spettacolo.
Più convincente il terzo piano narrativo, quando dopo la seconda pausa Tommy Kuti, tecnico del suono e rapper di origini nigeriane e che si definisce afro-italiano, punta l’attenzione sul fatto che dei migranti e della loro situazione non parlino mai i migranti, ma gli “altri”.
Ma cosa racconta il libro di Didier Eribon? Racconta della sua infanzia in una famiglia operaia della Reims degli anni Sessanta, racconta di povertà materiale e della impossibilità abbattere le barriere di classe (sì perché per Eribon, convinto marxista, la suddivisione della società in classi sociali esiste ancora, e come dargli torto?), ma racconta anche di una povertà intellettuale, connaturata alla povertà materiale che ha portato, in mezzo secolo, a fare sì che il proletariato ridefinisse il suo “nemico di classe”, non già nella borghesia capitalista, ma nel migrante, nel diverso.


Va ricordato che a questo struggente e lucidissimo ricordo, Didier Eribon, fa coincidere anche un ricordo ancora più intimo, quello della sua omosessualità tenuta nascosta per molto tempo, ma che, detonando, ha innescato un formidabile processo di autocoscienza. “Ero ancora troppo giovane, e tutta la cultura era, e lo è ancora ampiamente, organizzata in modo tale che a questa età non si disponesse di riferimenti, di immagini, di discorsi per comprendere e dare un nome a questo attaccamento affettivo così intenso, se non attraverso le categorie dell’amicizia…” scrive Eribon della sua omosessualità.
Ma ancora più intense, sono le parole sulla condizione della famiglia operaia, che sembra davvero uguale in qualsiasi parte del mondo, e che solo chi non ha provato non comprende: “…Nelle classi popolari non ci si trasmette nulla di generazione in generazione, né valori, né capitali, né case, né appartamenti, né mobili antichi, né oggetti preziosi. I miei genitori non avevano niente, a parte una misera somma accumulata con fatica, anno dopo anno, su un libretto di risparmio…”
È proprio l’amore omosessuale del giovane Didier a farlo uscire da quella miserrima condizione non solo materiale: “…Grazie a questa amicizia, il mio rifiuto spontaneo della cultura scolastica non sfociò in un rifiuto della cultura in assoluto, ma si trasformò in una passione verso tutto ciò che si avvicinava alla avanguardia, alla radicalità…”
Purtroppo le masse operaie e le classi popolari, a cui l’autore rivendica fieramente l’appartenenza, si sono sempre più avvicinate ia movimenti populisti e di destra, ed il cuore di tutta la pièce teatrale sta proprio nel cercare le ragioni del perché tutto ciò sia potuto accadere, in Francia come in Italia, in Germania, come negli USA.
Come è stato possibile che si sia potuta operare questa sostituzione del nemico di classe? Come e perché la destra è diventata attrattiva per la classi popolari? Come e quando è avvenuta questa trasformazione? Le risposte non si trovano al termine della rappresentazione. E le domande sono rivolte al pubblico, e anche a voi che leggete queste note…