R E C E N S I O N E


Articolo di Cristiano Carenzi

Tre esponenti della vecchia guardia romana (Ford78 alle strumentali, Lucci e Hube ai microfoni) si sono uniti per la realizzazione di questo Ep composto da sei tracce che dura poco meno di venti minuti. Dopo tanti ascolti e una lunga meditazione su cosa dire e come dirlo per non risultare troppo un criticone (anche se poi probabilmente sarà così) ho deciso di concentrarmi su due semplici punti.

Il primo dei due è la vera forza dell’album ovvero la componente musicale; i suoni sono quelli del rap che ascoltavo anni fa quando scoprii questo mondo che poi è cambiato così tanto nel corso degli anni. Piccolo inciso: sono il primo ad essere contento di tutte le strade differenti che ha preso il rap ma riportare l’orecchio a certi suoni, come quelli di questo progetto, è sempre piacevole. Inoltre nelle strofe i flow che vengono utilizzati sono ottimi e si lasciano ascoltare volentieri. Tra le varie tracce quella che ho apprezzato maggiormente è la title track: beat super classico con parecchi synth e ritornello che funziona perfettamente sia musicalmente che testualmente, come sottolineerò anche dopo, mi carica ancora parecchio sentire: “Se vede un muro bianco poi lo spacca di tag”. Un’altra canzone pazzesca è Skyline, il brano più personale del progetto in cui i due rapper si distolgono dall’ambiente politico raccontando invece fatiche giornaliere della capitale e della loro vita, anche in questo caso accompagnati da un’ ottima produzione di Ford78.

Il secondo punto è difficile da analizzare senza essere frainteso ma è necessario parlarne. Questo è un disco rap, lo si capisce dai suoni ma anche dai riferimenti nel testo (tornano termini come “tag” e “boom bap” che non sentivamo da tempo). Insieme a ciò, come era tipico, torna anche una forte componente testuale riguardo alla politica. Ciò non è di base un male ed è bello che ognuno sia libero di esprimersi, ma a volte ho trovato davvero inutile ciò per la realizzazione di questo Ep, perché, per quanto non darò mai il mio voto alla lega, mi rendo conto che dire “Fanculo Salvini” in un brano musicale nel 2019 non è per nulla originale, anzi… e in tutto ciò, purtroppo, si può riscontrare tanta incoerenza dato che si passa da “in questo posto non c’è posto per quelli come noi, che spargono l’amore al posto del veleno” e due tracce dopo “soltanto odio per lo stato e per la polizia”.

Facendo così si risulta esattamente ciò che si mandava a quel paese prima, ovvero, esattamente come Salvini, si va avanti a slogan, e a me, la politica fatta così personalmente non piace poi molto. Lasciatemi un’ultima osservazione poi giuro che la smetto ma, in tutto il singolo Prima Linea, si osanna il ’68 e ciò che è stato e “purtroppo” non è più ma forse, nel 2019, bisognerebbe smetterla di osannare un periodo cupo della storia italiana e che, nonostante un bellissimo desiderio giovanile di fondo, non ha avuto solo risvolti positivi, per nessuna parte politica. Quindi si continui pure a parlarne ovviamente, la memoria è un fattore importantissimo, ma basta parlarne come di annate bellissime tutte rose e fiori perché c’erano anche “le bombe in piazza” e “il piombo nelle strade” (cit.). Lo so questi discorsi sono pesanti, facilmente fraintendibili e probabilmente non porteranno a niente, ma dato che per fortuna c’è la libertà di stampa anche io ci tenevo a dire la mia.

Per concludere non vorrei che ciò faccia passare in secondo piano la potenzialità del progetto, i suoni e i flow sono stati davvero di mio gradimento e nonostante tutto penso che lo ascolterò ancora molte volte.

Tracklist:
01. Bunker
02. Prima linea
03. U.n.a.b.o.m.b.e.r.
04. Coin up
05. Survivors
06. Skyline