I N T E R V I S T A


Articolo di Cristiano Carenzi

Da poco il Management (ex del dolore post-operatorio) è uscito con il quinto album Sumo, un distacco netto rispetto ai dischi precedenti e una provocazione più fine che ho avuto il piacere e la possibilità di approfondire con loro tramite una chiacchierata riportata di seguito.


Come è stato lavorare in uno studio di prestigio come l’auditorium 900 che ha ospitato tanti pilastri della musica napoletana tra cui, per citare il più famoso Totò? Se volete anche spiegarci come si lega alla copertina e come vi ha influenzati un ambiente nuovo come quello partenopeo.
Luca: Abbiamo registrato in questo studio storico di Napoli, ex Phonotype e adesso Auditorium 900 e da questo studio sono passati tutti questi personaggi mitologici e ti senti pure responsabile se sai che lì c’è stato Totò o Murolo. Per chi è un po’ empatico e sensibile ti viene da dire “cazzo aspetta”. Noi avevamo già fatto metà delle voci e solo dopo abbiamo scoperto chi c’era stato e allora abbiamo deciso di rifare tutte le voci perché se sento una cosa del genere mi tremano le gambe e canto in un altro modo. I testi li volevo interpretare con una emotività che, già era alta per la loro intimità, e il luogo ci ha aiutato.
Marco: Senza falsa retorica avendo curato la produzione quella è stata la chiave di volta, le recepisci determinate cose come queste. Anche la tranquillità di stare in quel posto e con della roba di quel livello.
Luca: Invece tornando alla copertina, in questo studio è stata registrata Luna Rossa (canticchia ndr) di Murolo e poi c’è la questione della bandiera del Giappone, sostituendo il sole con una luna per la natura intima del disco. Il disco della luna proprio perché intimo e rappresenta anche tutto il discorso che sia da Napoli che dalla nostra provincia preferiamo la contemplazione molto più naturale e aperta piuttosto che la metropoli. Io mi scandalizzo quando a Roma o a Milano quando per fare un Kilometro nel traffico ci metti due ore che per me è un viaggio per la scoperta di un mondo in montagna a 3000 metri dove di notte le stelle si vedono benissimo.
Marco: Io ho lasciato Roma quando mi sono fatto del male facendo un calcolo delle ore medie di quanto sono stato sull’autobus dall’università a casa. La copertina si lega anche perché volevamo rispettare il minimalismo del disco.

Leggendo il comunicato stampa mi ha colpito questa frase: “Dopo quattro album in studio che hanno fatto dei Management un nome di riferimento del fenomeno indie italiano la band è ora pronta per una nuova stagione artistica e poetica con la netta volontà di distaccarsi da categorie e un immaginario non più rappresentativo”. Sicuramente una mossa coraggiosa, da dove è nata questa necessità di distaccarsi? Centra anche con il cambio di nome?
Luca: Noi abbiamo sempre provocato, ogni disco abbiamo sempre cambiato tutto: mille cazzate, mille provocazioni che abbiamo fatto, quelle per cui siamo famosi. Quella provocazione questa volta era: “ok, non vi diamo niente di quello che vi aspettate, è tutto intimo, è tutto dentro e non c’è più quel mondo estetico che era rappresentato dal dolore post operatorio”. Quell’andiamo sul palco, spacchiamo tutto, beviamo, sputiamo e spacchiamo le chitarre no. Allora abbiamo deciso che il dolore post operatorio rimaneva dentro, rimaneva nascosto. E’ una battaglia che ti porti nell’intimo con le tue ossessioni e le tue paure, è tutta una cosa emotiva e lo abbiamo voluto sottolineare con questo passo, provocatoriamente e forse questa è la provocazione più forte. Non volevamo che qualcuno si aspettasse da noi che eravamo solo quelli che spaccavano tutto, volevamo concentrarci su musica, poetica, produzioni e arrangiamenti
Marco: E infatti lo abbiamo fatto con il singolo “Come la luna” che è un anti singolo. L’ufficio stampa ci fa “ma perché” è un pezzo acustico che nessuno si sarebbe aspettato da noi però volevamo proprio ritornare alla base.
Luca: Io mi ricordo una fase importante della nostra vita, lì è scattata la molla. Una volta avevamo fatto un concerto pazzesco: abbiamo suonato benissimo e non avevamo fatto un cazzo, solo suonato e cantato bene, si sentiva bene, il posto e l’acustica erano una bomba e abbiamo spaccato il culo. Usciamo poi tutti contenti e sette/otto persone ci fanno “eh stasera eravate un po’ spenti” e solo perché non avevamo fatto casino, non avevi sputato o pisciato per terra. E allora cosa volevano solo sta cagata qua? Non ve la diamo più. Perché se diamo 100% musicalmente e voi volete una cosa che non c’entra un cazzo allora questa cosa non succederà mai più.
Marco: Ma lui tra l’altro quel concerto aveva anche rotto un muro (ridiamo ndr), tre quarto di cache solo per il muro e nonostante ciò “eravate spenti”. Poi ovvio non è che sul palco saremo delle mummie, il concerto sarà lungo, abbiamo cinque dischi. Abbiamo fatto un percorso artistico in cui crediamo di essere maturati e ci sarà lo spazio per muovere il culo ma di base partiremo col disco nuovo amalgamando tutto il live per far coesistere pezzi vecchi e nuovi.

Una volta finito il disco e riascoltato voi cosa avete notato di più distante rispetto ai dischi precedenti?
Marco: Questa è stata l’unica cosa che abbiamo fatto a priori non a posteriori e sto discorso va avanti da due anni. Ad un certo punto ti accorgi qual è la strada e da lì parti.
Luca: E’ distante perché è dentro, la abbiamo messa talmente tanto nel profondo e quindi devi fare così tanta attenzione per trovarla che se non ti concentri sulle emozioni non la trovi e di nuovo abbiamo provocato dividendo probabilmente i fan e senza fare quello che abbiamo sempre fatto per essere sicuri che piacesse.
Marco: E’ un disco egoistico, lo abbiamo fatto in primis per noi, che dovrebbe essere la base.

Dato che è stato è il primo singolo e qualche giorno fa era la giornata contro la violenza sulle donne, volevo farvi innanzitutto i complimento per il taglio originale; poiché nonostante sia un argomento importante su cui bisogna creare dibattito, spesso lo si tratta in maniera banale e invece andando a parlare dell’intimo mi è piaciuto molto; volevo chiedervi come mai in “Come la luna” trattate questo argomento e perché questo taglio?
Luca: L’artista deve essere sensibile ed empatico e deve soffrire due volte: soffre per sé e soffre per gli altri e deve soffrire per gli altri se si mette nei loro panni. Quindi quando uno vede una storia non può non raccontarla quindi non nasce dal bisogno di esprimere politicamente un’idea, nasce dal bisogno di raccontare una storia che ti ha fatto male perché conoscendo una persona e entrando nel suo intimo e ascoltando si sente il bisogno di raccontare quella storia che poi diventa vera per tutti, la gente si riconosce in questa delicatezza, questo tatto. Oggi come oggi c’è questa sindrome del tutti contro tutti e alla fine non si parla di nulla. Dobbiamo rispettare sia la tematica sia le persone e siamo entrati doppiamente nell’intimo poiché Marco ha avuto l’idea.
Marco: Lì si è fatta una scelta perché prodotta non ci piace, non dava valore a ciò che veniva detto e allora siamo tornati indietro facendola acustica e l’ho deciso cinque giorni prima della consegna del master. Un pomeriggio ho trovato un riff che mi piaceva e si incastrava con le parole senza sovrastarle mai.
Luca: poi queste sono le cose che meravigliosamente succedono, Marco lo sapeva che non mi piaceva perché non c’era quell’ambiente e quell’intimità e allora gliela abbiamo data anche musicalmente. Un po’ come dire che su una canzone così fai un assolo di Jimi Hendrix, calmo, quello lo fai dove è il caso di farlo, non era il moneto del virtuosismo per auto compiacimento, ci voleva rispetto verso la tematica e le persone.

Io: Direi che il video le rende giustizia.
Luca: Sì sì e infatti è passata dall’essere esclusa a diventare il singolo.

Volevo inoltre chiedervi del brano di chiusura “Sessosesso”, sia per la sua semplicità di testo sia per l’idea che c’è dietro la nascita di questa canzone e volevo chiedervi come è nata l’idea? E per chi non lo sapesse vi chiederei di raccontarla.
Luca: Questa cosa è simpatica perché si svolge sul piano totale dei social, dove tutti siamo tutti ed è tutto aperto e poi si sposta sull’intimo totale quindi paradossalmente l’idea scritta con tutti ci ha portato su un ambiente estremamente intimo: praticamente abbiamo fatto sto gioco, ed è la prima volta che avviene una cosa del genere, la abbiamo scritta tutti assieme, tutti davano idee, tematiche, non era un gioco era più un gruppo di lavoro. Siamo partiti da una tematica e la più gettonata è stata il sesso, fortunatamente perché tra le tante tematiche importanti e serie però quando si parla di argomenti anche come l’immigrazione quando arriva l’hater di turno si rischia che il gioco si perda. Dato che cose serie bisogna avere tatto e tempo dato che non possiamo permetterci la banalità che tu prima dicevi, mentre sul sesso ci divertiamo tutti e siamo tutti liberi. Ovviamente partendo dal presupposto scontato che ognuno ha la sua sessualità e fa come cazzo vuole abbiamo precisato che doveva essere una sessualità di tutti e per tutti. Poi tornando all’intimo e tutti hanno iniziato a scrivere privatamente o sul management delle cose molto personali, la loro idea di sesso in frasi pensieri rime o papiri.
Marco: aggiungiamo che non solo il sesso è universale ma lo è anche la canzone, abbiamo deciso che i ricavi della Siae andranno in beneficienza.
Luca: E quindi abbiamo avuto questo spaccato bello della società moderna per fasce di età e scopri di quelle cose che non possiamo dire per il segreto professionale da psicologi però è stato molto bello. Abbiamo scoperto anche le paure e le cose più simpatiche ed è stato molto bello. Dal tutto dei social siamo andati nell’intimo.
Marco: Ovviamente il pezzo dura tre minuti, molte volte prendi un input di un papiro e ne ricavi due o tre parole e le colleghi a quelle di altre. E’ stato un lavoro difficile e stimolante.
Luca: Infatti la parola chiave è diventata sesso-ossesso con romantico perverso come sottotitolo perché era venuto fuori simpaticamente facendo domande e sondaggi che dentro o fuori un rapporto ci stava anche il sacrosanto diritto di essere porci. Abbiamo veramente imparato tanto.

Ora “Sumo” è fuori, cosa ci e vi aspetta, anche a livello di live?
Marco: ovviamente abbiamo fatto un disco quindi è impensabile non riprodurlo sul palco quindi ci sarà un tour a Febbraio nelle maggiori città, lo trovate sui social. E il live sarà chiaramente, e credo sia una curiosità dei fan, diverso per dovere artistico rispetto all’ultimo album. Ovviamente buona parte del live saranno anche pezzi vecchi però rivisitati in chiave che abbia un’amalgama coi pezzi nuovi. Sarà un live coerente e diverso, suoneremo con le frequenze e ciò non toglie che ci saranno momenti più adatti per ballare, altri in cui ascoltare maggiormente.