R E C E N S I O N E


Recensione di Claudia Losini

Quando i Tame Impala hanno esordito, nel 2010, con Innerspeaker, hanno gettato una pietra miliare nella storia della musica del nuovo millennio, facendo esplodere il revival del psychedelic rock e ottenendo da subito la benedizione di fan e stampa mondiale. Dopo Currents, la band australiana ha dovuto fare i conti con il fatto di non essere più soltanto un ottimo progetto di nicchia di derivazione psych rock: Kevin Parker è diventato un punto di riferimento, acclamato da tutti come genio del rock contemporaneo, la sua band è stata headliner al Coachella, ogni singolo è diventato immediatamente una hit. Con un percorso così breve e così clamoroso, la pressione a fare sempre meglio di prima può diventare insostenibile. È successo a tanti gruppi, implosi dopo il debutto, ad altri che hanno continuato a ripetere lo stesso album per tutta la loro carriera, e altri, che invece hanno continuato a cercare la propria identità, anche commettendo passi falsi.

Dopo 5 anni dall’ultimo lavoro, i Tame Impala pubblicano The Slow Rush, un album che porta con sé tante, troppe, aspettative. E Kevin fa qualcosa di inaspettato: elimina quei ritornelli catchy da hit mainstream, dilata le cavalcate psichedeliche per dedicarsi a una riflessione sul concetto di tempo.
The slow rush: una lenta fretta. Non c’è ossimoro migliore per spiegare questo disco.
La chiave stava già lì, nel titolo: tempi dilatati, apici frenetici. Bisogna prendersi un momento per riascoltare più volte tutte le influenze che hanno portato alla creazione di quello che è o spartiacque della band, verso un’identità più vera e concreta. Senza dover per forza correre per superarsi.
One More Year, brano che apre il disco, è il sunto del percorso della band: una promessa fatta nel passato che diventa realtà, la paura che questo (la musica, i palchi) sia quello che dovranno fare per sempre, la sensazione di essere costantemente su una montagna russa, con le menti accelerate e il tempo che scorre troppo lentamente, il dirsi “soltanto un anno ancora” per non cadere nella trappola dell’eternità.
A chiusura dell’album troviamo One More Hour, che si ricollega al primo, lasciando aperti i quesiti che prima parevano avere una soluzione: potrò amare questa vita per sempre? Oppure sarò obbligato a continuare il percorso che ho di fronte, su una strada che non posso più ignorare?
Ci sono diversi concetti ripresi più volte nel disco: la voglia di pensare a sé stessi, il fare ciò che si ama e che diverte, il passato, lo scorrere del tempo e l’eternità, così come la ricerca di qualcosa, l’essersi superati in qualcosa:

Gone a little far, Gone a little far this time with something, How was I to know? How was I to know this high came rushing? We’re on the borderline, Dangerously fine and all forgiven

Forse non c’è strofa migliore per descrivere il percorso artistico dei Tame Impala, il punto di arrivo, quello dove si viene perdonati un po’ in tutto in nome dell’enorme successo, ma la consapevolezza che forse è rischioso, trovarsi in questa linea di confine. Kevin sceglie di osare, di non compiacere il pubblico con una nuova The Less I Know The Better ma di mettersi a nudo con un’esplorazione più matura dei suoni che l’hanno influenzato, con tematiche più personali come l’insicurezza, la paura di non sapere se tutto questo (la fama, il successo, la musica) è qualcosa che durerà per sempre e che lui stesso amerà per sempre. Giunti all’apice, i Tame Impala si spogliano della psichedelia per chiedersi, e chiederci, quasi una benedizione, una risposta che permetta loro di continuare quel percorso che ormai è segnato e da cui è difficile allontanarsi. E, nel fare questo, Parker ha già ottenuto quello che cercava: dimostrando che, un genio del rock, può essere fragile e pieno di insicurezze, ha avuto non solo quel “perdono” che sapeva di ricevere, ma anche una nuova benedizione dalla stampa, dai fan e forse da sé stesso.

Tracklist:

  1. One More Year
  2. Instant Destiny
  3. Borderline
  4. Posthumous Forgiveness
  5. Breathe Deeper
  6. Tomorrow’s Dust
  7. On Track
  8. Lost in Yesterday
  9. Is It True
  10. It Might Be Time
  11. Glimmer
  12. One More Hour