A P P U N T I  D A  N O V A R A J A Z Z


Articolo di Mario Grella

Prima della (geniale) invenzione delle serate di Taste of Jazz all’Opificio di Novara, da parte dei due ideatori di NovaraJazz, Corrado Beldì e Riccardo Cigolotti, non avevo certo l’idea di quanti giovani musicisti  popolassero la scena jazz italiano. Giovani donne e giovani uomini, qualche volta ragazze e ragazzi, che vivono spesso in provincia e che sono alla ricerca di una loro strada nella musica di qualità, personalità di musicisti lontani anni luce dai cliché dei “personaggetti” televisivi, fatti in gran parte di futile esteriorità, alla ricerca di successi facili.

Le serate di Taste of Jazz di questi ultimi due-tre anni hanno portato alla ribalta, in un locale accogliente e raffinato, talenti e ricercatori di emozioni musicali, sperimentatori di nuove sonorità e, perché non dirlo, di poeti. Tantissimi giovani musicisti votati alla musica e armati di abnegazione, dedizione, ma anche di gioia, anzi di Pure Joy, come si chiama la band di questa sera composta da Joy Grifoni al contrabbasso e voce, Francesco Baiguera alla chitarra, Mattia Manzoni al piano, Davide Bussoleni alla batteria. Un jazz morbido con brani “Third Stream” come lo definiva Gunther Schuller.
Ben costruite le composizioni originali di Joy Grifoni che divide la sua vita tra Toscana e Lombardia, per amore della musica. All’attivo del gruppo già due dischi con l’etichetta Abeat records: “Spirit of the Wood” e “Firedance”. La natura, la terra (e le terre) come filo conduttore e tematico. Molto intensa e sentita “Windspeach”, quasi una ballad intima e vibrante dedicata ai bambini di Aleppo, “Teranga” che in Senegal allude al sentimento dell’ospitalità, ma anche all’accoglienza e ai rapporti sociali.


La musica è un’arte asemantica, ma questo non significa che chi componga lo faccia sempre in astratto e senza legarla ad alcun significato, ad alcuna tematica e, in fin dei conti, a nessun valore civile, religioso o semplicemente umano. La musica non si giudica certo da questo, ma quando un brano è originale, ben costruito e ben interpretato, come per esempio “Lullaby for a Child Bride”, dedicato alle spose-bambine dell’Africa, o come “Red Cobalt” che porta il discorso sullo sfruttamento minerario (ed umano), sempre nel continente africano, allora alla autonoma pregnanza della musica si aggiunge il valore impalpabile della consapevolezza e della presa di coscienza. Non manca un bell’omaggio a John Coltrane (anche questa volta, senza la presenza del sax), unica composizione non di Joy Grifoni. Insomma, anche l’appuntamento di questa sera a Taste of Jazz è con la musica da non consumare e che fa pensare…

Photo credit: Mario Grella