R E C E N S I O N E


Recensione di Nadia Merlo Fiorillo

L’intenzione era di ispirarsi a Thomas More e alla sua Utopìa, ma l’occasione ha propiziato l’incontro fortuito con l’Encyclopédie di Diderot e d’Alembert, conservata nella sua edizione originale nell’archivio della Fondazione Feltrinelli. Nasce così – come suggestione della silloge illuministica del sapere scientifico, artistico e pratico – Ellipses dans l’harmonie – Lumi al buio, il nuovo album di Teho Teardo.
A dire il vero, che da Moro si sia passati a Diderot e d’Alembert poco cambia. Pur nel salto di due secoli, infatti, resta intatto lo spirito del disco: il suo richiamo alla razionalità e al sapere critico come solo baluardo contro superstizioni e dogmatismi, che tradotti all’oggi fanno rima con l’idiozia dei sovranismi. E degli oscurantismi.

E tuttavia, l’Encyclopédie conserva una sezione musicale che insegna come scrivere una cadenza, un contrappunto, e come lavorare con l’armonia. Eccolo qui il pre-testo per un disco che parte da una grammatica del suono settecentesca e la sovverte, la contraddice, ne spezza i dogmi per farne un’altra storia, un’altra musica di adesso. Del resto, basterebbe la sola Canone chiuso per richiamare al 2020 e in chiave elettronica una Lascia ch’io pianga di Händel e ritrovarne ora in atto ciò che allora conteneva soltanto in potenza.

Nondimeno, Ellipses dans l’harmonie smuove anche altro, perché è un disco che (s)travolge lo stesso Teardo. Sia chiaro: l’impronta, la traccia sonora e compositiva a cui ci ha abituato il musicista resta evidente, in primissimo piano. Resta nel ritmo superbamente incalzante di Cadence Féminine, che evolve in crescendo fino a deflagarsi in vibrazioni e percussioni industrial. Resta nei richiami alle polifonie per Walsh di Ellipse dans la Mélodie. Resta nello stridore vocale, già sperimentato più volte con Blixa, di Effet et marque du Bombo. Resta in Chant Primitif e nei riverberi dei suoi archi tesissimi à la Diaz.

Piuttosto, è sullo sfondo che l’inquadratura rivela un Teardo che va oltre la sua solita sintassi espressiva. È nelle minuzie che Ellipses dans l’harmonie si rivela un disco differente dai precedenti. Esattamente, nei suoni allusivi ma irriconoscibili, in quelli indeterminati ma che chiedono prima all’orecchio, poi al pensiero una loro determinazione e riconoscibilità. Quasi a voler spingere l’ascolto verso il piano ulteriore della comprensione, il sensibile all’ideale. Quasi a volerci chiedere uno sforzo di conoscenza, in perfetto stile illuministico.
In fin dei conti, Ellipses dans l’harmonie è un disco dei Lumi non tanto per la sua provenienza ispiratrice, quanto in ciò che si propone come fine: insinuare il dubbio o il sospetto che le cose stiano diversamente da come esse stesse vogliono farci credere. E da lì, tentare una loro progressiva verificazione. L’Illuminismo, insomma.

Roba da veri maestri, questo disco, sia per estetica che nel suo monito finalistico. Un disco onni-potente, che più si ascolta, più Teardo si magnifica.
Il disco di un demiurgo. Di un astuto e provocatorio demiurgo.  

Tracklist:
01. Cadence féminine
02. Ellipsis dans la mélodie
03. Effet et marque du Bombo
04. Chant primitif
05. Systehme de Mr Kirnberger
06. Canone chiuso
07. Origine de l’accord
08. Martellements de Loulié
09. Césures rélatives
10. Ellipsis dans l’harmonie