R E C E N S I O N E


Articolo di Claudia Losini

Il sovraffollamento dei social in questi 60 giorni di lockdown ha portato gli artisti a confrontarsi con all’annosa questione: pubblicare nuovo materiale o non pubblicare? A fronte dell’impossibilità, spesso, di potersi trovare in studio a registrare materiale nuovo, c’è chi si è riversato su IG con dirette quotidiane, c’è chi, come Nick Cave, ha dichiarato di “farsi da parte e usare questa opportunità e riflettere su quale esattamente sia la nostra funzione” (frase poi prontamente ritrattata con un live streaming di brani per 24 ore su YouTube), c’è chi invece, come i fratelli Gallagher, ha aperto i cassetti impolverati del materiale mai pubblicato.
Anche i Subsonica hanno colto questa occasione per rivangare materiale inedito e pubblicare un disco strumentale, scritto nel 2004, poco dopo la pubblicazione di “Controllo del livello di rombo”.

Come essi stessi affermano, in quel periodo i rapporti con la casa discografica dei tempi erano sempre più complicati, ma da contratto avrebbero dovuto scrivere altri due dischi. Decisero quindi di trovarsi a Casasonica e pubblicare un album interamente strumentale, dove la voce di Samuel sarebbe stata soltanto uno dei tanti strumenti in gioco.
L’etichetta rifiutò la pubblicazione e il materiale rimase fermo.
Fino a oggi: la quarantena ci ha obbligati a sospendere il tempo, a vivere in una dimensione parallela a quella quotidiana. Il periodo migliore per pubblicare Mentale strumentale, un viaggio nello spazio, dal decollo fino all’atterraggio, come metafora di un viaggio interiore. Quello che, nel bene o nel male, siamo stati tutti costretti ad affrontare in questi mesi.
I brani sono stati registrati cablando tutti gli strumenti, insieme a synth analogici, percussioni, e multi-effetto per deformare spazi e prospettive sonore.
C’è l’influenza di Brian Eno, certo, ci sono campionature che anticipano il percorso di Casacci e Daniele Mana (per intenderci l’album Glasstress, costruito sulla ricerca sonora in una fornace di vetro di murano), c’è la voglia di staccarsi in modo netto da tutta la produzione che porta il nome della band torinese.
Il risultato è un lavoro che sorride al Jon Hopkins più pacato, ai Radiohead di Amnesiac o alla colonna sonora di un film interstellare. Nonostante abbia 16 anni, il disco, forse complice il fatto che sia stato registrato analogicamente, non risente tanto dei colpi del tempo e rende perfettamente quella sensazione di sospensione con cui è nato.
È un prodotto che, come Microchip temporale, spaccherà il pubblico dei Subsonica in due, creando uno scompenso tra chi vuole sentire la voce di Samuel in formato canzone standard e chi, dall’altra parte, recepisce tutte le varie influenze che hanno portato il gruppo e i suoi componenti a crescere negli anni.
Qui di standard non c’è nulla: c’è un viaggio, c’è un’immersione nelle profondità e un vagabondaggio nello spazio. È la colonna sonora di questo momento, dove dal divano sogni distrazioni e fingi una vita sociale che non hai, ma allo specchio ti guardi in faccia domandandoti chi sei e dove vuoi andare.

Tracklist:
01. Decollo (voce off)
02. Cullati dalla tempesta
03. Artide 3 A.M.
04. A nord di ogni lontananza
05. Detriti nello spazio
06. A di addio
07. Tempesta solare
08. Delitto sulla luna
09. Strumentale
10. Rientro in atmosfera