I N T E R V I S T A


Articolo di Stefania D’Egidio

Claudio Luisi, in arte Disarmo, è un artista appartente alla scuderia bolognese Fonoprint; attivo nel panorama musicale già da diversi anni, ha pubblicato di recente tre singoli molto interessanti: Pillole 2D, Antagonista e Finale col botto. Sono riuscita a scambiare due chiacchiere con lui e a farmi raccontare qualcosa di più…

Claudio, innanzitutto vorrei chiederti come mai hai scelto il nome d’arte Disarmo…
Ho scritto un pezzo diversi anni fa che si chiamava Disarmo; se lo riascolto ora non mi fa più impazzire, ma ricordo che ha significato tanto per me e mi sono un po’ innamorato del significato che ho dato a questa parola.

Hai militato per anni in band, raggiungendo anche obbiettivi importanti, come la partecipazione a Sanremo Giovani nel 2011: come è maturata l’idea di intraprendere la carriera solista?
Più che un’idea maturata è solo la mia necessità di continuare a fare musica anche quando le circostanze stesse diventano segnali inequivocabili che è il momento di fare altro. Io lo chiamo punto di non ritorno… magari i miei compagni di viaggio hanno fatto la scelta giusta, per me in realtà non esiste scelta.

Che differenze ci sono tra il far parte di un gruppo e l’essere solista? Curi sia i testi che gli arrangiamenti nei tuoi brani?
Avere una band è stato da sempre il mio sogno, la prima l’ho messa su a 17 anni e ho suonato in almeno sei o sette gruppi, la maggior parte sono stati viaggi bellissimi, ma ci sono compromessi che ora non mi va più di accettare. La verità è che ora per me è tutto più semplice e naturale, ho sempre curato i testi e parte degli arrangiamenti, ora invece faccio da solo.

Nella tua musica ricalchi le orme dei grandi cantautori del passato, ma con un tocco di modernità che ti proietta in avanti: quali sono stati i tuoi idoli musicali e quali, invece, gli interpreti contemporanei a cui ti ispiri?
È un complimento che non mi aspettavo. A dire il vero ho ascolti molto diversi dal cantautorato, quindi credo tu abbia percepito qualcosa che fa parte di un bagaglio che ha radici più profonde. Non ho interpreti contemporanei a cui mi ispiro (Verdena a parte, che trascendono qualsiasi discorso riguardante l’attualità), mi sono fermato agli Zeppelin, andando solo un poco più avanti fino a Jeff Buckley.

Il settore della live music nell’ultimo decennio ha subito grandi cambiamenti con prevendite che, per i grandi eventi, iniziano addirittura un anno prima, a prezzi spesso esorbitanti, e poi il lungo stop imposto dalla pandemia, che ha costretto tanti piccoli club a chiudere definitivamente: quale futuro vedi per la musica dal vivo? Questo lockdown lo vedi più come un’opportunità per ripensare al tutto o è semplicemente la fine dei piccoli concerti a favore dei grandi tour?
Non vedo realmente un’opportunità da cogliere e fortunatamente nemmeno la fine di qualcosa; l’unica cosa che cambierà secondo me è che quando ne saremo davvero fuori rivivremo il periodo di musica live più figo che si sia mai visto dagli anni ‘90… l’energia sarà alle stelle!

Hai avuto la fortuna di aprire un evento epocale qual è stato il Modena Park di Vasco Rossi: quali emozioni hai provato a suonare davanti a un oceano di gente?
Ad essere onesti l’organizzazione ci ha voluto talmente bene da evitarci inevitabili bottigliate: il pubblico di Vasco vuole sentire solo Vasco, specialmente se è andato a vedere un concerto di Vasco. Quindi abbiamo suonato dentro il Modena Park, ma su un palco limitrofo e davanti a qualche centinaio di persone.

La scena bolognese pullula di nuovi artisti molto interessanti: come è avvenuto l’approdo in Fonoprint?
Suonavo in una band alla finale del Fiat Music al teatro Ariston e il presidente di Fonoprint, che era in giuria, si è molto interessato al progetto; qualche mese più tardi è arrivata la proposta di iniziare a lavorare insieme.

Il singolo Pillole 2D mi è piacuto molto, Finale col botto ancor di più, con quel sound un po’ anni ’80 e quella bella linea funky di basso: quando dovremo aspettare ancora per l’uscita dell’album?
Grazie! Ho sempre spinto tanto per tirare fuori un album, ma paradossalmente, ora che sono maturato un po’, voglio prendermi ancora un attimo. Hai presente quando ascolti Definitely Maybe? Non so te, ma io non riesco a scegliere il pezzo più bello, forse Columbia, forse Cigarettes & Alcohol… e Supersonic? Quello è il tipo di album che voglio tirare fuori: un pezzo più bello dell’altro e ad essere onesti ora non ce l’ho tra le mani.