R E C E N S I O N E


Articolo di Manuel Gala

Avete presente quando nei reality il pubblico decide la sorte di una gara? Ecco, a questo giro dico io stop al televoto… nel senso che non ce n’è proprio bisogno. Il titolo di miglior rivelazione dell’anno è stato assegnato senza avversari.
I ragazzi irlandesi con la passione per la poesia ed il cinema (prendono il nome dal personaggio Johnny Fontane tratto dal film Il Padrino), aggiungono la sigla Dublin City e coniano il loro nome Fontaines DC.

È proprio l’Unione fra arte e poesia a contraddistinguere l’anima del gruppo, non a caso intitolando il loro album di debutto Dogrel, ispirandosi al Doggerel, un tipo di poesia burlesca irlandese della classe operaia. La critica rimane senza parole, un album che mancava da tempo nei freddi cuori irlandesi, tanto da meritarsi la nomination ai Mercury Prize. Tutto questo accadeva nel corso del 2019. Come avrebbero potuto farsi notare ancora i 5 di Dublino? Semplice! Dando al loro pubblico qualcosa di ancor più avvincente ed emozionante. Il capolavoro della band prende forma a fine luglio 2020, con la pubblicazione del loro secondo album dal titolo A Hero’s Death.

Cercavate tracce di indie rock? Di post punk? Forse eravate alla ricerca di qualcosa che vi ricordasse i The National o i primi Franz Ferdinand? Oppure volevate un po’ di malinconia, una goccia di solitudine per scomparire dal mondo? Si, avete trovato tutto ciò che serve per aprire la mente ed il cuore, e farvi pervadere le vene dalle cupe ed intriganti atmosfere di questo capolavoro.

Le prime note di I don’t belong sono struggenti, profonde ed ermetiche (i don’t belong to anyone), la goccia di solitudine che disperatamente cercavate per evadere dalla nuda realtà. Poche parole, molti sguardi introversi ed intensi nel modo di cantare del leader Grian Chatter. L’intro di Televised Mind ricorda vagamente un mix esplosivo fra Immigrant Song dei Led Zeppelin e un pezzo degli Underworld… genio e sregolatezza, passato e futuro che si fondono in un abbraccio maledetto e alquanto fuori da ogni controllo. La meravigliosa e pacata Oh such a spring riesce nel difficile e quasi impossibile intento di associare la dolcezza di Jeff Buckley alla ruvidezza dei Metallica in Nothin’ Else Matter. E i ragazzi cresciuti a Dublino ci sono riusciti con una naturalezza spaventosa da far venire i brividi persino ai più scettici. Un pezzo che sicuramente entra dritto nella playlist Sunday mood di Spotify.

Si viaggia all’interno del labirinto creato su più livelli dalla band, la via d’uscita la si può trovare solo ascoltando tutta la loro energia, sprazzi di puro potere sonoro da trovare nel brano omonimo dal titolo A hero’s death, martellante come My generation degli Who, geniale come una canzone uscita dalla perversa mente di Jack White, cantata in stile Iggy Pop and the Stooges.

Queste sono solo alcune delle perle contenute in questo album dalle mille sfaccettature. Cosa si può volere di piú? Nulla se non un paio di auricolari e la voglia di trovare l’uscita del labirinto mentale creato ad arte dai Fontaines DC… oppure di non trovarla, rimanendoci volontariamente dentro, vagando fra i suoni e le influenze musicali. In fondo i ragazzi irlandesi sono degli eroi, capaci di arrivare al numero 1 della UK chart, facendo quello che da tempo altri hanno smesso di fare… musica!

Tracklist:
01. I Don’t Belong
02. Love Is The Main Thing
03. Televised Mind
04. A Lucid Dream
05. You Said
06. Oh Such A Spring
07. A Hero’s Death
08. Living In America
09. I Was Not Born
10. Sunny
11. No