I N T E R V I S T A


Articolo di Iolanda Raffaele

In occasione dell’uscita dell’album “Voci di Corridoio” e del riconoscimento tra i finalisti del “Premio Tenco 2020”, abbiamo scambiato due chiacchiere con Marco Fiore, cantante e voce della band Réclame per capire come è nato il loro progetto musicale, conoscerli più da vicino ed avventurarci alla scoperta del disco d’esordio.

Come nasce l’idea di formare la band e la scelta di questo nome abbastanza particolare?

Il progetto nasce formalmente un paio di anni fa, ma in realtà insieme agli altri tre ragazzi, che oltre ad essere tre splendidi musicisti sono tre fratelli Riccardo, Edoardo e Gabriele Roia, suoniamo da quando eravamo piccoli. Con due di loro ho condiviso i banchi delle elementari, il più grande si è aggiunto successivamente e abbiamo mosso i primi passi insieme all’interno del mondo musicale. Da adolescenti scimmiottavamo quelli che erano i nostri riferimenti musicali dalla new ave inglese ad arrivare al synth pop anni ’80 per poi maturare la consapevolezza di scrivere in italiano, quindi ci siamo innamorati del grande cantautorato italiano, Guccini, Gaber, Battiato e Fabrizio De André su tutti, e abbiamo intrapreso questa nostra via all’interno della canzone in lingua italiana. Poi abbiamo conosciuto il produttore Daniele Sinigallia, uno storico produttore romano, con il quale siamo riusciti a portare a compimento il disco Voci di corridoio e tramite Andrea Rapino siamo riusciti a pubblicare il tutto. Per quanto riguarda il nome da un lato è stato scelto da un punto di vista prettamente sonoro perché ci piaceva il fatto di prendere una parola che venisse utilizzata nella lingua italiana, ma che fosse presa in prestito da una lingua straniera, in questo caso il francese, ci piaceva quindi dal punto di vista sonoro e il respiro internazionale che dava un nome straniero usato però nella lingua italiana, da un punto di vista concettuale invece l’idea era quella di associare il linguaggio pubblicitario al linguaggio del pop, che in fin dei conti cercano tutti e due un’immediatezza, di arrivare nella maniera più diretta possibile. Nel caso del pop o della canzone d’autore, quello che si dovrebbe fare, a nostro giudizio, è cercare di veicolare dei contenuti, delle storie, delle narrazioni e non invece delle merci, dei prodotti come viene fatto nella pubblicità, il mezzo però è lo stesso cioè cercare di arrivare ad un primo ascolto che non è sempre qualcosa di negativo, anzi è sintomo di una grande perizia tecnica cercare di ammaliare ad un primo ascolto, in fin dei conti tutti i più grandi avevano questa qualità. Poi esiste un tipo di musica sulla quale possiamo ragionare, sulla quale possiamo riflettere che va ascoltata più volte, ma c’è sempre quella perizia tecnica che fa sì che riesca a penetrare in profondità e a non rimanere in superficie.

Debutto tra i finalisti a Sanremo Giovani 2019, un inizio che sicuramente ha portato bene, che esperienza è stata per voi?

È stata un’esperienza fantastica perché siamo riusciti a calcare un palco importante come quello del Casinò di Sanremo, non siamo riusciti ad arrivare all’Ariston però per una band neonata come la nostra che ha sempre suonato in piccoli palchi riuscire ad arrivare in una prima serata su Raiuno è qualcosa che non si dimentica facilmente. È tutta un’esperienza di formazione che ci porteremo dietro, perché la televisione ha dei tempi diversi, bisogna prestare attenzione a tutta una serie di dinamiche alle quali noi eravamo estranei, ma siamo molto contenti di aver fatto questa esperienza e speriamo di poter portare tutto anche live, perché ben venga la televisione, la radio e quanto altro, ma anche l’esperienza della musica dal vivo, che è ciò a cui tende la produzione creativa musicale, è qualcosa che ci auguriamo possa ritornare ad essere il fulcro di tutta l’esperienza musicale.

Il 29 maggio è uscito “Voci di corridoio”, il vostro disco d’esordio, sonorità moderne e un modo di comporre musica che guarda molto bene al passato con un risultato eccezionale. Parliamo un po’ di questo album.

L’idea di fondo del disco è quella di una lunga carrellata cinematografica all’interno di un corridoio immaginario al quale sono collegati otto appartamenti. Ogni appartamento è abitato da un personaggio differente e la cosa interessante è che man mano che si procede in questo corridoio le sonorità generali sono sempre più rarefatte e noi possiamo osservare passeggiando al suo interno solamente uno scorcio, possiamo guardare dalle porte aperte solo una piccola parte dell’arredo sonoro, ma anche dell’esperienza di vita, della quotidianità di questi personaggi e quindi è sempre un frammento non è mai la totalità e questo va tenuto ben presente quando si parla di narrazione, perché quello che si porta è sempre una parte, che si cerca di far diventare emblematica di una vita, ma che ovviamente non è mai il tutto. Da un lato perciò bisogna scegliere molto bene quello che si vuole raccontare o quello che si vuole imprimere su carta, dall’altro bisogna anche dargli una forma da un punto di vista sonoro.

Otto tracce come otto quadri, otto frammenti di un mosaico armonioso, qual è dunque il vero filo conduttore delle canzoni tra loro?

Da un punto di vista musicale sicuramente c’è un filo rosso che lega i brani, complice il lavoro di Daniele Sinigallia che comunque viene dall’esperienza del rock anni ’90 e anche 2000, quindi c’è la volontà di ricercare da parte nostra una commistione tra componente elettronica e componente acustica, che secondo noi è una prospettiva abbastanza moderna di guardare alla musica; da un punto di vista testuale quello che abbiamo fatto è di raccontare otto personaggi, alcuni sono raccontati in una maniera più teatrale, altri per immagini. La cosa importante però è che bisogna sempre cercare di raccontare qualcosa, non è importante come si fa, conta avere presente cosa si vuole raccontare e dove si vuole andare alla maniera dei grandi cantautori, come facevano De Andrè, Guccini che prestavano la voce a dei personaggi, che parlavano attraverso di essi. È una pratica che veniva spesso usata nel cantautorato che ci ha sempre affascinato e che oggi è caduta un po’ in disuso, dato che tutta la musica odierna e del cantautorato si regge sull’io che parla, “io vedo questo, faccio, io dico” e poi si perde tutta quella serie di personaggi che erano interessanti e che rendevano poetiche delle esperienze di vita quotidiana, nelle quali tutti quanti ci possiamo immedesimare, ma che venivano portate e raccontate per voce di un altro personaggio e questa l’abbiamo sempre trovata interessante come cosa. Riguardo al personaggio esterno rispetto all’io narrante è molto importante, a nostro giudizio, perché si evita di dare dei giudizi sull’argomento che viene trattato. Se siamo noi a parlare in prima persona, a porre gli argomenti in maniera diretta si rischia di puntare il dito contro qualcuno o di dare giudizi, di dire quello che si pensa in maniera troppo diretta, mentre la canzone deve sempre cercare la mediazione e il personaggio, il parlare per mezzo di un’altra persona è qualcosa che permette di essere al di sopra delle parti, è ambiguo se vogliamo, ma tutta la grande arte per noi lo è, bisogna muoversi sempre su quel filo sottilissimo tra vero e falso ecco.

Abbiamo parlato di Sanremo, ma ricordiamo anche che siete stati finalisti al Premio Tenco nella Sezione Opera prima con l’album “Voci di corridoio”. Che cosa ha rappresentato per voi quest’altra tappa che sicuramente è molto importante, in un elenco di gran bei nomi?

Assolutamente sì, il Premio Tenco è per quanto riguarda il cantautorato, non la canzone pop nazional – popolare, il riconoscimento più importante che c’è in Italia soprattutto per la parte testuale, basti pensare ai vincitori dal 2000 ad oggi, ci sono gli Afterhours, Motta, per non scavare nel passato con nomi di giganti della canzone italiana che lasciamo un po’ al nostro pantheon ideale e che sono inarrivabili.

I concerti in maniera lenta e in dimensioni più ridotte sono verso una graduale ripresa. Avete già in previsione delle date?

Se tutto va bene ricominceremo da settembre, ancora non abbiamo date definite anche perché viviamo a Roma e dobbiamo capire come organizzare il pubblico e i locali e posti da scegliere, sicuramente da settembre, ottobre però fisseremo delle date.

Ci lasciamo con un’ultima indiscrezione, state lavorando ad altri progetti?

Stiamo lavorando al secondo disco e abbiamo già molti pezzi in cantiere, dovremmo lavorare agli arrangiamenti, ma sarà qualcosa di assolutamente diverso da questo primo lavoro, anche perché a noi piace molto sporcarci le mani, non ci piace rimanere sul già seminato, quindi aspettatevi qualcosa di diverso.

Un grande in bocca al lupo a tutti voi

Incrociamo le dita!!