R E C E N S I O N E


Articolo di Stefania D’Egidio

Un personaggio come Marilyn Manson, che ha costruito la sua immagine a metà tra satanismo e rockschock, non poteva che scegliere una data nefasta, come quella del 11 settembre, per l’uscita del suo undicesimo album in studio. We Are Chaos (un titolo, un programma!) è l’ultima fatica del Reverendo, pubblicata da Loma Vista Recordings e distribuita da Universal, che vede alla regia Shooter Jennings, produttore con un bel Grammy Awards nel curriculum, conosciuto sul set di Sons of Anarchy. Dieci tracce in tutto, con una copertina dipinta dallo stesso Manson durante i mesi del lockdown, annunciato dall’ autore come un concept album, un tentativo di domare la pazzia e i deliri che da sempre guidano la sua mano nella scrittura dei testi.

Che Manson, al secolo Brian Warner, fosse un personaggio poliedrico lo sapevamo: cantautore, attore, uomo immagine di stilisti, pittore, ma l’impressione che viene fuori da quest’ultimo lavoro è che forse non abbia ancora scelto la strada definitiva; lui stesso dice: “siamo malati, incasinati e complicati/siamo caos, non possiamo essere curati” e, atteggiandosi a novello Beaudelaire, cerca di raccontare quel mal di vivere tipico di tutti i poeti maledetti (“una volta che hai inalato la morte tutto il resto è profumo”). Eppure mi chiedo sempre nell’ascoltarlo, quanto di vero ci sia in lui e quanto, invece, sia costruito il suo personaggio di AntiChrist Superstar; ma torniamo a We Are Chaos: a parte il fatto che la linea del cantato della title track ricorda spudoratamente Wild World di Cat Stevens, l’album avrà fatto venire un attacco di orticaria ai fans di vecchia data, quelli che in lui apprezzavano il lato oscuro e i suoni più industrial metal, perchè dopo l’inizio scoppiettante di Red, Black and Blue, della title track stessa e di Don’t Chase The Dead, si vira verso sonorità più soft, per non dire sdolcinate, con Paint You With My Love, in cui fanno la comparsa chitarre acustiche e coretti da liceali, eccezion fatta per lo straziante urlo finale, perchè va bene tutto, ma sempre di Manson stiamo parlando. Stessa caduta di stile in Half Way & One Step Forward, con un giro di pianoforte che sa più di cantilena pop che di ballad rock.

Per fortuna ci pensa Infinite Darkness a riportare Brian nelle tenebre, tra suoni industrial e voci dall’oltretomba, chitarre acide e racconti di morte e fantasmi; stesso piglio rock in Perfume, mentre in Keep My Head Together sento di nuovo odore non dico di plagio, per la somiglianza con Rain dei Cult, nel cantato e nel riff di chitarra, ma comunque di “vecchio”.
Chiudono Solve Coagula in cui Warner si ritrasforma in Manson tra “braccia strappate e occhi cavati” e la struggente Broken Needle, ballad acustica dal ritornello accattivante, con un finale in crescendo che lascia un pò l’amaro in bocca per quello che poteva essere e non è stato.
Un lavoro dunque che non sarebbe neanche tanto malaccio se non fosse per qualche incidente di percorso: non vorrei che, a forza di trasformismi e sperimentazioni, il Reverendo si scordasse qual è la sua vera natura, quella di creatura tormentata che riemerge da chissà quale abisso per angosciarci con suoni distorti e grida deliranti.
Sicuramente We Are Chaos non è all’altezza di The Pale Emperor, ma da piena sufficienza.

Voto: 7/10

Tracklist:

01. Red, Black and Blue 
02. We Are Chaos
03. Don’t Chase The Dead
04. Paint You With My Love
05. Half Way and One Step Forward
06. Infinite Darkness
07. Perfume
08. Keep My Head Together
09. Solve Coagula
10. Broken Needle