R E C E N S I O N E


Articolo di Federica Faith Piccoli

I The Killers sono tornati. Sono tornati, e la domanda che sorge spontanea non appena si inizia l’ascolto di Imploding the Mirage, è: “Si, ma da dove?”.
Atmosfere Retrowave, fumose, corali. Se è vero che per andare avanti, abbiamo l’impellente necessità di tornare indietro… Beh, il gruppo di Brandon Flowers & co. ci riesce alla perfezione. Con questo ultimo album, i The Killers, strizzano l’occhio agli anni ottanta e alle sue good vibes (giacche di strass comprese).

Impossibile non apprezzare e in un secondo momento, addirittura amare con un filo di nostalgia, i dieci pezzi che ci vengono presentati in un crescendo continuo di emozioni e giochi di luce. Imploding the Mirage riesce ad affondare pienamente le radici in un sentimento leggero e giocoso, sostenuto sapientemente da stili ed influenze impossibili da non riconoscere. Dal Boss a Tom Petty, sin dall’apripista My Own Soul’s Warning, è evidente l’impronta filo-springsteeniana che conduce per mano l’intera opera. Nelle prime quattro tracce la continuità sonora che culmina con Dying Breed è una delizia per le orecchie e per la mente, libera di concedersi momenti di puro piacere. La svolta arriva con Lightining Fields, dove il feat. con K.D. Lang rafforza la prosa di Flowers che finalmente è libero di librarsi, dando respiro all’album.

Non crediate di potervi abituare però. Il ritmo infatti, viene nuovamente spezzato da Fire in Bone, secondo singolo estratto del disco, dove il contributo elettronico ed in pieno stile new-orderiano, è non solo fondamentale, ma necessario per inaugurare la seconda fase dell’album, sicuramente più eterogenea ma che non si discosta mai davvero dal nucleo pulsante.

Running Towards a Place ricorda un brano dei Dire Straits, seppur con quel tocco canoro alla Tom Petty che ci regala una positività contagiosa, quella giusta per affrontare l’inizio di una nuova giornata, quella che nonostante la pioggia fuori, fa splendere il sole dentro.

Il commiato arriva con When The Dreams Run Dry, lenta, emozionante, introspettiva. “Ma quando i sogni si esauriranno, sarò dove sono sempre stato. In piedi al tuo fianco”. Un inno all’amore, alla fedeltà, all’eternità di quei sentimenti di cui ci nutriamo e senza i quali non potremmo vivere. L’ultima traccia, Imploding The Mirage, ci saluta senza tristezza. Una promessa, una dichiarazione d’intenti che ci fa sperare in un ritorno, altrettanto luminoso, roboante e teatrale.

Sedici anni dopo Hot Fuss, i Killers suonano come nessun altro nel 2020. Deliranti ed imperscrutabili, maturi e consapevoli, sono pronti ad accompagnarci attraverso i mari del tempo, senza linee temporali ben definite. Come scrive Flowers nella Title Track: “A volte ci vuole qualche dubbio ed un po’ di coraggio, per spingere i propri limiti oltre l’immaginazione”.

I Killers, per come li abbiamo conosciuti sedici, lunghi anni fa, non esistono più. Hanno lasciato il posto ad una versione sicuramente più profonda e carica di sentimenti nostalgici e vintage, che apre le porte ad un futuro ricco di aspettative. Ascoltare Imploding The Mirage è come svegliarsi la mattina di Natale, ormai trentenni, con l’emozione pulsante di scartare i regali, e la certezza che ogni cosa andrà per il verso giusto.

TRACKLIST
01. My Own Soul’s Warning
02. Blowback
03. Dying Breed
04. Caution
05. Lightning Fields (Feat. K.D. Lang)
06. Fire In Bone
07. Running Towards A Place
08. My God (Feat. Weyes Blood)
09. When The Dreams Run Dry
10. Imploding the Mirage